Glitter Text Generator


#563# Earthlings (2)

il venerdì, 20 novembre 2009
Ora 12:54

Che bello ! Fra i video e film , dei piu`specializzati in materia di laverabestia.org , ho trovato la versione integrale e  postabile del film ,da me visto parecchio tempo fa , cui consigliavo la visione assulutamnete da parte di tutti ....per aprire il cervello , la mente su chi siamo , cosa faciamo e dove stiamo arrivando in pochissimo tempo .


da SunnyPink
pensieri, etica, film, animali, protesta, piante, video, alimentazione, documentario, riscaldamento globale, attualita`, crudelta`
Thanks commenti


#562# Home ( documentario con sottotitoli in italiano )

il giovedì, 19 novembre 2009
Ora 14:44

Assolutamente da non perdere l' occasione di vedere questo film meraviglioso sulla terra  . Problematiche e possibili soluzioni al riscaldamneto globale e ad altri problemi rilevanti ad esso connessi.


da SunnyPink
pensieri, etica, film, animali, notizie, piante, video, salute, documentario, riscaldamento globale, attualita`
Thanks commenti


#558# Consegnata la petizione "Stop sussidi agli allevatori" al Parlamento Europeo

il domenica, 08 novembre 2009
Ora 11:08

Consegnate nelle mani della Commissione Petizioni le 23mila firme provenienti da tutti i paesi dell'UE.

[COMUNICATO STAMPA]
CONSEGNATE ALLA COMMISSIONE PETIZIONI UE
LE FIRME SULLA PETIZIONE EUROPEA
"STOP SUSSIDI AGLI ALLEVAMENTI"
LANCIATA DAL CENTRO INTERNAZIONALE
DI ECOLOGIA DELLA NUTRIZIONE
4 novembre 2009

  Il 3 novembre 2009, il direttore del NEIC (Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione), dott. Massimo Tettamanti, e la portavoce, dott.ssa Marina Berati, hanno consegnato nelle mani della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo le 23mila firme della petizione "Abolizione del sostegno economico all'allevamento e alla pesca da parte dell'Unione Europea" provenienti da tutti i paesi dell'UE.

Il testo della petizione, divulgata in 5 lingue in tutta Europa, afferma che, visto che i soldi delle tasse dei cittadini europei sovvenzionano scelte produttive sconsiderate, che hanno forti impatti negativi diretti e indiretti sulla salute umana, sull'ambiente e sull'economia mondiale, i cittadini europei sottoscrittori della petizione "chiedono la cessazione dei finanziamenti della Politica Agricola Comunitaria (PAC) all'industria dell'allevamento e della pesca, in modo da evitare tutti i problemi suddetti e incentivare il consumo di cibi a base vegetale, salutari e di impatto ambientale enormemente minore, e una conseguente diminuzione del prelievo fiscale a livello europeo."

La presidente della Commissione Petizioni ha ricevuto con interesse la petizione, dichiarando che il Parlamento Europeo valuterà certamente questa istanza sollevata da così tanti cittadini europei, e che, anche se la proposta in essa contenuta è molto ambiziosa e difficile da implementare, l'argomento è di grande importanza sociale e la petizione servirà comunque di stimolo al Parlamento per una riflessione sul tema.

Dichiara il dott. Massimo Tettamanti, chimico con dottorato in Chimica Ambientale: "Ormai sono sempre di più le evidenze scientifiche che mostrano quanto sia massiccio l'impatto ambientale degli allevamenti sotto ogni punto di vista, soprattutto da quello dell'emissione di gas serra, un impatto maggiore di qualsiasi altro settore produttivo. Non si può più continuare a incentivare con soldi pubblici un settore così inquinante, l'UE ha il dovere di proteggere l'ambiente e la salute dei suoi cittadini, anziché tassarli per finanziare proprio quel settore".

Varie personalità in Italia e all'estero hanno sostenuto la petizione:

prof.ssa Margherita Hack, Astrofisica, Italia: "Ritengo molto importante l'iniziativa 'Stop sussidi agli allevatori'. Gli allevamenti intensivi sono una delle maggiori cause di inquinamento, sia per le emissioni di metano da queste grandi concentrazioni di animali, sia per la continua crescente distruzione di foreste per far posto agli allevamenti."

Jens Holm, ex Parlamentare europeo, Svezia: "Appoggio pienamente la petizione del NEIC. Dovremmo abolire le sovvenzioni all'industria della carne, lasciando che sia essa stessa a sostenere il proprio costo ambientale. Gettiamo le basi per un consumo alimentare sostenibile e rispettoso dell'ambiente."

Julia "Butterfly" Hill, attivista ambientalista, USA: "Sono una grande sostenitrice della necessità di alleggerire l'impronta ecologica di noi esseri umani su questo pianeta, in modo che possiamo lasciare un mondo migliore di quello che abbiamo ereditato. Sostenere l'industria dell'allevamento con sussidi statali è un enorme spreco di soldi delle tasse dei cittadini, soldi guadagnati da ciascuno lavorando duramente."

dr. Mario Tozzi, Geologo, primo ricercatore al CNR, Italia: "L'allevamento industriale è una delle attività maggiormente impattanti sull'ambiente del pianeta Terra. Oggi al mondo ci sono oltre un miliardo e duecento milioni di bovini che hanno bisogno di quantità industriali di cereali e acqua, di infrastrutture impattanti e medicinali."

Sono sempre di più gli studiosi che confermano che uno dei modi più potenti di proteggere l'ambiente è quello di cambiare modo di mangiare, tornando a modelli più tradizionali e diminuendo quindi drasticamente il consumo di carne e altri alimenti di origine animale (come latte e uova), la cui produzione è estremamente dispendiosa in termini di risorse (terreni, energia, acqua) e di inquinanti emessi (gas serra, sostanze chimiche, deiezioni ad alto potere contaminante).

In questo panorama, è anacronistico e inaccettabile che l'UE e gli Stati Membri paghino all'industria zootecnica una quantità enorme di sussidi, incentivando così il consumo di alimenti ad altissimo impatto ambientale che vengono già consumati in quantità spropositate dai cittadini, contro ogni linea guida delle istituzioni per la salute nazionali e internazionali.

Conclude la dott.ssa Marina Berati: "Con la petizione che abbiamo appena consegnato, intendiamo proporre di invertire questa tendenza autodistruttiva mettendo fine a ogni genere di sussidio all'allevamento, alla pesca e alle coltivazioni di mangimi per animali d'allevamento. Abbiamo consegnato assieme alle 23mila firme di altrettanti cittadini di tutta Europa un dossier e altri materiali di approfondimento sul tema, materiali che invieremo anche alla Commissione Europea, sperando che le istituzioni tengano conto di questa istanza sostenuta da così tanti cittadini".

Comunicato di:
NEIC - Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione
http://www.nutritionecology.org - info@nutritionecology.org

Per approfondimenti:



da SunnyPink
pensieri, etica, foto, animali, protesta, notizie, dieta, europa, salute, alimentazione, lettera, riscaldamento globale, vegetariano, attualita`, crudelta`
Thanks commenti


#550# Settimana europea dello squalo - 10-18 ottobre

il domenica, 25 ottobre 2009
Ora 12:48

Shark finning: una crudelta' inaudita che sta facendo strage di squali.

Dal 10 al 18 ottobre 2009 è la settimana europea dello squalo. Vogliamo cogliere questa occasione per iniziare a fare informazione sulla terribile realtà dello "shark finning", una pratica così brutale che vien da chiedersi come possano esistere persone disponibili a esserne complici - e mandanti.

Chi sono gli squali

Gli squali non sono affatto animali "pericolosi e feroci" come una certa pubblicità e una diffusa ignoranza ci hanno portato a credere. Sono animali intelligenti e mansueti con gli umani, lasciano i subacquei nuotare con loro, giocare, e si fanno anche accarezzare, come si può vedere da alcuni documentari.


Guarda il video delle esplorazioni subacquee di Umberto Pelizzari con gli squali alle Maldive.

In un anno ci sono solo una decina persone uccise dagli squali in tutto il mondo, e non perché gli squali se le mangino come prede, ma per situazioni in cui gli animali hanno agito per autodifesa. Un numero ridicolo, che non giustifica assolutamente le nostre paure.

Infatti è più pericoloso giocare a golf che nuotare nell'oceano con gli squali. Ci sono più golfisti uccisi dai fulmini ogni anno che incidenti mortali con gli squali. Molti più nuotatori vengono colpiti e uccisi da una barca, ogni anno, di quanti ne vengano attaccati dagli squali.

In compenso, l'uomo uccide ogni anno cento milioni di squali, per motivi futili e stupidi.

Chi è il vero pericolo? Gli squali che vivono nel loro ambiente e non ci fanno nulla di male, o noi umani, che non sappiamo nulla di questi animali, nella nostra ignoranza li dipingiamo come killer e li lasciamo sterminare in modo violento per motivi futili?

Cosa sta facendo l'uomo agli squali

Ogni anno vengono uccisi 100 milioni di squali dalle "longline", lenze lunghe decine di chilometri con migliaia di ami armati su tutta la loro lunghezza; oppure "per sport"; oppure dalla pratica barbara chiamata "shark finning". Con lo shark finning gli squali vengono presi all'amo e trascinati sulla barca e poi con lunghi coltelli vengono tagliate via le loro pinne mentre sono ancora vivi. Vengono poi ributtati in acqua, dove, incapaci di nuotare perché senza pinne, raggiungono il fondo dell'oceano e lì agonizzano fino alla morte oppure vengono attaccati da altri pesci.

Guarda il video sullo shark finning:

Gli squali sono anche uccisi per i loro denti e le loro mandibole, per la pelle con cui si fanno scarpe e cinture. Vengono macellati per ottenere l'olio di fegato di squalo o per la cartilagine, usata per pseudo cure contro il cancro.

Noi umani uccidiamo gli squali perché abbiamo paura di loro, per ricavare cibo, per sport, e, nel modo più cruento di tutti gli altri, per farne una zuppa costosissima e insapore.

E' lo sterminio di massa degli squali con le longline e le reti all'unico scopo di tagliare loro le pinne la causa dell'incredibile diminuzione della popolazione di squali nel mondo. Le pinne sono molto costose e per i pescatori è un ottimo affare.

Il disastro sull'ecosistema

Oltre alla sofferenza dei singoli individui, che vengono uccisi in maniera così cruenta, ci sono anche i problemi causati all'ambiente e ad altri animali marini da questa sistematica distruzione di una specie che è ormai arrivata sull'orlo dell'estinzione.

Il 90% della popolazione mondiale di squali è stata sterminata, e gli squali vengono uccisi in modo più veloce di quanto riescano a riprodursi. Questo minaccia la stabilità dell'ecosistema marino di tutto il mondo. Gli squali sono il predatore all'apice della catena alimentare, hanno dato forma alla vita marina degli oceani per oltre 400 milioni di anni e sono essenziali alla salute del pianeta, e quindi anche alla sopravvivenza dell'uomo che oggi li sta uccidendo senza pietà.

Non sappiamo abbastanza dell'ecologia marina per capire del tutto l'impatto che avrà questo incredibile massacro di squali. Ci saranno delle conseguenze gravi. La vita negli oceani è stata danneggiata profondamente. Una cosa che spesso dimentichiamo è che gli squali sono diversi dagli altri pesci. Non depongono centinaia di migliaia di uova. Molti squali ci mettono 15 anni per raggiungere la maturità, e mettono al mondo un solo cucciolo ogni anno. Una riproduzione così lenta e fragile significa che questa specie potrebbe non riuscire a riprendersi dal danno che ha già subito finora per mano umana.

La settimana europea dello squalo

La Settimana europea dello squalo 2009 si svolge dal 10 al 18 ottobre 2009. Tutti i cittadini europei avranno l'opportunità di dimostrare il loro sostegno alla salvaguardia degli squali e promuovere il cambiamento. Durante la scorsa edizione della Settimana europea dello squalo sono state organizzate oltre 200 attività e raccolte più di 100.000 sottoscrizioni alla petizione indirizzata ai Ministri della pesca europei, affinché appoggiassero il Piano d'Azione.

Il nuovo Piano d'Azione comunitario per gli squali, adottato dalla Commissione Europea grazie anche alla pressione di tanti cittadini può portare a grandi miglioramenti delle politiche europee per gli squali, incluso il rafforzamento del divieto di finning.

 

Quest'anno, la campagna si rivolge ai Governi nazionali affinché applichino alcune delle misure previste dal Piano d'Azione, tra cui il rafforzamento del divieto di finning ed il divieto assoluto di pesca di alcune specie di squali particolarmente a rischio. In particolare, la petizione europea di quest'anno si rivolge alla Spagna, la nazione europea più attiva nella pesca degli squali.

Cosa puoi fare tu

Secondo quanto riportato da Shark Alliance, l'Italia è il maggior consumatore di carne di squalo in Europa e il quarto importatore nel mondo di prodotti di squalo (13.000 tonnellate nel 2006). Vengono importati anche spinaroli e gattucci, squali di piccola taglia che vengono registrati separatamente.

Ovviamente la prima cosa da fare è non mangiare zuppa di pinne di squalo - ma nemmeno qualsiasi altro cibo a base di animali uccisi.

Oltre a questo, ci sono varie cose che ciascuno di noi può fare per mettere a conoscenza altre persone di questo disastro e invitarle a non essere più complici di questo massacro.

Petizione europea

La petizione, rivolta al Governo spagnolo, può essere firmata on-line:
Firma la petizione on-line

Per scaricare la petizione cartacea da far firmare ai tavoli informativi:
Scarica il modulo da stampare

Impegno per gli scienziati

Esiste anche una dichiarazione da sottoscrivere per gli scienziati alla pagina:
http://www.conservesharks.org/

Diffondi questa pagina

Invia un link a questa pagina ai tuoi conoscenti e condividila su Facebook usando il link in fondo alla pagina "Condividi su Facebook".

Diffondi l'informazione con questo pieghevole di Sea Shepherd

Questo pieghevole è utile da stampare e distribuire:
Scarica il pieghevole di Sea Shepherd

Per gli insegnanti

Gli insegnanti possono coinvolgere i ragazzi di elementari e medie inferiori con un opuscolo apposito e con la partecipazione al concorso di disegno sugli squali e il mare.

Scarica l'opuscolo per i ragazzi

Partecipa al concorso di disegno (entro il 31 ottobre 2009)

Approfondimenti

Vari articoli, in italiano:
Articoli su SharkAlliance

Video, in inglese:

Film Sharkwater

Umberto Pelizzari's Breathtaking Freedives - Maldives, Whale Sharks

Splash! Simon Enderby - Shooting sharks

Mark Addison - Shark School



da SunnyPink
pensieri, etica, film, foto, animali, protesta, notizie, video, salute, caccia, pesca, documentario, petizione, riscaldamento globale, attualita`, crudelta`
Thanks commenti


#540# Avaaz : Global Wake Up Call !

il venerdì, 25 settembre 2009
Ora 13:33



da SunnyPink
protesta, notizie, video, riscaldamento globale
Thanks commenti


#539# MENO CARNE

il domenica, 20 settembre 2009
Ora 22:33

 


 

 

Ridurne i consumi diminuisce il rischio di tumori e malattie del cuore, ma anche il riscaldamento globale

 

 

 

Un modo semplice per volersi bene ed essere ecologicamente corretti? Portare in tavola un po' meno carne. È meglio per la nostra salute, ma anche per il mondo intero: il 18 per cento dei gas serra deriva proprio da tutte le attività connesse all'allevamento degli animali usati per produrre carne, perciò ridurne i consumi avrebbe un impatto non da poco pure sul riscaldamento globale.

 

 

 

SALUTE – L'appello arriva dai cardiologi riuniti a Barcellona per il congresso dell'

 

 

European Society of Cardiology

 

, che specificano:

 

 

«Consumare carni di manzo e maiale in grosse quantità aumenta di circa il 30 per cento il rischio di morire per colpa di una malattia cardiovascolare o un tumore. Il World Cancer Research Fund e l'American Institute for Cancer Research hanno indicato in 500 grammi alla settimana il consumo massimo di carni rosse».

 

 

 L'Organizzazione Mondiale della Sanità è ancora più prudente e parla di un introito raccomandato pari a 300 grammi di carne rossa (fresca o conservata) alla settimana: 45, 50 grammi al giorno. Ma secondo i dati dell'Osservatorio dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), in Italia adulti e adolescenti ne mangiano più del doppio e solo i lattanti rispettano il consumo raccomandato di proteine animali.

 

 

Insomma, abbiamo davvero un po' esagerato. Anche perché la connessione fra consumo di carne rossa e guai per la salute è ormai sicura: poco tempo fa, ad esempio, uno studio ha confermato che mangiarne molta aumenta la mortalità e che l'11 per cento dei decessi negli uomini e il 16 per cento di quelli nelle donne potrebbero essere evitati riducendo l'introito di bistecche, insaccati e affini.

 

 

AMBIENTE – I «danni» della troppa carne rossa però non si esauriscono a livello del singolo: come hanno spiegato i cardiologi a Barcellona, il consumo senza freni che caratterizza le società occidentali è legato a doppio filo con il riscaldamento globale. E i cambiamenti climatici a loro volta sono responsabili di innumerevoli problemi per la salute umana: dalle patologie respiratorie alla malnutrizione, destinata ad aumentare con l'estendersi delle aree calde e desertificate.

 

 

«Le malattie umane e il riscaldamento globale sono indubbiamente correlate, in molti modi diversi – scrivono i cardiologi nel documento diffuso al congresso –. L'OMS e molte associazioni mediche stanno tenendo conto di ciò nelle loro raccomandazioni, ma il problema è ampio e tutti devono fare la loro parte. E difficilmente interventi a livello delle politiche energetiche, agricole, urbane o dei trasporti possono avere successo se tutta la popolazione non è cosciente dei rischi connessi ai cambiamenti climatici».

Informazione e consapevolezza, quindi, sono fondamentali. Anche perché secondo una ricerca appena uscita su

 

 

Food Research International

 

, il cerchio finirà per chiudersi: con l'aumento delle temperature medie infatti la qualità della carne è destinata a peggiorare, perché molti animali da allevamento soffrono il caldo e quando vivono a temperature elevate (per il maiale, ad esempio, il termometro non dovrebbe superare i 31 gradi) danno carni più scure, dure, meno grasse e saporite. Meno buone, insomma. Forse è meglio non essere costretti a rinunciare alla carne per questo motivo, ma pensarci prima contenendo i consumi per evitare brutte conseguenze, per noi e il pianeta.

 

 

Sono piccoli gesti che contano: mangiare meno carne, ma anche scegliere cibi che non debbano percorrere migliaia di chilometri prima di arrivare sulla nostra tavola. Una dieta ecosostenibile, insomma, che aiuterebbe il mondo a stare un po’ meglio e ci manterrebbe più in salute.

 

 

 

Elena Meli
10 settembre 2009

www.corriere.it


da SunnyPink
notizie, dieta, salute, alimentazione, riscaldamento globale, attualita`
Thanks commenti


#536# Oceani mai così caldi negli ultimi 120 anni

il domenica, 13 settembre 2009
Ora 21:27

A luglio la temperatura delle acque salate ha raggiunto i 17 gradi battendo tutti i record dal 1890. A rischio ghiacci e barriere coralline

 ANCHE gli oceani hanno caldo. A luglio la temperatura alla superficie ha battuto il record da quando nel 1890 sono iniziate le misurazioni sistematiche. La statistica arriva dal National Climatic Data Center statunitense, secondo cui anche agosto sarebbe pronto a piazzarsi in testa alla classifica dei mesi con le acque salate più calde.

La media di tutti gli oceani, nel mese passato, ha fatto toccare al termometro i 17 gradi. Il precedente record risaliva al luglio del 1998 (16,8 gradi). E sono circa 10 anni che si viaggia costantemente al ritmo di mezzo grado oltre il valore medio del secolo scorso (16,4 gradi). Il G8 dell'Aquila fissò in due gradi la soglia di riscaldamento oltre la quale le conseguenze per l'ambiente diventerebbero catastrofiche. Ma si riferiva alle temperature globali dell'atmosfera. Rispetto all'aria, i mari rappresentano una riserva di energia termica molto più duratura e difficile da smaltire.

"Un caldo simile negli oceani non si disperderà da un anno all'altro" conferma a margine della pubblicazione dei dati Andrew Weaver dell'università di Victoria nella British Columbia. Per riscaldare l'acqua, rispetto alla terra, occorre infatti il quintuplo dell'energia. "E l'aumento della temperatura in mare influenza anche la terra. Siamo di fronte a un'altra importante conferma del cambiamento in atto". Nel Pacifico intanto sta per ripartire una nuova stagione di El Nino, la corrente oceanica calda che ogni 3-7 anni si riaffaccia ad aggravare una situazione già compromessa.

Il caldo di questi giorni sulla terraferma è l'altra faccia del caldo dei mari. E in effetti il National Climatic Data Center, sempre a luglio, ha misurato una temperatura media sui continenti di 14,81 gradi, ancora una volta più alta di mezzo grado rispetto alla norma del secolo scorso. Si tratta del nono valore di sempre. E andando a confrontare le varie tabelle, si scopre anche che l'ultimo dato che non oltrepassa la linea media del '900 (combinando il caldo a terra e nei mari) risale al 1976. Da allora tutti gli indicatori di temperatura marciano regolarmente in salita.

Tra le zone più calde del pianeta, secondo i dati statunitensi, a luglio figuravano l'Europa, il Nord Africa e la costa occidentale del Nord America. "In queste aree - si legge nel rapporto del National Climatic Data Center - la media del secolo scorso è stata superata di 2-4 gradi". Nel Mediterraneo l'anomalia della temperatura è di 1,7 gradi. E scricchiola anche il ghiaccio del Polo Nord: "L'estensione del pack artico dal 1979 a oggi si è ridotta del 6,1 per cento per ogni decade". Il mare attorno all'Artico a luglio 2009 ha vissuto uno dei riscaldamenti più incisivi: 5,6 gradi in più rispetto alla media del XX secolo.

Se la banchisa bianca vive tempi difficili, ai tropici i coralli rischiano di perdere il loro rosso. Il riscaldamento e l'aumento di acidità nei mari sono infatti all'origine del colore pallido e slavato delle barriere, che normalmente si presenta alla fine dell'estate e invece è già osservabile in alcune zone dell'America Centrale. Uno studio della Nasa del 2006 dimostrò anche che più gli oceani si riscaldano, più diminuisce la presenza di fitoplancton. Questi minuscoli organismi viventi non solo danno da mangiare ai pesci e al resto della catena alimentare, ma con la fotosintesi clorofilliana assorbono anidride carbonica dall'atmosfera. In anni normali, il loro contributo alla "ripulitura" dell'aria inquinata è addirittura equivalente a quello delle foreste sulla terraferma.

ELENA DUSI

www.repubblica.it


da SunnyPink
pensieri, foto, animali, notizie, salute, riscaldamento globale, attualita`
Thanks commenti


#534# Jatropha, il biocarburante del futuro

il domenica, 13 settembre 2009
Ora 21:23

E’ una pianta selvatica capace di crescere anche in zone semi-aride, quindi non competitiva con le derrate alimentari

Alcune problematiche connesse ai biocarburanti tradizionali, quali la competizione tra fini alternativi di una risorsa scarsa quali sono i terreni arabili (cosiddetta competition for land) ed il conseguente aumento nei prezzi delle derrate alimentari, hanno fatto spostare l’attenzione degli addetti ai lavori verso specifiche tipologie di biocarburanti capaci di superare tali criticità. In tale prospettiva, un’opzione particolarmente promettente pare rappresentata dal biodiesel ottenibile dalla Jatropha. Originaria dell’America Centrale ma comune oggi pure in Africa ed India, la Jatropha è una pianta selvatica capace di crescere anche in zone semi-aride, ove altre colture tradizionali perirebbero.

Sebbene infatti il suo habitat ideale sia rappresentato da zone caratterizzate da temperature costanti tra i 20 ed i 30 gradi, la Jatropha dimostra grandissima adattabilità ad ambienti ostili, il che la rende particolarmente adatta ad essere coltivata in zone semi-desertiche dell’America Centrale, dell’Africa e dell’India.

I suoi rendimenti in termini di olio grezzo variano significativamente da caso a caso, e data la natura ancora selvatica della pianta non sono state apportate ad oggi quelle migliorie che permetterebbero di incrementarne notevolmente la produttività. Le rese sembrano comunque essere molto promettenti, soprattutto se paragonate a quelle di altri feedstock da biodiesel. La seguente figura illustra infatti come solo l’olio di palma sia preferibile sotto questo punto di vista, mentre altri feedstock tradizionali quali la colza, il girasole e la soia mostrino risultati decisamente più scarsi (dati WorldWatch Institute 2006, Biofuel for Trasportation).

Inoltre, la Jartopha non è edibile vista la sua tossicità, e non viene attaccata dagli animali in cerca di cibo. Se questo può apparire come un vantaggio di modesta entità nel contesto Europeo, la situazione cambia radicalmente in Africa o in India, ove gli animali rappresentano una minaccia costante e rilevante per numerose piante. Inoltre, la Jatropha aiuta a prevenire la desertificazione, e questo spiega come molti esperti considerino questa pianta come una soluzione efficace per specifici contesti geografici, anche per il grande potenziale che essa offre dal punto di vista delle opportunità di lavoro per le comunità rurali autoctone.

Bisogna comunque sottolineare come vi sia stata anche molta disinformazione sulla Jartopha, facendo sorgere aspettative forse esagerate visti i punti interrogativi che comunque ancora persistono:

le piantagioni di Jatropha esistenti sono per lo più progetti pilota finanziati dai Governi nazionali le tecniche di coltivazione e raccolta sono ancora labour-intensive molte informazioni inerenti la Jatropha sono inesatte e sovrastimano pesantemente l’effettiva diffusione odierna della medesima.

Sebbene il continente africano sia un’area dal grandissimo potenziale per la coltivazione futura di Jatropha, ad oggi è in India che si sono raggiunti i risultati più lusinghieri. Un progetto dimostrativo su 400,000 ettari è stato avviato, e si prevede che l’area dedicata verrà gradualmente incrementata grazie ad una partnership tra Governo ed attori privati.

Per quanto concerne l’Europa, invece, il clima appare essere troppo rigido per la pianta persino nelle regioni mediterranee. Vi sono in verità alcune piantagioni sperimentali in Grecia, Spagna ed Italia, ma i primi risultati paiono poco incoraggianti, probabilmente in virtù degli inverni eccessivamente rigidi.

L’Unione Europea sta comunque puntando con decisione sulla Jatropha, sebbene in maniera indiretta, tramite investimenti in Paesi tropicali e subtropicali al fine di raggiungere sinergicamente risultati di diversa natura quali:

la creazione di posti di lavoro in aree svantaggiate del Nordafrica
il conseguente contributo ad un controllo migliore dei flussi migratori
l’ingresso in un settore promettente come quello dei biocarburanti avanzati

Per quanto concerne gli investimenti privati, sicuramente la società inglese D1Oils è all’avanguardia con investimenti in piantagioni di Jatropha pari a 200,000 ettari dislocati in diversi Paesi, dalle Filippine al Ghana:


Ma anche l’Italia si sta muovendo in questo senso; Agroils, ad esempio, è attiva nel settore con importanti attività di ricerca sulla meccanizzazione del processo produttivo e sui miglioramenti genetici della pianta medesima, che potrebbero risultare in rese maggiori (progetti aperti in diversi Paesi quali Brasile, Camerun e Tunisia).

In conclusione, pare quindi che la Jatropha possa effettivamente fornire un contributo rilevante alla causa dei biocarburanti, una volta superate alcune difficoltà iniziali dovute alla fase sperimentale che tuttora caratterizza l’industria. Ad avvantaggiarsene potrebbero essere in primis le Nazioni delle aree di coltivazione, spesso situate in zone depresse quali l’Africa o l’America centrale, ma anche i Paesi Europei tramite partnerships strategiche e progetti di investimento in Paesi Terzi.

Pietro Lanzini

www.rinnovabili.it


da SunnyPink
foto, notizie, piante, riscaldamento globale, attualita`
Thanks commenti


#529# Le strade divorano l'Amazzonia

il domenica, 13 settembre 2009
Ora 13:09

Così le strade e le piste divorano l'Amazzonia
Dal Brasile alle Ande fino all'oceano Pacifico le opere che distruggono le aree boschive. Il più delle volte sono illegali, realizzate dai tagliatori clandestini di alberi

(Brasile, la BR 163)

"LA miglior cosa che si potrebbe fare per salvare l'Amazzonia è quella di bombardare le strade". Potrebbero sembrare le parole di un eco-terrorista invece sono quelle di di Eneas Salati, uno dei più rispettati scienziati brasiliani, in un'intervista a New Scientist. E confermate da quelle di Thomas Lovejoy, biologo americano, il quale ha detto che "le strade sono i semi della distruzione delle foreste tropicali".

Le foreste tropicali scompaiono al ritmo paragonabile a circa 50 campi da calcio al minuto. Una distruzione che porta con sé la fine di miriadi di specie viventi, l'aumento di gas serra per miliardi di tonnellate l'anno e, non ultimo, un'incidenza mortale sulle popolazioni delle foreste. Le strade sono alla base dello scempio.

Il Brasile di recente ha completato la BR-163, penetrata nel cuore dell'Amazzonia per circa 1.800 chilometri, dal Mato Grosso fino a Santarém in Pará. Un'altra, la BR-319, inizierà presto a tagliare la foresta per 900 chilometri. Tre altre piste sono in programma per attraversare le Ande, dall'Amazzonia all'Oceano Pacifico. Sono solo le ultime nate, o quelle che stanno nascendo, di un intreccio di piste per lo più non autorizzate, penetrate nella foresta amazzonica per circa 170 mila chilometri, realizzate per lo più da tagliatori di alberi illegali per l'esportazione di mogano e altri legni pregiati.

Lo stesso problema colpisce anche l'Isola di Sumatra e l'Africa centrale. In un articolo apparso su Science risulta che nel bacino del Congo, dal 1976 al 2003, sono state aperte 52 mila chilometri di strade e piste.

Le strade sono fatali per le foreste perché queste ultime hanno una struttura così complessa che anche una pista larga pochi metri può alterarne profondamente le condizioni. A questo si aggiunge la scomparsa della fauna, decimata da auto e camion e dalla presenza umana. Non a caso nel bacino dell'Amazzonia il 95% della deforestazione e degli incendi avviene entro 50 chilometri dalle strade. In Suriname molte delle miniere illegali di oro (fortemente inquinanti) si trovano proprio vicino alle piste. Un esempio è l'autostrada Belem-Brasilia, nata negli anni '70: oggi una fascia di foresta di 400 chilometri, ai suoi lati, risulta totalmente compromessa.

Ancor più importante è l'impatto sulle popolazioni indigene. Nuove foto aeree hanno svelato la presenza di disboscatori clandestini all'interno di una riserva amazzonica istituita per gli indios isolati e quindi altamente vulnerabili. Le immagini mostrano gli accampamenti dei disboscatori all'interno della Riserva Murunahua, creata in Perù nel 1997. Secondo i funzionari della Funai (Fundaçao Nacional do Indio), i disboscatori stanno facendo fuggire gli abitanti della riserva dal Perù verso il confine brasiliano.

Alcuni Murunahua sono già entrati in contatto con i disboscatori e per questo è deceduto circa il 50% della tribù. Proprio nelle ultime settimane è stato segnalato il primo caso di influenza H1N1 tra gli indiani amazzonici. Il virtus sarebbe stato diffuso proprio dai disboscatori. Secondo il Dipartimento sanitario regionale di Cusco, infatti, sono risultati positivi al virus sette membri della tribù dei Matsigenka che vivono lungo il fiume Urubamba, nell'Amazzonia peruviana. Il rischio è quello di un'epidemia devastante tra popoli che non hanno difese immunitarie nemmeno contro le più comuni malattie.

"Sono necessari studi approfonditi sulle conseguenze che l'apertura di una strada può arrecare all'ambiente e alle popolazioni di una foresta - spiega William Laurance della James Cook University di Caims, Australia - e poi troppo di frequente non si valutano le ricadute di una strada quando si fanno grandi opereconseguenze della realizzazione di una strada nel cuore delle foreste come una diga o un altro grande progetto. Esistono esempi significativi. Come la strada di alta velocità prevista tra Colombia e Panama che andrebbe a intaccare un'area molto importante, la Chocò-Darien. Un altro esempio è la BR-319: se costruita, potrebbe lacerare l'Amazzonia centrale come una cerniera".

LUIGI BIGNAMI

www.repubblica.it


da SunnyPink
foto, notizie, riscaldamento globale, attualita`
Thanks commenti


#524# Uragani sull'Atlantico

il domenica, 23 agosto 2009
Ora 13:48

Pochi i monsoni in India, record di uragani sull'Atlantico

Aumentano i segnali di un graduale cambiamento degli equilibri climatici: ad Oriente la siccità, ad Occidente i cicloni

Segnali sempre più evidenti di una trasformazione degli equilibri climatici si avvertono in diversi angolo della Terra. Se infatti, da una parte, in India il governo dichiara l'emergenza la siccità, visto che i monsoni si mostrano sempre più deboli e rari sottraendo così un aiuto decisivo che comunque garantiscono all'agricoltura, dall'altra la rivista scientifica Nature segnala che, negli ultimi mille anni, uragani e tempeste tropicali non sono mai state così frequenti nell'oceano Atlantico.

Il governo di New Delhi ha così dichiarato ufficialmente lo stato di siccità in 161 dei 600 distretti della nazione, mentre uno studio internazionale lancia l'allarme sull'esaurimento delle falde freatiche a causa di un eccessivo sfruttamento. A riferirlo è l'agenzia Misna, l'agenzia di stampa internazionale on-line che si avvale della collaborazione di missionari non solo cattolici sparsi in tutto il mondo.

Secondo i metereologi indiani, il nordovest del paese ha avuto un calo delle piogge monsoniche estive (che dovrebbero durare fino a metà settembre) del 42%: del36% nel nordest e del 22% nella parte meridionale del subcontinente, mentre nel centro dell'india sono state registrate il 19% di precipitazioni in meno.

Fonte di grandi disagi, alluvioni e spesso vittime, i monsoni restano di fondamentale importanza per il paese e la sua agricoltura, da cui dipende il 70% degli abitanti, mentre il 60% delle fattorie fa affidamento soprattutto sui monsoni per l'irrigazione.

Pochi giorni fa il ministro delle finanze, Pranab Mukherjee, aveva criticato gli accenti allarmistici dei media, riguardo la siccità, ricordando quella più grave del 1987, che comunque il paese riuscì ad affrontare con ogni mezzo, incluso il massiccio trasporto di acqua via treno da una parte all'altra dell'india.

Le risorse idriche e il loro sfruttamento è l'argomento di uno studio realizzato dagli idrologi dell'ente spaziale americano (nasa), in collaborazione con l`agenzia aerospaziale tedesca, attraverso l'analisi delle immagini satellitari negli stati nordoccidentali del Punjab, Delhi, Rajastan e Haryana, che sono attualmente i più colpiti dall'attuale insufficiente precipitazione.

In quella regione, abitata da 114 milioni di persone, gli esperti hanno calcolato una perdita netta, tra il 2002 e il 2008, di 109 chilometri cubi di acque sotterranee, un decimo delle riserve annuali dell'intero paese. La causa, ipotizzano gli studiosi, non è nell'attuale siccità ma presumibilmente nell'abitudine dei contadini di cercare acqua per l'irrigazione sfruttando in modo eccessivo e non regolamentato le risorse sotterranee.

Quasi all'unisono, dall'altra parte del mondo, la rivista scientifica Nature ha pubblicato uno studio frutto dell'esame dei sedimenti lasciati dagli uragani, fin dal 500 dopo Cristo, durante il loro passaggio sugli stati del Nord America e sui Caraibi.

Utilizzando modelli matematici applicati a metodi di ricerca diversi, per simulare gli eventi del passato, gli scienziati hanno scoperto che la frequenza degli uragani è sensibilmente aumentata negli ultimi 15 anni, superando nettamente la media dell'ultimo millennio.

Un aumento simile si era manifestato solo tra il 500 e l'anno 1000 a causa - a quanto sembra - delle variazioni delle correnti oceaniche conosciute con i nomi di "El Nino" e "La Nina".

Secondo il climatologo dell'università della Pennsylvania e responsabile della ricerca, Michael Mann, l'aumento degli uragani registrato nell'ultimo decennio è dovuto ai cambiamenti climatici e all'incremento della temperatura nelle acqua superficiali degli oceani. "E' una tendenza che si prevede possa peggiorare, con conseguenze gravi per le popolazioni che vivono lungo le coste", ha detto Mann.

www.repubblica.it


da SunnyPink
pensieri, foto, notizie, intervista, riscaldamento globale, attualita`
Thanks commenti


#512# Difesa dell'ambiente e scelte alimentari

il sabato, 18 luglio 2009
Ora 21:50

Perche' le policy di difesa ambientale delle istituzioni non includono mai il settore alimentare?

Sulla rivista scientifica American Journal of Clinical Nutrition del mese di maggio 2009 sono apparsi tre articoli in un'apposita sezione intitolata "Effetti sull'ambiente delle scelte alimentari a base vegetale". I risultati esposti negli articoli confermano quanto gia' noto sul tema, cioe' che l'alimentazione piu' "amica dell'ambiente" e' quella vegan, ma non solo: questi ulteriori studi confermano quanto sia importante intervenire in questo settore rispetto ad altri in cui i singoli consumatori possono scegliere (trasporti, uso dell'energia domestica) e fanno porre agli stessi autori la domanda "Ma perche' nelle iniziative istituzionali per diminuire l'impatto ambientale e l'effetto serra non si parla mai di intervenire sull'alimentazione?". Una domanda che rimane per ora senza risposta.

Esaminiamo in breve i contenuti dei singoli articoli.

Geophysics and nutritional science: toward a novel, unified paradigm (Gidon Eshel and Pamela A Martin, Am J Clin Nutr 2009 89: 1710S-1716S)

Geofisica e scienza della nutrizione: verso un nuovo paradigma unificato

Questo articolo esamina alcuni processi geofisici di base, i quali nel complesso indicano che alcuni elementi dannosi dell'alimentazione occidentale portano anche a danni ambientali. L'articolo mostra come vi sia un parallellismo tra la scienza della nutrizione e l'ecologia: la carne rossa e tutti gli altri ingredienti animali presenti nell'alimentazione umana sono quelli che hanno il maggior impatto ambientale, e anche quelli nutrizionalmente piu' dannosi. I danni in entrambi i settori vanno di pari passo.

Diet and the environment: does what you eat matter? (Harold J Marlow, William K Hayes, Samuel Soret, Ronald L Carter, Ernest R Schwab and Joan Sabaté, Am J Clin Nutr 2009 89: 1699S-1703S)

Alimentazione e ambiente: quel che mangiamo e' importante?

Lo scopo di questa ricerca e' stato di confrontare gli effetti sull'ambiente di un'alimentazione vegetariana e non vegetariana in California, in termini di materie prime per la produzione, compresi pesticidi e fertilizzanti, acqua ed energia. L'ipotesi di lavoro e' stata che maggiore e' la quantita' di input e maggiori sono gli effetti negativi sull'ambiente, come la letteratura sul tema conferma.

I risultati hanno mostrato che per quanto riguarda la produzione di 11 alimenti per i quali il livello di consumo differisce in modo sostanziale tra i vegetariani e i non vegeatriani, la dieta non vegetariana richiede 2,9 volte piu' acqua, 2,5 volte piu' energia, 13 volte piu' fertilizzanti e 1,4 volte piu' pesticidi rispetto a una dieta vegetariana. Dal punto di vista dell'ambiente, concludono gli scienziati, quello che ciascuno sceglie di mangiare fa la differenza.

Gli autori fanno inoltre notare come i vari studi di impatto ambientale delle scelte alimentari che compaiono in letteratura riguardino quasi sempre singoli cibi e non considerino l'alimentazione di una persona nel suo complesso. Una "eccezione degna di nota" e' definita nel loro articolo lo studio compiuto nel 2006 attraverso il calcolo della LCA (Valutazione del Ciclo di Vita) sull'alimentazione media degli italiani (Baroni L, Cenci L, Tettamanti M, Berati M. Evaluating the environmental impact of various dietary patterns combined with different food production systems. Eur J Clin Nutr 2007;61:279–86) che potete trovare in italiano, e con maggiori dettagli rispetto alla versione pubblicata sull'European Journal of Clinical Nutrition, nel libretto "Ecologia della Nutrizione", scaricabile gratuitamete in pdf dal sito di gireOra Edizioni. Scarica "Ecologia della Nutrizione".

Potential contributions of food consumption patterns to climate change (Annika Carlsson-Kanyama and Alejandro D González, Am J Clin Nutr 2009 89: 1704S-1709S)

Potenziali effetti delle abitudini alimentari sui cambiamenti climatici

Questo e' probabilmente l'articolo piu' interessante fra i tre, perche' pone la questione in termini molto pratici: gli scienziati autori dell'articolo si chiedono cosa sia utile fare nel concreto per diminuire l'impatto sull'ambiente e perche' le istituzioni non lo facciano, ma continuino a ignorare completamente il settore della nutrizione quando decidono le policy da implementare, e l'informazione da dare al pubblico, per contrastare i danni ambientali in generale e l'effetto serra in particolare.

Gli autori esordiscono dicendo che il riscaldamento globale generato dalle attivita' umane e' quello dovuto alle emissioni di gas serra come biossido di carbonio, metano e ossido di azoto, con il settore dell'agricoltura (inteso soprattutto come zootecnia) come principale produttore degli ultimi due gas. Altre parti del sistema di produzione alimentare contribuiscono invece alle emissioni di CO2, dovute all'utilizzo di combustibile fossile per il trasporto, lavorazione, confezionamento, immagazzinamento e preparazione del cibo. Le emissioni di gas serra causate in questo modo differiscono in modo sostanziale tra i vari tipi di cibo, quando calcolate durante tutto il ciclo produttivo, dalla terra alla nostra tavola.

Affermano i ricercatori nell'articolo: "Il modo più efficiente di consumare proteine è mangiare cereali, legumi e pesce pescato in modo efficiente, con bassi consumi di carburante. Sfortunatamente, lo stock di pesce è fortemente minacciato, con molte zone di pesca sovrasfruttate o completamente distrutte, il che lascia ai consumatori attenti all'ambiente sostenzialmente le sole alternative vegetariane".

Ci permettiamo di aggiungere che il fatto che gli oceani siano stati devastati dalla pesca non e' dovuto a "sfortuna", ma e' dovuto ad un preciso comportamento umano, dell'industria del settore, delle istituzioni, e dei singoli consumatori. Non e' semplicemente sostenibile un consumo pari a quello attuale, gli effetti devastanti oggi evidenti a tutti non sono altro che il risultato di questa volonta' di consumare una quantita' enorme di pesce.

Aggiungono gli autori: "L'analisi mostra che i cambiamenti verso un'alimentazione maggiormente basata sui vegetali aiutarebbero in modo sostanziale a mitigare le emissioni di gas serra. Sfortunatamente, questa è un'area ancora in gran parte inesplorata nelle policy messe in atto dalle istituzioni per frenare l'effetto serra."

I ricercatori fanno notare che alcuni autori di altri articoli hanno fatto delle proposte per diminuire il consumo di carne. Smil, nel suo articolo del 2002 "Trasformazione globale delle diete, il peso della produzione della carne e le opportunità per nuove fonti proteiche" ha proposto di mescolare ad hamburger e salsicce proteine da fonte vegetali, in modo da rimpiazzare una parte della carne con alternative vegetali a impatto ambientale molto piu' basso. McMichael e altri, nel loro articolo del 2007 pubblicato sul Lancet "Cibo, allevamenti, energia, cambiamenti climatici e salute" propongono di ridurre del 10% il consumo di carne a livello globale, il che significa ridurre del 60% i consumi nei paesi industrializzati.

I ricercatori dichiarano di essere d'accordo con queste due proposte, che sarebbero da implementare subito e in contemporanea. Aggiungono però che sul lungo termine sarà necessario arrivare a ulteriori riduzioni. E affermano "Non è impossibile immaginare un mondo futuro in cui il consumo di alcuni tipi di carne sia un'eccezione riservata a determinate festività".

Fanno anche notare come una riduzione drastica dei consumi di carne sia certamente positiva anche per la salute umana. Concludono con'amara constatazione: "Nelle molte azioni attualmente proposte ai consumatori per ridurre l'effetto serra, non viene quasi mai citato un cambiamento verso un'alimentazione a base vegetale. Abbiamo tratto questa conclusione dopo aver esaminato diversi siti che offrono consigli ai consumatori su questo tema e dopo aver partecipato a molti seminari e dibattiti sull'effetto serra derivante dalla produzione del cibo. Occorrono altre ricerche per capire perché i cambiamenti nell'alimentazione non sono finora stati uno dei punti principali nelle policy per contrastare i cambiamenti climatici".

Notizia dal consulente di AgireOra Network: 'Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione (NEIC)'. Un comitato scientifico interdisciplinare preposto allo studio degli impatti delle scelte alimentari lungo tutta la catena di produzione e consumo del cibo, relativamente alla salute, all'ambiente, alla società e all'economia. In una parola: l'Ecologia della Nutrizione. [ Dettagli sul consulente 'Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione (NEIC)' ]


da SunnyPink
etica, dieta, salute, alimentazione, riscaldamento globale, vegetariano, attualita`
Thanks commenti


#493# L'Amazzonia distrutta dai macelli

il sabato, 20 giugno 2009
Ora 19:48

Un dossier nuovo espone un problema gia' noto: l'Amazzonia viene rasa al suolo per allevare animali per la produzione di carne.

Leggiamo in un articolo della Reuters del 12 giugno: "Tre importanti catene di supermercati che operano in Brasile hanno deciso di non rifornisi piu' di carne che deriva dalla deforestazione dell'Amazzonia. [...] Questa iniziativa, assunta dall'associazione di settore, fa seguito a un rapporto di Greenpeace che indica nell'industria della carne il principale responsabile della distruzione della foresta amazzonica. [...] Sempre in conseguenza di questo rapporto gli uffici del Procuratore dello stato di Para' hanno emesso una raccomandazione inviata alle maggiori catene di distribuzione e ad altri 73 acquirenti in cui si chiede di bandire l'acquisto di prodotti provenienti da queste aree deforestate. [...]".

Sicuramente è positivo che venga messo in evidenza il problema della deforestazione dell'Amazzonia e che l'industria della carne sia indicata come il vero responsabile di questo scempio. E' un dato noto ormai da molti anni, ma ogni volta che lo si ribadisce e si pubblicano nuovi dati in merito è positivo, perché si informano le persone . Il rapporto di Greenpeace da cui discendono queste prese di posizione si intitola significativamente "Slaughtering the Amazon" ("Amazzonia che macello!", nella versione in italiano).

Scorrendo velocemente questo documento vengono riconfermati i dati già noti da rapporti precedenti di altri associazioni: "l'allevamento e' responsabile per l'80% del processo di deforestazione dell'Amazzonia" e "in Brasile il settore dell'allevamento e' responsabile del 14% della deforestazione su scala globale". Sempre dal rapporto: "Il Brasile condivide con la Cina le prime posizioni per l'esportazione di pellame, ed e' il primo esportatore di carne."

Il rapporto, attraverso indagini sotto copertura, e mappatura satellitare, svela come i grossi nomi del settore si avvalgano di sottofornitori che operano fuori dalla legalita', di complicita' statali e del supporto di organismi finanziari... fatto sta che lo stesso governo brasiliano prevede di raddoppiare la quota di mercato entro i prossimi 10 anni: mercato che gia' oggi fattura qualcosa come 6.9 miliardi di dollari.

Val la pena notare che un quarto di questo fatturato stratosferico deriva dal pellame: a dimostrazione che "la pelle" e' tutt'altro che un prodotto di scarto, ma una componente essenziale dell'industria della carne, quindi chi non vuole finanziare l'industria di allevamenti e macelli non può comprare scarpe o altri oggetti in pelle.

Nel riquadro che sintetizza le conclusioni del rapporto e che elenca il "cosa fare" per risolvere il problema, troviamo:

- fermare il traffico di allevatori e compagnie coinvolte nel processo di deforestazione;
- fermare le sovvezioni a queste compagnie;
- sostenere la moratoria alla deforestazione;
- sostenere i protocollo di Copenhagen e individuare un meccanismo per finanziare la protezione delle foreste.

Certamente tutte queste cose vanno fatte, ma ne manca una di essenziale, senza la quale tutto il resto non serve a nulla. Se si individua nell'industria della carne e del pellame il primo responsabile di questo disastro, coerenza e logica vorrebbero che Greenpeace sottolineasse l'importanza di ridurre i consumi di carne. E' l'unica vera arma che il singolo ha in mano: cambiare i suoi consumi.

Come si puo' parlare di "catastrofe climatica irreversibile", ammettere il collegamento stretto tra carne e distruzione ambientale, intitolare un rapporto "Slaughtering the Amazon", e poi eludere del tutto l'origine del problema, che altro non e' se non il consumo di carne per l'alimentazione umana?

Come si puo' chiedere di sostenere moratorie contro la deforestazione e tacere sull'unica azione che ognuno di noi puo' fare concretamente?

Non si pretende che Greenpeace inviti a diventare vegan, sarebbe inimmaginabile. Ma almeno una riduzione drastica dei consumi deve chiederla quando invita i suoi sostenitori a "partecipare" per salvare la foresta.

Invece cosa chiede? Chiede di boicottare solo quella carne, quella che viene da animali allevati nella foresta amazzonica! E di boicottare certe marche di scarpe che utilizzano il pellame di questi animali.

Ma questo non ha senso. Se i consumi continueranno ad aumentare, come sta succedendo oggi, non c'è altra soluzione se non allevare gli animali nelle uniche aree ancora disponibili sul pianeta. Già oggi il 66% delle terre fertili del pianeta vengono usate per la "produzione" di carne (per allevamenti e per le coltivazioni di mangimi per animali), se vogliamo allevare ancora più animali, dove possiamo trovare la terra per farlo? Nelle foreste. E quindi è impossibile evitare la deforestazione se non si diminuiscono i consumi di carne.

Da qualsiasi allevamento provenga la carne che si mangia - o la pelle delle scarpe e dei divani - questo consumo provoca sempre e comunque la deforestazione dell'Amazzonia o di altre foreste. Solo diminuendo drasticamente i consumi, meglio ancora azzerandoli, si potrà liberare terreno e non sarà più necessario abbattere le foreste.

Un'altra soluzione non esiste. E Greenpeace, sia internazionale che italiana, ancora una volta, non lo dice, e invita soltanto a scegliere una marca di scarpe piuttosto che un'altra, e a comprare la carne in una data catena di supermercati piuttosto che un'altra. Come se questo cambiasse qualcosa.

Chi non vuole essere preso in giro e prendere in giro se stesso, può fare una cosa sola: preso coscienza della situazione, mangiare in un modo più sostenibile, aumentando la quota di cibi vegetali e diminuendo quella di cibi animali nella propria alimentazione di ogni giorno.

E' la scelta più potente che possiamo fare, facciamola, in tanti.

Fonti

Reuters, Brazil retailers ban beef from cleared Amazon area, 12 giugno 2009

Greenpeace International, Slaughtering the Amazon (summary), giugno 2009


da SunnyPink
pensieri, etica, animali, notizie, dieta, alimentazione, riscaldamento globale, vegetariano, attualita`
Thanks commenti


#491# 350.ORG 24 ottobbre 2009

il giovedì, 18 giugno 2009
Ora 17:37

Uniti per il pianeta  TERRA!


da SunnyPink
pensieri, etica, protesta, notizie, video, documentario, riscaldamento globale, attualita`
Thanks commenti


#485# Nasce VegPyramid TV

il sabato, 06 giugno 2009
Ora 14:48

Una raccolta di video dedicati all'informazione salutistica sull'alimentazione vegan.

Dopo SaiCosaMangi TV nasce ora anche VegPyramid TV, dedicata nello specifico all'aspetto relativo alla salute dell'alimentazione vegan e all'aspetto ecologista delle scelte aliementari.

Cos'e' VegPyramid TV

VegPyramid TV mette a disposizione video informativi di qualità per mostrare i vantaggi di un'alimentazione a base vegetale per la salute umana, per l'ambiente, per la società, e, viceversa, le conseguenze negative che il consumo di alimenti animali - carne, pesce, latte, uova - provoca.

VegPyramid TV diffonde queste informazioni attraverso interviste e conferenze, documentari e reportage.

Le responsabilità di evitare i danni alla nostra salute e all'ambiente e seguire uno stile di vita più sostenibile per tutti non è solo delle istituzioni o dei medici, ma è prima di tutto nostra, perché ogni singolo individuo può e deve essere l'artefice della propria salute.

Siamo noi che dobbiamo in prima persona assumerci le nostre responsabilità, ed è questo l'unico modo che paga, come dimostrano le centinaia di migliaia di persone che si sono mosse in questa direzione, esempio vivente di come star bene non sia un caso ma il risultato di precise scelte di vita. La scelta vincente è quella di seguire un'alimentazione a base vegetale: un'alimentazione non solo adeguata, ma anche ottimale per prevenire e curare le malattie degenerative.

Sta a ciascuno informarsi e cambiare stile di vita, alimentandosi correttamente.

Divulgare i video di VegPyramid TV

VegPyramid TV nasce oggi con una piccola collezione di interviste, che verra' arricchita nel tempo. Vi invitiamo a divulgare questo sito e le singole interviste in esso contenute in tutti i contesti in cui sia di interesse il tema della salute e dell'ecologia. Per ciascun video sono riportate le istruzioni per inserirlo nel proprio sito.

Tutti questi video sono comunque disponibili anche su TVAnimalista, che contiene l'archivio completo su tutti gli argomenti: Ecologia della Nutrizione, Salute, Allevamenti e macelli, Scelta vegan, Vivisezione.

Le prime interviste disponbiili

Andando sul sito tv.vegpyramid.info si potranno trovare le seguenti interviste appena pubblicate:

Argomento Salute:

"Gli ingredienti di base dell'alimentazione vegetariana" - Intervista con Luciana Baroni, medico
Un'alimentazione a base vegetale non prevede solo di "togliere" cibi dannosi, ma anche "aggiungere" cibi salutari. Con la dottoressa Baroni vediamo quali sono questi cibi e quali malattie degenerative possiamo prevenire e curare attraverso questo tipo di alimentazione.

"Svezzamento e infanzia vegan" - Intervista con Michela De Petris, medico nutrizionista
Che "si possa" svezzare e allevare un bambino con un'alimentazione vegetariana o vegan, è già ampiamente accertato nella letteratura scientifica. La dottoressa Michela De Petris, nutrizionista esperta di alimentazione nell'infanzia, fornisce in breve consigli pratici sul tema.

"Introduzione all'alimentazione vegetariana nella prima infanzia" - Intervista con Luciano Proietti, medico pediatra
L'adeguatezza nutrizionale di una alimentazione vegetariana in età pediatrica è un argomento che suscita ancora qualche dubbio nel pubblico generale. Il dottor Proietti, pediatra esperto in alimentazione vegetariana, ci spiega come l'adeguatezza di questa alimentazione sia ormai riconosciuta da tempo dalle autorità accademiche pediatriche internazionali.

Argomento Ecologia della Nutrizione: "A cosa è dovuto l'impatto ambientale degli allevamenti?" - Intervista con Marina Berati, del Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione (NEIC)
Una brevissima introduzione ai danni ambientali degli allevamenti intensivi: effetto serra, scarsità d'acqua, spreco di terreni e cibo. Dai dati degli ultimi studi scientifici sul tema, viene spiegato perché questo accade, e come possiamo invertire la tendenza.

Buona visione!


da SunnyPink
pensieri, etica, amore, animali, protesta, notizie, intervista, salute, alimentazione, documentario, riscaldamento globale, vegetariano, attualita`, crudelta`
Thanks commenti


#482# Un giorno alla settimana senza carne

il giovedì, 28 maggio 2009
Ora 23:25

A partire dal 13 maggio 2009, la cittadina belga di Ghent, una delle 360 "citta' europee per il clima", diventa la prima citta' del mondo a promuovere ufficialmente una giornata settimanale senza carne.

Secondo la FAO, gli animali d'allevamento sono responsabili del 18% delle emissioni globali di gas serra. Ecco perche' le autorita' della citta' di Ghent, in collaborazione con l'associazione vegetariana EVA, hanno deciso di andare in questa direzione per combattere i cambiamenti climatici. Altre citta' del Belgio hanno gia' dimostrato interesse nel seguire l'esempio di Ghent.

Il primo "Giovedi' Vegetariano" sara' il 14 maggio, e il 13 maggio verra' annunciato con un evento pubblico. Tom Balthazar, assessore comunale alla salute e ambiente proclamera' ufficialmente il giovedi' come "giornata vegetariana".

Come antipasto all'iniziativa, il consiglio comunale ha gia' avuto l'opportunita' di gustare un delizioso pranzo vegetariano la scorsa settimana. All'inaugurazione ufficiale tutti saranno invitati a partecipare alla campagna "Giovedi' senza carne", e verranno distribuite delle confezioni di prodotti vegetariani a tutti i cittadini che parteciperanno.

Da settembre, le scuole della citta' serviranno pasti vegetariani ogni giovedi'. Verranno fornite 5.000 "mappe vegetariane" della citta', e verra' spedita ai 1500 ristoranti una brochure sulla cucina vegetariana. Ci saranno corsi di cucina sia per i professionisti che per i semplici cittadini. I ristoranti cittadini hanno gia' aumentato l'offerta di piatti vegetariani nel loro menu.

La motivazione per introdurre i "Giovedi' senza carne" e' duplice:

- ogni riduzione della produzione e consumo di carne - che porta all'emissione di gas serra, degradazione del suolo, inquinamento delle acque e dell'aria, desertificazione e deforestazione - portera' enormi vantaggi all'ambiente;

- inoltre, Ghent vuole essere una citta' sana. Un'alimentazione vegetariana ben bilanciata e' non solo sostenibile, ma anche sana. I belgi, e gli europei in generale, mangiano troppa carne e troppo pochi vegetali, il che ha serie conseguenze negative sulla loro salute. Troppa carne aumenta il livello di colesterolo, nonche' il rischio di vari tipi di cancro, diabete e obesita'.

Scegliendo di partecipare ai "Giovedi' senza carne", scegliamo la salute: la nostra e quella del pianeta.

Fonte:
Comunicato stampa dell'associazione EVA (Ethical Vegetarian Alternative) - Belgio (Contatto: tobias@vegetarisme.be), 13 maggio 2009



da SunnyPink
pensieri, etica, foto, animali, notizie, dieta, europa, salute, alimentazione, riscaldamento globale, vegetariano, attualita`
Thanks commenti


#481# Meat the truth - Carne, la verita' sconosciuta

il giovedì, 28 maggio 2009
Ora 23:19

Il nuovo documentario messo a disposizione da AgireOra Edizioni.

Un nuovo documentario, realizzato da una fondazione olandese, la Nicolaas G. Pierson Foundation, e doppiato in italiano da AgireOra Edizioni, e' da oggi disponibile su DVD e on-line.

Meat the truth (Carne, la verita' sconosciuta) e' un documentario con le migliori e più aggiornate informazioni scientifiche sui cambiamenti climatici e il loro legame con l'allevamento di animali: l'industria dell'allevamento causa il 18% dell'effetto serra totale, una percentuale simile a quella dell'industra, e maggiore di quella dell'intero settore dei trasporti pubblici e privati (13,5%).

Con un linguaggio accessibile a tutti, interviste con scienziati, animazioni, statistiche, il documentario intende dare un importante contributo al dibattuto pubblico sul tema, mostrando come un'alimentazione maggiormente basata su ingredienti vegetali sia necessaria per diminuire drasticamente l'impatto sull'ambiente della produzione di cibo. Il documentario è adatto a giovani e adulti, particolarmente indicato per la visione nelle scuole superiori e nelle università.

Il filmato, della durata di 73 minuti in versione integrale, e di 27 minuti nella versione breve, puo' essere ordinato dal sito di AgireOra Edizioni e si puo' guardare on-line dai siti TV Animalista, VegPyramid TV e SaiCosaMangi TV: Guarda Meat the truth su TV Animalista.

Le informazioni scientifiche contenuta nel documentario derivano e sono state convalidate dalla FAO (Organizzazione per l'Agricoltura e l'Alimentazione dell'ONU), dal World Watch Institute e dall'Istituto per gli Studi Ambientali della Libera Università di Amsterdam.

L'importanza di rendere note al pubblico queste informazioni sta nel fatto che ciascuno di noi, come singolo cittadino, può fare moltissimo per alleviare il proprio peso sull'ambiente e quello che possiamo fare sul fronte della scelta del nostro cibo è decisamente più potente di quello che possiamo fare in ogni altro campo!

Questo lo conferma un articolo, pubblicato nell'aprile 2008 sulla rivista scientifica Environmental Science and Technology, di due ricercatori della Carnegie Mellon University, i quali spiegano che gli studi sul "consumo sostenibile" fatti negli ultimi anni hanno concluso che l'impatto dei singoli individui è dovuto a tre fattori principali: il cibo, l'energia usata in casa, e i trasporti, e di questi fattori, quello del "cibo", cioè di che cosa ciascuno sceglie di mangiare, è il più "potente". E' quello che in termini quantitativi ha il maggior impatto; ha il maggior livello di scelta personale, perché non dipende dalle normative, dalla disponibilità di mezzi pubblici o di fonti di energia alternative, ecc.; si può applicare già subito, non è a medio o lungo termine come possono esserlo altri aspetti che implicano cambiamenti nelle infrastrutture, nei beni disponibili, nella tecnologia usata.

"Non mangiare carne, va' in bici, sii un consumatore frugale" - ecco come fermare il riscaldamento globale.

Citiamo queste parole di Rajendra Pachauri, premio Nobel e direttore dell'IPCC, il Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite, pronunciate il 15 gennaio 2008 a una conferenza stampa a Parigi in cui è stato presentato il dossier dell'IPCC emanato nel 2007, il quale sottolinea "l'importanza di cambiare stile di vita".

Abbiamo grandi poteri, come singoli, e quindi anche grandi responsabilità. E' importante, dunque, portare a conoscenza di tutte queste informazioni le persone, in modo che ciascuno possa scegliere con consapevolezza. E questo è proprio lo scopo del documentario "Meat the truth".


da SunnyPink
pensieri, etica, film, animali, notizie, dieta, alimentazione, documentario, riscaldamento globale, vegetariano, attualita`, crudelta`
Thanks commenti


#447# Meno carne negli ospedali inglesi

il mercoledì, 11 febbraio 2009
Ora 14:46

Tra le strategie per diminuire l'impatto ambietale, figura anche la diminuzione del consumo di carne.

Secondo un programma del National Health Service bisogna diminuire la quantita' carne, uova e latte dai menu serviti all'interno del sistema ospedaliero inglese. Questa e' una delle misure che l'ente sanitario inglese ha inserito in un piano organico di riduzione dell'impatto ambientale dal titolo "Saving Carbon, Improving Health" (Risparmiare carbonio, migliorare la salute).

Il direttore del settore "Sviluppo Sistenibile" ricorda che l'anno scorso e' stato pubblicato un rapporto in cui si stima che le emissioni imputabili al servizio sanitario ammontino al 3% del complesso delle emissioni del Regno Unito. Se il servizio sanitario inglese fosse considerato una nazione verrebbe classificato all'81esimo posto tra i maggiori inquinatori mondiali: tra l'Estonia e il Barhein. Di questo 3%, un quinto proviene dai trasporti (si parla di quelli legati alla sanita'), un quinto dagli edifici (ospedali, ambulatori), e il rimanente, quindi piu' della meta', da forniture (medicinali, apparecchiature, ecc) e dagli alimenti.

Questi dati dimostrano come intervenire sulla questione alimentare sia essenziale per portare avanti una seria politicia di contrasto e riduzione dell'inquinamento. E' poi il caso di ricordare che moltissimi studi a livello ufficiale (di fonte FAO, IPCC, ecc.) concordano nell'assegnare alla zootecnia grosse responsabilita' della produzione di gas serra e di inquinamento. E' infatti ormai assodato che l'industria della carne inquina piu' dell'intero settore dei trasporti: 18% contro il 13,5%!

Quella che puo' apparire un' eresia per taluni nutrizionisti di casa nostra, che forse hanno dimenticato cosa sia la dieta mediterranea, e' una proposta concreta formulata dal Dipartimento per lo Sviluppo Sostenibile di uno dei piu' importanti sistemi sanitari europei e tra i primi a livello mondiale. Anche in Germania, l'Agenzia Federale per l'Ambiente ha lanciato un appello inequivocabile in questa direzione: "mangiate carne solo nelle occasioni speciali". Evidentemente la consapevolezza del disastro causato dalla produzione di carne si sta facendo strada anche in importanti organismi governativi.

La notizia e' stata ripresa da moltissimi giornali e altre fonti interessate al tema, sia ambientaliste che di settori legati alla produzione di carne, i quali - ovviamente - la criticano ferocemente e invitano il NHS a formulare proposte piu' costruttive, tipo favorire gli allevamenti inglesi... (come se l'allevamento "locale" non inquinasse).

Il pregio di questo piano e' quello di toccare i diversi aspetti dell'impatto ambientale: dalla costruzione degli edifici, ai trasporti e ai rifiuti, dall'uso dell'energia all'alimentazione. Si parla infatti di ridurre il consumo di bottiglie di acqua, di usare maggiormente tecniche di sterilizzazione delle attrezzature medico-chirurgiche, di incentivare l'uso di auto di piccola cilindrata da parte dei dipendenti per recarsi al lavoro, di aumentare le cure domiciliari, di sostenere le soluzioni rinnovabili presso i fornitori di energia, ecc.

Quindi non solo "menu senza carne" come i giornali amano titolare, che "anche" menu senza carne all'interno di una strategia globale contro l'inquinamento (e per la salute).

Vista l'entita' del costo ambientale delle produzioni animali, dovrebbe essere normale includere la "questione alimentare" in ogni seria strategia di contenimento delle emissioni nocive. Ma cosi', purtroppo non e'. Ad esempio, quella che e' forse la piu' nota organizzazione ambientalista a livello mondiale, e cioe' Greenpeace, ha pubblicato proprio in questi giorni un report sulla deforestazione dell'Amazzonia. Si riconosce che queste foreste vengono abbattute per far spazio a pascoli e coltivazioni di mangimi per l'allevamento, ma si e' molto cauti nel farsi interprete dell'unica soluzione possibile al problema: la diminuzione dei consumi di alimenti di origine animale.

Fonti:

The Guardian, Hospitals will take meat off menus in bid to cut carbon, 26-1-2009
MeatInfo, NHS to cut meat from hospital menus, 28-1-2009


da SunnyPink
pensieri, etica, notizie, dieta, salute, alimentazione, riscaldamento globale, vegetariano, attualita`
Thanks commenti


#421# Posizione dell'UE su effetto serra e consumo di carne

il mercoledì, 14 gennaio 2009
Ora 18:54

Il Comitato Europeo sui cambiamenti climatici riconosce che e' necessario diminuire il consumo di carne. Sostegno all'iniziativa "Stop sussidi agli allevamenti" dal parlamentare europeo Jens Holm.

Il 2009 vuole essere l'anno, per il Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione, in cui portare davanti al Parlamento Europeo le istanze dei tanti cittadini di tutta Europa che hanno firmato e firmeranno nei prossimi mesi la petizione "Abolizione del sostegno economico all'allevamento e alla pesca da parte dell'Unione Europea".

Che la produzione di carne, pesce e in generale qualsiasi prodotto di origine animale, sia ormai insostenibile ambientalmente è confermato dai tanti studi scientifici sull'argomento. L'ultimo, in ordine di tempo, è il report pubblicato il 2 dicembre 2008 dal Comitato Temporaneo sui Cambiamenti Climatici dell'UE. Tra le raccomandazioni per l'implementazione di una politica europea per contrastare il riscaldamento globale, trova spazio infatti anche il problema della produzione e consumo di alimenti animali.

Al punto 84a si legge che il comitato "Riconosce che coltivare soia e cereali da utilizzare come mangime per il bestiame causa notevoli emissioni di gas serra; ricorda il report della FAO 'L'ombra lunga del bestiame' del novembre 2006, il quale afferma che l'industria zootecnica è responsabile del 18% delle emissioni totali di gas serra nel mondo; ritiene che il passaggio a un tipo di produzione estensiva sostenibile anziché intensiva dovrebbe essere incoraggiato, e che è necessaria una riduzione del consumo totale di carne, in particolare nei paesi industrializzati".

Anche l'on. Jens Holm, eurodeputato svedese, contattato dal NEIC per una dichiarazione in merito alla propria iniziativa di raccolta firme contro gli inaccettabili sussidi - pagati coi soldi di tutti i cittadini - dati a un'industria altamente inquinante e causa di enormi sprechi di risorse (energia, acqua, terreni, cibo), ha affermato:

Appoggio pienamente la petizione del NEIC che chiede di porre termine ai finanziamenti della Politica Agricola Europea rivolti all'industria dell'allevamento e della pesca. Dovremmo abolire le sovvenzioni all'industria della carne, lasciando che sia essa stessa a sostenere il proprio costo ambientale, e adoperarci per rendere i prodotti vegetariani piu' economici.
Attualmente, il sistema dispendioso di produzione della carne non sostiene i propri costi ambientali. Gettiamo quindi le basi per un consumo alimentare sostenibile e rispettoso dell'ambiente. La battaglia contro i cambiamenti climatici inizia proprio qui ed ora, a tavola.
In una risposta della Commissione Europea ad una mia interpellanza (24 aprile, 2007, H-0198-07), la Commissione riconosce che la produzione di carne ha un effetto negativo sui cambiamenti climatici. Cio' è positivo. Purtroppo, la Commissione non ritiene che sia il caso di adottare qualche misura in materia. Una pressione costante, e una diffusione di questi temi presso l'opinione pubblica sono attività assolutamente necessarie.

I promotori della petizione invitano tutti coloro che non hanno ancora firmato e che hanno a cuore l'ambiente, la propria salute e il benessere degli animali ad aggiungere la propria firma all'iniziativa "Stop sussidi agli allevamenti" alla pagina della Petizione on-line "Stop sussidi agli allevamenti"

Comunicato del NEIC - Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione - www.nutritionecology.org

Notizia dal consulente di AgireOra Network: 'Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione (NEIC)'. Un comitato scientifico interdisciplinare preposto allo studio degli impatti delle scelte alimentari lungo tutta la catena di produzione e consumo del cibo, relativamente alla salute, all'ambiente, alla società e all'economia. In una parola: l'Ecologia della Nutrizione. [ Dettagli sul consulente 'Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione (NEIC)' ]


da SunnyPink
pensieri, etica, animali, protesta, piante, europa, salute, pesca, petizione, riscaldamento globale, vegetariano, attualita`
Thanks commenti


#414# Dalla parte degli ultimi

il domenica, 11 gennaio 2009
Ora 14:44

L'AMBIENTALISTA VANDANA SHIVA ESPONE LE SUE TESI
DALLA PARTE degli ultimi

di Giuliano Battiston

Dalla connessione tra sostenibilità ecologica e giustizia sociale, al nesso tra riduzionismo scientifico e rimozione di tutti i limiti etici allo sfruttamento della natura, fino al concetto di «malsviluppo»

I «poveri» sostiene Vandana Shiva, non sono coloro che sono «rimasti indietro» perché incapaci di giocare le regole del capitalismo, ma quelli che sono stati esclusi da ogni gioco e a cui è stato impedito l'accesso alle proprie risorse da un sistema economico che erode il controllo pubblico sul patrimonio biologico e culturale. Stare «dalla parte degli ultimi» (come recita il titolo di un suo recente libro pubblicato dalle Edizioni Slow Food) non significa dunque dare di più a chi ha meno, ma restituire ciò che è stato sottratto con la forza di leggi ingiuste, difendere i beni comuni dall'assalto avanzato dalla globalizzazione neo-liberista, impedire la brevettabilità delle forme di vita e di conoscenza e costruire una nuova democrazia ecologica. Una democrazia che difenda la biodiversità e riconosca il reciproco condizionamento tra sostenibilità ecologica e giustizia sociale. Abbiamo chiesto a Vandana Shiva, che da decenni continua a rivendicare il diritto di ogni essere umano a opporsi e resistere - in senso gandhiano - alle leggi che lo esautorano dei suoi diritti, di rispondere ad alcune domande sulla sua pratica di scienziata e attivista.

Una delle questioni che lei tende a sottolineare con più insistenza è l'intima connessione tra sostenibilità ecologica e giustizia sociale. Come spiegherebbe questa connessione a quanti continuano a ritenere che si tratta di ambiti del tutto separati e tra loro impermeabili?

Per la maggior parte dei poveri la connessione è evidente, perché le risorse naturali ed ecologiche costituiscono la fonte principale del loro sostentamento, e quando qualcuno se ne appropria indebitamente questo porta da un lato all'insostenibilità ecologica e dall'altro all'ingiustizia sociale ed economica. Mi lasci fare due esempi: se la Coca Cola estrae giornalmente con i suoi impianti milioni di litri d'acqua di cui beneficia di solito una certa comunità, così facendo distrugge il sistema idrico di quella comunità e allo stesso tempo causa una nuova forma di ingiustizia sociale ed economica. Oppure prendiamo la questione della terra: in Bengala, di recente il gruppo Tata ha cercato di appropriarsi della terra dei contadini, ma la sottomissione agli obiettivi dell'industria automobilistica di una terra che offre sostentamento a migliaia di persone non solo toglie fertilità a quella terra e crea una produttività insostenibile dal punto di vista ecologico, ma determina anche una grave ingiustizia sociale. Ed è proprio contro questa ingiustizia che hanno combattuto, organizzandosi, i contadini del Bengala, impedendo alla Tata di costruire sulle loro terre. Sono soltanto due tra i numerosi esempi che dimostrano, tra l'altro, come sostenibilità ecologica e giustizia sociale siano connesse alla pace, perché è proprio dall'ingiustizia sociale e dalla crescita della disuguaglianza che trae origine il fondamentalismo.

Secondo l'analisi che svolge nel «Bene comune della terra», «la globalizzazione economica si configura come una nuova forma di "enclosure of the commons", la recinzione delle terre comuni britanniche», ed è volta a privatizzare ogni aspetto della nostra vita, dall'acqua che beviamo alla biodiversità, dal sistema educativo al patrimonio culturale. Ci può spiegare in che modo la globalizzazione è legata alla recinzione dei beni comuni dell'Inghilterra del XVI secolo e quali sono le sue attuali manifestazioni?

In Inghilterra, con le recinzioni dei beni comuni ci si è appropriati delle terre dei contadini trasformandole in terreni per la produzione di materie prime destinate all'arricchimento della borghesia emergente e al funzionamento dell'industria tessile. Negli ultimi decenni, attraverso le leggi sulla proprietà intellettuale promosse dal Wto e grazie alle condizioni finanziarie imposte dalla Banca Mondiale con i piani di aggiustamento strutturale e i processi di privatizzazione sono stati inclusi nelle recinzioni proprietarie dei beni di nuovo tipo. Quelli ai quali ho rivolto in particolare la mia attenzione sono le risorse viventi: i sistemi viventi grazie ai quali il pianeta si mantiene vivo e che sono indispensabili per soddisfare i nostri bisogni fondamentali sono stati dichiarati proprietà intellettuale, come fossero una creazione delle corporation: oggi è la vita stessa come bene a venire privatizzata; inoltre, dal momento che i sistemi viventi si accompagnano a particolari tipi di sapere e conoscenza, e che dunque specifici sistemi di conoscenza sono associati a specifiche forme di vita, si cominciano a recintare anche il sapere e i beni intellettuali. È ormai evidente che siamo di fronte a un assalto sferrato verso l'atmosfera così come verso l'aria che respiriamo: le grandi industrie prima recintano l'aria inquinandola e trattandola come un oggetto già morto e di loro proprietà, e poi, una volta che l'inquinamento raggiunge un livello da caos climatico, pensano di farne materia di scambio commerciale. La possibilità di comprare e vendere quote di emissioni inquinanti dimostra che tutti gli attori coinvolti nelle discussioni relative ai protocolli sui cambiamenti climatici credono davvero che sull'atmosfera si possano esercitare diritti di proprietà. Quella compiuta da un manipolo di industrie inquinanti è solo l'ultima, clamorosa forma di recinzione dei beni comuni.

Lei è sempre stata molto critica nei confronti del riduzionismo della scienza meccanicistica figlia della rivoluzione scientifica. Ci spiega perché ritiene che il riduzionismo non sia «semplicemente un incidente epistemologico, ma la risposta ai bisogni di uno specifico tipo di organizzazione economica e politica», e perché crede che la scienza moderna costituisca «una giustificazione etica e gnoseologica allo sfruttamento delle risorse» comuni?

Sono molti i modi attraverso i quali l'emergere della scienza meccanicistica - e della filosofia riduzionista che ne è alla base - finisce per integrarsi alla crescita dell'organizzazione economica che definiamo capitalismo, promuovendone le regole di funzionamento e favorendone gli interessi. Innanzitutto, l'orientamento riduzionista consente che vengano rimossi tutti i limiti etici allo sfruttamento della natura. Nel periodo in cui questa ideologia andava formandosi, gli scienziati sostenevano che le culture fondate su una visione olistica della natura e del rapporto tra la natura e l'uomo ne ostacolavano lo sfruttamento; per questo è stato necessario un assalto all'idea degli esseri umani come parte della natura e a quella della natura come organismo vivente: la natura è stata uccisa e la terra mater convertita in terra nullius, una terra vuota, priva di capacità produttiva e creativa, un mero amalgama di materie prime. Inoltre, il riduzionismo e la filosofia meccanicistica permettono di esternalizzare i danni dello sfruttamento: il riduzionismo prima fa in modo che la vita possa essere sfruttata e distrutta, e poi, tagliando e sezionando la realtà, fa sì che si possano chiudere gli occhi sulle conseguenze delle nostre azioni. Questo meccanismo viene adottato anche in altri campi: i sistemi viventi sono sistemi complessi, altamente differenziati, che si auto-organizzano, ma l'ingegneria genetica considera le piante come un mero insieme di atomi chiamati geni, che possono essere sezionati, tagliati e spostati, come pezzi di un «Lego», senza conseguenze. Ora, se i contadini indiani muoiono a causa dei prodotti dell'ingegneria genetica, il riduzionismo permetterà di negare che le cause siano da attribuirsi alla tecnologia in sé, attribuendole ad altri fattori. Il riduzionismo, poi, opera come una vera e propria ideologia perché si presenta come l'unica scienza degna di questo nome, assoggettando a sé tutti gli altri sistemi di conoscenza (che sono altrettanto, se non più complessi), oppure negando che si tratti di vera scienza.

La degradazione della natura, il passaggio forzato da terra mater a terra nullius è stato condotto anche attraverso quel processo che in «Sopravvivere allo sviluppo» lei ha illustrato introducendo il termine di «malsviluppo», con il quale indica «un modo di conoscenza mascolino», «un modello di sviluppo patriarcale». Ci spiega in che modo «il "malsviluppo" confina le donne alla passività»?

Ho adottato il termine «malsviluppo» per indicare uno sviluppo deforme, un malfunzionamento del sistema, e per tracciarne il legame con un approccio patriarcale, che combina la dominazione sulle donne a quella del capitale sulla natura e sugli individui. Il «malsviluppo» confina le donne nella passività innanzitutto trattando la loro conoscenza come se non esistesse. Negli ultimi trentacinque anni ho lavorato con tantissime donne e mi sono sempre più convinta che siano loro i «veri esperti», le uniche in grado di conoscere il funzionamento di un sistema e i modi per proteggerlo, e che il mondo sia in gran parte «prodotto» dalle donne. Ciò nonostante, il sistema di pensiero riduzionista e l'organizzazione economica capitalista hanno escluso o sottostimato i contributi delle donne inducendoci a credere che il lavoro, fondamentale, di «mantenere la vita» non sia un vero e proprio lavoro, perché non produttivo. Secondo quel sistema di pensiero infatti una donna che mantiene la propria famiglia non produce nulla, e una comunità che soddisfa tutti i propri bisogni alimentari ma non vende o compra alimenti non produce cibo e non contribuisce alla «crescita» e allo «sviluppo». L'adozione di questo criterio di misura ha portato al «malsviluppo» e con esso alla distruzione della natura, allo sfruttamento del «capitale naturale», e, insieme alla negazione dei bisogni fondamentali, la crescita della povertà.

Secondo la sua analisi, dovremmo abbandonare l'attuale economia suicida e promuovere un atteggiamento culturale che esprima «un radicamento profondo alla terra e alle specificità del luogo in cui si origina, ma anche un sentimento di solidarietà per tutto il genere umano, una coscienza universale». Qualcuno potrebbe osservare che, nella pratica, si tratta di obiettivi opposti, perché l'ancoraggio alla specificità contraddice il richiamo alla solidarietà universale. Come risponderebbe a questa obiezione?

Risponderei che è molto semplice, direi inevitabile, conciliare le due dimensioni: abitiamo tutti su un unico pianeta, e questo significa che la «terra» è la stessa, ma allo stesso tempo ognuno proviene da un luogo particolare, da un «terreno» specifico. È un'eredità della filosofia riduzionista l'idea che si diano opposizioni del tipo «questo oppure quello». Per quanto mi riguarda, la mia formazione nella teoria dei quanti, che esclude l'idea che ci siano elementi incompatibili e reciprocamente alternativi in favore di una concezione basato sulla congiunzione «e», mi porta a credere di poter disporre di un'identità profondamente locale, radicata nella valle dell'Himalaya dove sono nata e cresciuta, e insieme completamente planetaria, e che queste due forme di identità si tengano insieme senza contraddizioni. Anche i recenti attentati terroristici di Mumbai sono frutto dell'erosione delle forme di identità multiple a cui mi riferisco. Coloro che sono vulnerabili e «disponibili» a essere arruolati, pagati o sfruttati dagli estremisti di turno per compiere azioni di terrorismo sono quelli che sono stati allontanati a forza dalla loro terra, che sono stati resi superflui ed «eccedenti» rispetto alle proprie società; oppure quelli che vengono mobilitati e reclutati attraverso la costruzione fittizia di identità che si escludono a vicenda sulla base dell'opposizione «o questo o quello». In realtà, non si dà mai solo «o questo o quello», ma sempre un «questo e quello»: riusciremo a svincolarci dall'eredità delle identità incompatibili solo coltivando la nostra responsabilità verso il luogo particolare da cui proveniamo e insieme la consapevolezza che siamo parte di un'umanità comune, che condivide lo stesso pianeta.

www.ilmanifesto.it


da SunnyPink
etica, amore, animali, protesta, notizie, piante, intervista, salute, riscaldamento globale, attualita`, crudelta`
Thanks commenti


#412# Mostra VIVERE VEGAN a Siena

il sabato, 10 gennaio 2009
Ora 23:38

VIVERE VEGAN

Per gli animali, per le persone, per l’ambiente

il 17 gennaio 2009 si inaugura a Siena la mostra VIVERE VEGAN. Con il patrocinio del Comune di Siena, nel prestigioso Cortile del Podestà in Piazza del Campo. Il 17 gennaio alle ore 18, inaugurazione con aperitivo. La mostra si terra' dal 17 al 30 gennaio 2009, orario 9 - 18. Per Informazioni: 334 7976862 - 055 620262. 

Ideata e realizzata da Progetto Vivere Vegan Onlus (www.viverevegan.org), la mostra, attraverso immagini fotografiche in grande formato, testi e video, nonchè istallazioni multimediali ci porta nel mondo del veganismo per capire le motivazioni di questa scelta etica, e per conoscere più da vicino questo stile di vita cosi attuale e sempre più necessario in segno di rispetto non solo degli animali, ma anche dell’ambiente e delle persone. Ma cosa vuol dire essere vegan? Chi segue questo stile di vita considera gli animali esseri sensibili con un loro valore intrinseco e non semplici oggetti. I vegan non mangiano prodotti  di origine animale come carne, uova e latticini, non indossano pelle o lana, non usano prodotti sperimentati sugli animali. Non comprano animali e non li tengono in gabbia, non visitano zoo e acquari, non vanno al circo e agli spettacoli con l’impiego di animali. Evitano insomma tutto quello che comporta la morte e la sofferenza per gli animali.

Così leggiamo in un primo testo introduttivo:

“Con questa mostra vogliamo illustrare, nel modo più delicato possibile, le sofferenze che infliggiamo agli animali ogni giorno, in ogni parte del mondo. Ma vogliamo sopratutto dare le informazioni giuste per poter intraprendere la scelta vegan, così semplice quanto efficace nell’ottenere risultati concreti per gli animali, ma non solo. Tutto è collegato. Il rispetto degli animali non può prescindere da quello per l’ambiente, per la propria salute e per i popoli che hanno bisogno di aiuto. Perchè c’è solo un modo per rispettare il mondo dove viviamo ed è quello di rispettare tutti, senza distinzione di sesso, razza o specie.”

Ci emozioneremo vedendo i filmati e rifletteremo sui testi che accompagnano lo spettatore passo passo verso la conoscenza di questo stile di vita stimolante e sorprendente.

Avremo poi modo di apprezzare le immagini delle campagne di Campagne Per Gli Animali (www.campagneperglianimali.org) e leggeremo citazioni di personaggi della storia che, ancora attuali, ci porteranno a scoprire un nuovo modo di vedere il nostro rapporto con gli animali.

Per  tutta la durata della mostra sarà visibile il film Earthilings (Terrestri) diretto da Shaun Monson, narrato da Joaquin Phoenix, con le musiche originali di Moby. Il film è nella versione originale con sottotitoli in italiano. Una testimonianza forte che invitiamo tutti a vedere. Perché come ha detto Ghandi: “La verità non danneggia mai una causa giusta”.


Progetto Vivere Vegan Onlus
tel./fax 055 620262
info@viverevegan.org
www.viverevegan.org


da SunnyPink
pensieri, fiori, etica, amore, film, foto, animali, protesta, notizie, dieta, piante, europa, libro, salute, alimentazione, documentario, lettera, insetti, riscaldamento globale, vegetariano, attualita`
Thanks commenti




Music & Videos

IO Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

Amo l' altruismo e chi si impegna a fare del bene al prossimo. Detesto le violenze contro i bambini , le donne e gli indifesi. detesto la falsita e l' ipocrisia. Venite a trovarmi numerosi e imparerete a conoscermi e magari a volermi un po di bene anche voi!!!! baci. PS: Venite a trovarmi anche nel mio Forum!!!!!I commenti non riguardanti i miei post , fateli nelle mia Tag-Board. Grazie! Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

Iniziative Importanti!

Humane Society International

5*mille contatta attivisti animalisti

Link me

made by danablu

La Vera BESTIA

Laverabestia.org - Animal Video Community

VeganBlog

Vegan

Votami

Tag-Board


RockYou PhotoFX - Get Your Own

Alimentazione SANA

Se diventi vegetariano vivrai più a lungo e senza malattie; risparmierai la vita e la sofferenza a migliaia di animali; non contribuirai alla distruzione delle foreste, all’inquinamento dell’aria, dell’acqua, del suolo; contribuirai a debellare la fame nel mondo; vivrai secondo la legge dell’amore e del comando di Dio "non uccidere"; risparmierai notevolmente sui costi della tua alimentazione. Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

AGIREORA

Notizie da
AgireOra:

www.agireora.org



Troviamo i Bambini

Quando capirai!

Solo quando l'ultimo fiume sarà prosciugato Solo quando l'ultimo albero sarà tagliato Solo quando l'ultimo animale sarà ucciso Solo allora capirai che il denaro non si mangia! Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket Ci sarebbero meno bambini martiri se ci fossero meno animali torturati, meno vagoni piombati che trasportano alla morte le vittime di qualsiasi dittatura, se non avessimo fatto l'abitudine ai furgoni dove gli animali agonizzano senza cibo e senz'acqua diretti al macello. - Marguerite Yourcenar By SunnyPink Mentre intorno a noi le persone muoiono per malattie cardiache, cancro, ictus cerebrale, eccetera, e gli animali vengono usati in innumerevoli esperimenti ripetitivi e inutili nel tentativo di trovare le cure a questi mali, la risposta è davanti ai nostri nasi, lì nei nostri piatti, ad ogni pasto. - Jean Pink

Counter


Möbel
*loading*

Che giorno è

Bellezza e Natura

SimplyGraphic

Preghiera del cane randagio

Con passo vacillante e con il corpo stremato giungo alla fine dei miei giorni. Forse stasera moriro' e da sotto questa quercia con l'ultimo respiro, che mi resta in gola, vorrei ringraziare il Signore per il pane che mi ha fatto trovare nella spazzatura, per l'acqua che ha fatto scendere dal cielo per dissetarmi, per i sacrati delle chiese dove ho potuto ripararmi. Sì, Signore, io sono uno di quelli uno fra i tanti che non sa cos'e' il calore di una cuccia, il sapore di un osso, la carezza di un padrone. Conosco solo il dolore dei calci sul dorso, le sassate sulla fronte, le gomme di quella macchina che mi hanno spinto nel burrone. Ricordo, poi quella mano, grande, pesante, che ancora cucciolo mi ha abbandonato nella strada, dove vissi tutto il mio calvario. Ho attraversato monti, boschi e paesi nessuno mai mi ha tenuto con se', nessuno, mai, mi ha dato un nome. Dalla nascita ho sempre portato il tuo " Cane". Signore, tante sono le cose che vorrei dirti; ma... il cuore ha rallentato il suo battito e il respiro si affievola sempre piu'. Perdonami! E ti supplico: fa' che la mano dell'uomo non abbandoni piu' un cucciolo nella strada. E' triste vivere da vagabondi, e' penoso essere soli, ed essere soprattutto semplicemente solo un cane. Abbracciami almeno tu in quest'attimo. Perche' anch'io ti appartengo (di Anna Mazziotti)


Di tutto un po`....

Casino Online, NO dipendenza!





Dedicato a ...

ImageChef.com ImageChef.com - Custom comment codes for MySpace, Hi5, Friendster and more ImageChef.com - Custom comment codes for MySpace, Hi5, Friendster and more

Solo da amare

ImageChef.com
RockYou PhotoFX - Get Your Own

RockYou PhotoFX - Get Your Own

RockYou PhotoFX - Get Your Own

RockYou PhotoFX - Get Your Own

RockYou PhotoFX - Get Your Own

RockYou PhotoFX - Get Your Own

RockYou PhotoFX - Get Your Own

Cosa fare/Non fare


RockYou PhotoFX - Get Your Own

RockYou PhotoFX - Get Your Own

RockYou PhotoFX - Get Your Own

Delfini









Il mondo che vorrei

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

Sardinia

Sardinia mea, regina, mere de su mare ti pico a ballare ca cherzo faeddare. Sardinia 'e cantos, Sardinia 'e ispantos ti cherzo buliare, ti cherzo frimmare. Cherzo connescher' sa rejone de sa nostra maledissione. Ello, ello sorre mala, ello sorte mala juches in sa cara, in su risu, in sas venas. Sardinia femina mala, su cunnu a su sole tue pones. Ispantu! Ite cheres fachere? Si b'at resposta est in su 'entu e si b'at bentu fuit 'ia. Ma si naschet unu frore solu ue si siat est beranu. Sardinia terra de falsos poetas e de mortores beros ti lasso augurios sintzeros. Sardinia bella, istella 'e su chelu: ti brujes su culu e a s'inferru tue fales in bolu. Sos perdidores 'scrient s'istoria sos binchidores appent sa gloria. Ma si naschet unu frore solu ue si siat est beranu. Sardinia mea, regina, mere de su mare ti pico a ballare ca cherzo faeddare. Testi dei Tazenda Testimania.com

Tutto cio`che cerchi

AFFILIATI

ForumFree.net bannerdanablu border=Image Hosted by ImageShack.us Image Hosted by ImageShack.usSfondi Desktop Gratis per  Vista sfondo desktop ami gli animali? Clicca ed entra nel MONDO DEGLI ANIMALI!!! Dama Verde... Mondo di Fantasia... Visita il sito di GraficAugusto MAX170PIXEL

Link Amici

agireora.org
AIP
animalisti.it
animallibertion.it
antivivisezione.it
campagneperglianimali.org
care2.com
Chi li ama ci segua
climateprotect.org
consumoconsapevole
contro ESCADA
dogwelkome.it
ENPA
gandhi-tierschutz.de
graficadanablu.splinder.com
greenreport
Humane Society International
ilmondodelcucciolo
Incontra gli animali
L.I.D.A
LAV
LEAL.it
mediciinternazionali.org
noi-animali.org
NonViolenceUnited
oceanomare.splinder.com
OIPA
oltrelaspecie.org
renata.altervista.org
ricercasenzaanimali.org
saicosamangi.info
scienzavegetariana.it
tralenuvoleeilcielo
Tutto Cani
UNICEF
vegan3000.info
vegetariani.it
vegetarismo.htm
vegfacile.info
WWF Italia
youtube.com

cio`che vuoi

QUI cio`che vuoi!

Categories

abbandono
alimentazione
amore
animali
attualita`
bambini
caccia
circo
crudelta`
diario
dieta
documentario
dogwelkome
donazione
etica
europa
film
fiori
foto
insetti
intervista
lettera
libro
musica
notizie
paradiso
pedofilia
pellicce
pensieri
pesca
petizione
piante
poesia
premi top100
protesta
randagismo
religione
riscaldamento globale
salute
sport
unicef
vegetariano
video
vivisezione
zoo

Archivie

oggi
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007

Comments

SunnyPink in #561# Giornata In...
Mygreatlife in #561# Giornata In...
SunnyPink in #549# Dedicato a c...
utente anonimo in #549# Dedicato a c...

Traduttore

Adesivi

QUI PUOI METTERE DEGLI ADESIVI MAX170PIXEL



image hosting for myspace hosted images


cio`che vuoi

qui cio`che vuoi!

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001


Template by © DanaBlu
Blog hosting by Splinder
Images hosting by Photobucket

risoluzione di: 1024 x 768