#183# Come muoiono i delfini nei delfinari
il lunedì, 05 maggio 2008
Ora 04:40

Un delfino morto negli USA pochi giorni fa ci fa ricordare i continui maltrattamenti nei delfinari.
Qualche giorno fa si è avuto notizia della morte di un delfino durante uno spettacolo a seguito di uno scontro durante un'acrobazia, in un parco acquatico degli Stati Uniti [1].
Non si tratta purtroppo di un caso isolato perché le condizioni di detenzione, gli addestramenti, i trasporti da un centro all'altro, sono causa di morte precoce per un gran numero di questi splendidi animali tenuti prigionieri.
Ma non "solo" di morte si tratta, ma anche di sofferenza continua per la cattività.
I delfinari o parchi acquatici, nella sostanza, sono null'altro che circhi per animali marini, che fingono di avere però più alte finalità. Secondo la legge italiana (DM 6/12/2001, n.469) la detenzione dei delfini è permessa solamente se vengono garantiti programmi di educazione, ricerca e riproduzione.
Su quale tipo di "educazione" possa derivare dall'esibizione di animali imprigionati e costretti a ridicoli esercizi non vale la pena di spendere parole. Una breve visita su alcuni di questi siti bene evidenzia poi lo spessore - nullo - di questi studi. Dall'entrata in vigore della convenzione CITES (1973) è vietata la commercializzazione di animali catturati in natura, ma sempre con delle eccezioni.
In Italia ci sono 6 impianti di questo genere, e in tutto il mondo almeno 170, quindi significa che migliaia di animali, da tutti ritenuti intelligentissimi, vengono sfruttati per spettacolini stupidi, nuoto con i delfini, pet-therapy di vario genere (ad esempio contro la depressione). Questo genere di pet-therapy è assolutamente ingiustificabile: per un supposto vantaggio per i pazienti, si condannano alla cattività e alla morte esseri sensibili e intelligenti, e questo non è ammissibile.
Qualche dato sul "benessere animale" di cui questi splendidi mammiferi acquatici godono nelle vasche dei delfinari: nelle vasche delle loro prigioni hanno a disposizione 80 metri quadri ciascuno, sempre che le norme CITES siano rispettare, per animali di 3-4 metri di lunghezza.
In natura un delfino vive intorno ai 45 anni, mentre la metà dei delfini catturati in mare muoiono entro 2 anni e la restante parte non sopravvive oltre i 5 a causa di varie malattie strettamente correlate con la vita in vasca [2].
Ma vi sono anche molti casi di autolesionismo e aggressività contro i compagni e contro gli addestratori.
E' interessante riportare alcune osservazioni tratte una perizia per un processo per maltrattamento, relativa alla morte di un delfino a Gardaland [3]. Lì vennero riscontrati l'utilizzo dello stimolo della fame come tecnica di condizionamento per lo spettacolo, il degrado delle strutture, varie inosservanze delle norme tra cui il livello di cloro che causava disturbi alla vista degli animali, l'assenza di un responsabile sanitario reperibile, l'isolamento come "punizione", ecc.
Naturalmente si tratta di un caso isolato perché gli addestratori e i proprietari di queste strutture sono sempre rispettosissimi e attenti al benessere dei loro animali... come no! E' bello crederci...
Qualcuno si ricorderà di Flipper: il delfino protagonista di una fortunata serie televisiva degli anni '60. Ebbene ... "Flipper e' morto suicida tra le mie braccia. Uso questa parola con trepidazione, ma non conosco un'altra parola che descriva l'asfissia auto-indotta... Flipper mi ha guardato negli occhi e ha smesso di respirare". Lo ha dichiarato Ric O'Barry, il suo addestratore che in seguito a questa morte e' diventato un attivista di fama mondiale per gli animali, e si batte contro i delfinari.
Le conclusioni sono semplici: questi maltrattamenti e morti potranno aver fine solo quando più nessuno comprerà il biglietto in delfinari, circhi acquatici, acquari. Dando soldi a queste strutture, si contribuisce a far soffrire e uccidere animali: scegliamo di non farlo, il nostro divertimento momentaneo non vale la vita di questi animali.
Fonti
[1] The National Ledger, New Video: Shocking SeaWorld Dolphin Collision Kills 'Sharky', 4 maggio 2008
[2] Is it cool to see dolphins at the zoo?
[3] Verbale di consulenza tecnica in relazione alla morte del delfino "Violetta"
(agireora )
da SunnyPink
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#182# Frutta e verdura per perdere peso
il domenica, 04 maggio 2008
Ora 16:29

Da un recente studio risulta che un aumento del consumo quotidiano di frutta e verdura potrebbe essere d'aiuto per perdere peso.
Questo è quanto si è evidenziato dai risultati di uno studio pubblicato su Nutrition Research nel quale si pone l'accento sul fatto che i vegetali e la frutta sono alimenti ricchi in fibre, vitamina C e B6, betacarotene e folati, tutti micronutrienti che possono agire come fattori indipendenti nella perdita di peso.
Lo studio riguardava una popolazione di 80 adulti, tutti in sovrappeso, di età compresa tra 30 e 65 anni, e il decremento di peso era indipendente dall'assunzione energetica totale quotidiana e dall'esercizio fisico.
Ogni aumento del consumo di frutta e verdura di 100g al giorno era associato a una perdita di peso di 300g; un effetto che perdurava nell'arco dei 6 mesi dell'osservazione. E' probabile che l'effetto dimagrante sia da attribuire anche al potere saziante delle fibre vegetali.
Fonte:
Daniela Saes Sartorelli et al, High intake of fruits and vegetables predicts weight loss in Brazilian overweight adults, Nutrition Research 2008, Issue 28; 233-238
Notizia dal consulente di AgireOra Network: 'Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana'. Un'associazione non-profit fondata nel 2000 e costituita da professionisti, studiosi e ricercatori in diversi settori favorevoli alla nutrizione vegetariana, intesa in tutte le sue varianti (latto-ovo-vegetariana e vegana) e competenti sui differenti aspetti delle diete a base di cibi vegetali. [ Dettagli sul consulente 'Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana' ]
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#181# La rivelazione delle aragoste
il giovedì, 01 maggio 2008
Ora 23:24
Un racconto di Ingrid Newkirk ci fa capire come le aragoste siano animali comunicativi e sensibili.
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Un giorno, molti anni fa, per il mio compleanno mi portarono in un ristorante famoso per le sue aragoste, a Filadelfia, e ricordo che quella sera mi sentivo molto romantica e felice.
Il cameriere portò un vassoio d'argento, con sopra delle belle aragoste. Mi invitò a sceglierne una. Le aragoste facero vibrare le loro antenne verso di me. Ne scelsi una.
"Alla griglia o bollita?", chiese il cameriere.
"Alla griglia", dissi senza esitazioni.
Allora non avevo idea che il modo standard di uccidere le aragoste è di aprire il loro dorso; mettere sale e burro nella ferita; e poi metterle sulla griglia rovente e arrostirle vive.
L'aragosta ritornò sul tavolo. Le staccai una zampa, la aprii e ne tirai fuori la carne burrosa, ci aggiunsi del limone, e la misi in bocca.
Forse perché aveva cercato di comunicare con me in modo così commovente - era forse una supplica? O una minaccia? - ma al primo boccone, un pensiero mi colpì. Non ero diversa da quelle persone in Cina che scelgono il cucciolo di cane nella gabbia appesa al soffitto e lo tirano fuori per mangiarlo. Io non avevo prestato più attenzione a questi animali che agitavano le antenne, l'unico segnale che potevano fare per essere "udite", rispetto a quanta ne prestano i clienti cinesi ai cagnolini che piangono spaventati. Avevo scelto la mia vittima e l'avevo fatta uccidere e sentivo davvero di aver commesso una bassezza.
Nel tempo scoprii che le aragoste possono vivere fino a più di 100 anni, che hanno un lungo periodo di corteggiamento, che guidano le giovani aragoste nel loro cammino sul fondo del mare tenendosi per le zampe e formando catena lunga svariati metri, e che hanno dei gangli (nervi) lungo tutto il corpo che certamente fanno sentire loro il dolore; e ho scoperto che, anche se le teorie abbondano, nessuno ha mai ideato un modo soddisfacente per dare alla aragoste una morte senza dolore.
Quell'aragosta a Filadlefia è stata l'ultima che io abbia mai tentato di mangiare, anche se sono stata molto parziale con quelli che ora chiamo "animali marini" piuttosto che "cibo marino" (seafood). I piatti con sapori che ricordano quelli "marini" li realizzo ora facilmente con prodotti vegetali che imitano i piatti a base di pesce.
Ogni volta che sento la notizia di un "Albert" di 70 anni o anche di un "Jimmy" di 100 anni, alcune delle poche fortunate aragoste salvate da un acquario e liberate nel Maine - dove è illegale prelevare dall'oceano aragoste troppo grosse - festeggio con un bicchiere di vino bianco e un piatto di "cibo marino" vegetale!
Fonte:
Ingrid Newkirk, "A Lobster Epiphany", AnimalTimes (PETA UK), Primavera 2008
Davvero una bella storia che dimostra che si puo`cambiare in meglio , bisogna solo rifletterci , realizzare i nostri gesti e rinascere !
da SunnyPink
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#178# Effetto serra: vince l'alimentazione vegetariana sul consumo "locale"
il domenica, 27 aprile 2008
Ora 11:23
Per risparmiare gas serra, molto più potente mangiare "vegetale" che "locale".
Uno studio di due ricercatori della Carnegie Mellon University, pubblicato nel numero di aprile 2008 della rivista scientifica Environmental Science and Technology, mostra che "comprare locale" ha un'importanza limitata, per risparmiare gas serra, mentre è molto più "potente" la scelta di consumare cibi vegetali anziché animali, consentendo un "risparmio" fino a 8 volte maggiore.
Gli studi sul "consumo sostenibile" offrono ai consumatori un numero sempre crescente di informazioni relative all'impatto sull'ambiente in generale, e sul clima in particolare, delle loro scelte di consumo. Molti di questi studi hanno concluso che l'impatto dei singoli individui è dovuto a tre fattori principali: il cibo, l'energia usata in casa, e i trasporti.
I ricercatori della Carnegie Mellon, Christopher Weber e Scott Matthews, affermano che di questi tre fattori, quello del "cibo", cioè di che cosa ciascuno sceglie di mangiare, è il più "potente", perché:
Tra i vari consigli sul come scegliere il cibo, negli ultimi anni si è fatto strada quello di "mangiare locale": nel 1995 è stato coniato il termine "food-miles", che potremmo tradurre come "km-cibo", che misura quanto il cibo viaggia dalla sua produzione al consumatore finale. Maggiore sono i "km-cibo" di un dato alimento, maggiore è il suo impatto negativo sull'ambiente, e il consiglio è quindi quello di consumare cibi prodotti il più vicino possibile, per risparmiare km-cibo.
Lo studio di Christopher Weber e Scott Matthews ha voluto però misurare quanto davvero impatta sul risultato finale il viaggio dal produttore al consumatore, rispetto ai costi totali (in termini ambientali) di produzione del cibo, per capire se conviene davvero puntare sul "consumare locale" o piuttosto su altri aspetti. Il loro studio ha quindi considerato l'intero ciclo di vita della produzione dei cibi, dalla produzione delle materie prime, al trasporto, fino all'arrivo sulle nostre tavole e ha calcolato in particolare l'impatto sull'effetto serra di tutti questi passi.
Il risultato, pubblicato ad aprile 2008 sulla rivista Environmental Science and Technology, è stato che le emissioni di gas serra (non solo di CO2, ma di tutti i gas che contribuiscono all'effetto serra) associate al cibo sono dominate dalla fase di produzione, che contribuisce per l'83%, piuttosto che dal trasporto delle materie prime, che contribuisce per l'11%, o dal trasporto finale dal produttore al consumatore, che contribuisce solo per il 4% (ed è questo che viene considerato nel calcolo dei km-cibo).
Il che significa che "comprare locale" può contribuire solo per un 4-5% al risparmio nell'emissione di gas serra. Risparmi davvero rilevanti si ottengono solo scegliendo invece i cibi che, nella fase di produzione - che è quella che impatta davvero - sono più "convenienti", cioè i cibi vegetali.
Gas serra emessi per la produzione di cibo
In questo grafico possiamo chiramente vedere quanto l'effetto serra causato dalla produzione di carne, pesce, uova e latticini (i cosiddetti "cibi animali") sia maggiore di quello causato dalla produzione di vegetali. Carne, pesce e uova impattano sul totale per il 40%, i latticini per il 18%, i cereali per l'11%, la frutta e i vegetali per l'11%, le bevande per il 6%, gli oli per il 6% e rimane poi un 8% di "altro".
Carne, pesce, uova e latticini sono responsabili di oltre la metà delle emissioni di gas serra per la produzione di cibo, quasi il triplo di quelle derivanti dalla produzione di cereali, frutta, verdura (gli ingredienti di base dell'alimentazione vegetariana).
Misuriamo i km-cibo
I ricercatori hanno anche calcolato i km-cibo per le varie categorie di alimenti e scelte di consumo. Per dare una definizione applicabile alla vita di tutti i giorni a questi risultati, hanno calcolato i "km equivalenti" dei vari tipi di scelta, cioè i km che si dovrebbero fare in auto per produrre la stessa quantità di gas serra ottenuti invece dalla produzione o dal trasporto del cibo. O, per dirla in un altro modo, i km che si "risparmiano", in termini di gas serra, decidendo di comprare i prodotti locali, e quelli che si risparmiano scegliendo invece certi tipi di cibo al posto di altri.
Ed ecco i risultati.
In una famiglia media, scegliendo di comprare solo prodotti locali per un anno intero, si "risparmiano" 1600 km.
Scegliendo di mangiare cibi esclusivamente vegetali anche per un solo giorno la settimana, si risparmia già di più, 1860 km.
Scegliendo di mangiare cibi esclusivamente vegetali per tutto l'anno, si risparmia molto di più, quasi un ordine di grandezza: 13.000 km.
Il che significa che l'alimentazione 100% vegatale è otto volte più potente di quella "locavora" (cioè che prevede solo consumi di prodotti locali), in termini di risparmio di emissioni di gas serra.
Va notato che il consumo diretto di alimenti vegetali, piuttosto che la produzione di vegetali da usare come mangime per animali da cui si "ricavano" i "cibi animali" (carne, pesce, latte, uova), è benefico per l'ambiente non solo per prevenire l'effetto serra, ma anche per molti altri aspetti che questo studio non ha preso in considerazione: sono tante le ricerche e i dossier di istituzioni sovrannazionali che mostrano come con un'alimentazione a base vegetale, o per lo meno con una drastica diminuzione del consumo di alimenti animali, si possa alleggerire moltissimo la nostra "impronta ecologica" sul pianeta.
Questo nuovo studio sui gas serra ne è solo l'ennesima riprova.
Preparando i nostri piatti con ingredienti vegetali anziché animali si può risparmiare, nel processo di produzione, fino al 90% dell'energia e dell'acqua, oltre il 90% dei vegetali coltivati e delle terre coltivabili, per non parlare della drastica riduzione nell'uso di sostanze chimiche (fertilizzanti, erbicidi, pesticidi) e dell'eliminazione del problema enorme dello smaltimento delle deiezioni degli animali d'allevamento (sotto forma di liquami altamenti inquinanti).
Questi dati non devono servire a concludere che non sia importante "consumare locale": ogni abitudine positiva per il risparmio energetico, anche se impatta in modo blando, è giusta e va sostenuta. Ma i risultati dello studio ci dimostrano che, se è giusto seguire questa "buona norma", a maggior ragione è giusto e importante imparare una sana abitudine che ci fa risparmiare molto di più, fino a 8 volte tanto: l'abitudine a diminuire il più possibile il consumo di carne, pesce, latte, uova - fino anche all'eliminazione totale, perché maggiore è la diminuzione, maggiore è il guadagno per l'ambiente.
Fonte:
Christopher L. Weber and H. Scott Matthews, Food-Miles and the Relative Climate Impacts of Food Choices in the United States, Environ. Sci. Technol., 16 Apr 2008
da SunnyPink
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il giovedì, 24 aprile 2008
Ora 04:59
Eccoli gli assassini di foche e le vittime della sanguinosa matanza delle innocenti .




Dove vanno i cacciatori di pellicce c' e`solo sangue, dolorore , sterminio . FERMIAMOLI!!!!!!!!
da SunnyPink
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il giovedì, 17 aprile 2008
Ora 01:26
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Il "tofu di canapa" e' una gustosa e nutriente novita'!
Un articolo della dott.ssa Michela de Petris, di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, descrive ed analizza le proprietà nutrizionali di questo alimento, e propone anche alcune gustose ricette!
Ecco un estratto dell'articolo.
Il tofu di canapa
E' da poco arrivato in commercio un nuovo tipo di tofu: si chiama "Hemp-fu", si ottiene dalla canapa, ha un gusto molto gradevole e si trova in comodi panetti bianchi al naturale o in crocchette e burger alla piastra.
Il suo ingresso sul mercato rappresenta un'interessante alternativa ai più classici secondi vegetali quali legumi, tofu di soia, tempeh e seitan e può essere integrato nella dieta non solo da vegetariani e vegani, ma anche da tutti coloro che amano provare cibi nuovi e non vogliono sfruttare gli animali per alimentarsi.
Il processo di produzione consiste nell'ammollo e nella spremitura a freddo dei semi della Cannabis Sativa, pianta molto versatile della quale si utilizzano semi, foglie e fusto per produrre alimenti, carta, tessuti, tappeti, materiali isolanti ed essenze aromatiche per la cosmesi. In particolare, dai semi decorticati si ottengono gustosi snack, creme, salse, gelati, olio e formaggio vegetale.
Il tofu di canapa o Hemp-fu è molto simile per aspetto al tradizionale tofu di soia (bianco e soffice), ma presenta proprietà organolettiche molto diverse. Rispetto al classico tofu è più saporito, ha una consistenza più friabile ed una granulosità maggiore. Può essere consumato crudo in insalata, frullato per ottenere una salsa da spalmare o saltato in padella per renderlo più croccante. Dal punto di vista nutrizionale non ha nulla da invidiare al "cugino" di soia; 100g di tofu di canapa apportano 170 kcal, 16g di proteine, 5.9g di grassi, 12.9g di carboidrati e ben 10.7g di fibre.
Per leggere l'intero articolo, ricette comprese: Il tofu di canapa - dr.ssa Michela De Petris.
Notizia dal consulente di AgireOra Network: 'Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana'. Un'associazione non-profit fondata nel 2000 e costituita da professionisti, studiosi e ricercatori in diversi settori favorevoli alla nutrizione vegetariana, intesa in tutte le sue varianti (latto-ovo-vegetariana e vegana) e competenti sui differenti aspetti delle diete a base di cibi vegetali. [ Dettagli sul consulente 'Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana' ]
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#175# Attaccati i difensori delle foche!
il giovedì, 17 aprile 2008
Ora 01:21
La nave Farley Mowat è stata attaccata dalla Guardia Costiera Canadese.
Il 12 aprile, la nave della Sea Shepherd Conservation Society, la Farley Mowat, è stata attaccata da alcuni ufficiali delle due navi rompighiaccio, la Des Groseilliers e la Sir Wifred Grenfel, della Guardia Costiera Canadese.
Il Capitano Alex Cornelissen ha informato gli ufficiali che la Farley Mowat è un'imbarcazione regolarmente registrata in Olanda e che il Canada non ha quindi alcun diritto di vietare il passaggio alla nave in acque internazionali.
La nave si trovava nel Golfo di San Lorenzo, ben al di qua del limite delle 12 miglia stabilite.
Il Capitano Paul Watson stava parlando telefonicamente con Shannon Mann, l'addetta alle comunicazioni a bordo della Farley Mowa, quando ha sentito delle voci di uomini che urlavano all'equipaggio di sdraiarsi a terra. Secondo quanto riferito dalla Mann, si trattava di persone armate e che minacciavano l'equipaggio della Farley Mowat. Purtroppo la comunicazione telefonica tra il Capitano Watson e Shannon Mann si è interrotta non permettendo di avere ulteriori notizie.
La Farley Mowat stava documentando il modo atroce e disumano in cui vengono uccise le foche in Canada. La Sea Shepherd Conservation Society suppone che le registrazioni siano state confiscate dalle autorità canadesi.
A bordo della nave olandese Farley Mowat si trovano 17 membri dell'equipaggio provenienti dai Paesi Bassi, Regno Unito, Francia, Svezia, Sud Africa, Canada e USA.
La Sea Shepherd Conservation Society non riesce a mettersi in contatto con l'equipaggio e non ha informazioni su dove la nave verrà portata. Non si hanno neanche informazioni sulle condizioni dell'equipaggio, il che è preoccupante.
"Questa è una dichiarazione di guerra," dichiara il Capitano Paul Watson. "Il Governo Canadese ha mandato un gruppo di ufficiali armati ad assalire illegalmente una nave regolarmente registrata in Olanda in acque internazionali. Considerando cha la missione della Farley Mowat era quella di documentare la crudeltà della caccia alle foche per supportare l'iniziativa europea di messa al bando dei prodotti che derivano dall'uccisione di questi animali, credo proprio che gli europei non saranno affatto felici di questa mossa ma anzi questo fatto aiuterà sicuramente a far passare la legge contro i prodotti derivanti dalle foche. In altre parole il Ministro della Pesca ci ha dato una mano per ottenere la vittoria che stavamo cercavando."
Fonte:
Sea Sheperd, Seal Defenders Attacked!, 12 aprile 2008
Traduzione a cura di Linda Possanzini
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#174# Il Cern finisce in tribunale : «Può distruggere la Terra»
il giovedì, 17 aprile 2008
Ora 01:13

MILANO — Il più grande e più costoso acceleratore del mondo costruito al Cern di Ginevra per decifrare la natura dell’Universo potrebbe non entrare in funzione nei mesi prossimi come stabilito per uno strano caso giudiziario nato, addirittura, alle Hawaii. Qui, due signori, Walter L.Wagner e Luis Sancho, hanno presentato un ricorso contro la supermacchina europea sostenendo che gli esperimenti immaginati «potrebbero creare un buco nero capace di mangiarsi la Terra e forse l’intero Universo». L’accusa è pesante. La Federal District Court di Honolulu, che non poteva ignorare l’esposto, ha avviato il 21 marzo il procedimento fissando un primo incontro con le parti il 16 giugno prossimo.
Uno dei due protagonisti, Wagner, ha un passato da fisico all’Università di California, ma laureatosi poi in legge ha preferito la vita tra i codici. Il personaggio è già noto alle cronache fisico-giudiziarie avendo intentato la stessa causa nel 1999 ad una macchina americana dei Bookhaven National Laboratory impegnata in ricerche analoghe ma ad energia più bassa. Di Luis Sancho, invece, si sa quel poco riferito da Wagner e cioè che studia la teoria del tempo e che vive in Spagna, forse a Barcellona. L’accensione imminente del Large Hadron Collider (Lhc) ginevrino costato 5 miliardi di euro ha offerto dunque all’americano l’opportunità di estendere la sua azione contraria a questo genere di studi in base ad un principio di grave pericolosità. Egli sostiene che gli scienziati non hanno indagato a sufficienza le conseguenze del loro futuro lavoro.
Il portavoce del Cern precisa che il tribunale di Honolulu non ha alcun potere per interdire le attività in Europa e che comunque già due indagini hanno dimostrato la sicurezza delle ricerche. Inoltre, per togliere ogni possibile dubbio residuo, una terza è in corso e sta per essere completata e sarà discussa il prossimo 6 aprile. Ma Wagner non si preoccupa delle affermazioni provenienti dalla Svizzera e si dice sicuro questa volta di arrivare ad un risultato. «Perché — spiega—al progetto collaborano anche il Fermi National Accelerator Laboratory e l’Energy Department americani fornendo dei magneti superconduttori. Quindi su di loro il tribunale federale può far sentire la sua azione bloccando di conseguenza la grande macchina». Egli chiede che il giudice ordini l’interruzione delle operazioni di accensione fino a che gli scienziati non produrranno un rapporto definitivo e dettagliato sulla sicurezza che a suo avviso «ancora non esiste».
«Il Large Hadron Collider riproduce delle reazioni analoghe a quelle che accadono centomila volte al giorno in modo naturale quando i raggi cosmici piovono sull’atmosfera e mai nessun buco nero si è creato », ha dichiarato al New York Times Nima Arkani-Hamed dell’Institute for Advanced Study di Princeton. «È un’accusa infondata quella della possibile apocalisse scatenata dal nuovo acceleratore perché priva di dimostrazioni attendibili», nota Roberto Petronzio, direttore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Seicento fisici italiani dell’Istituto hanno partecipato alla costruzione dell’Lhc e ora saranno impegnati nelle ricerche. Negli Stati Uniti la guerra alla scienza e la fede nell’irrazionale, come dimostrano anche i nemici di Darwin, spesso finiscono davanti al giudice.
Giovanni Caprara
30 marzo 2008(www.corriere.it) 
Stessa notizia pubblicata dal sole24ore:
Il Large Hadron Collider (Lhc), il più grande acceleratore di particelle al mondo in corso di completamento a Ginevra dal Cern, deve affrontare una minaccia inaspettata: è stato citato in giudizio in quanto «possibile causa di apocalisse e catastrofi cosmiche».
Infatti, Walter L. Wagner e Luis Sancho, come riporta il sito del New York Times, il primo ricercatore sui raggi cosmici all'Università di Berkeley (California) e il secondo autore e ricercatore sulla teoria del tempo, hanno ottenuto dalla corte federale delle Hawaii una richiesta di rinvio dell'accensione dell'Lhc, fino a quando non verrà prodotta dal Cern documentazione sufficiente per poter dichiarare l'acceleratore sufficientemente sicuro. I due ricercatori ritengono infatti che l'Lhc sia sufficientemente potente da poter generare al suo interno un "micro-buco nero", capace eventualmente di inghiottire l'intera Terra se non addirittura tutto l'universo.
Ovviamente, la richiesta di stop non è stata molto gradita dai responsabili del Cern di Ginevra. L'addetto stampa James Gillies ha infatti opinato che «una corte distrettuale alle Hawaii non dovrebbe avere il potere di bloccare una organizzazione intergovernativa europea come il Cern», sottolineando inoltre come «non ci sia nulla che faccia pensare che l'Lhc sia insicuro».
Tuttavia, anche tra altri scienziati il parere non è concorde. Secondo la teoria delle stringhe, esistono infatti effettivamente delle possibilità che all'interno del Large Hadron Collider si crei un micro buco nero, ma su quanto può succedere "dopo", gli scienziati si dividono.
Secondo il noto fisico Stephen Hawking, infatti, tali micro buchi neri sono destinati ad "evaporare" in brevissimo tempo, sviluppando unicamente una "nuvola" di radiazioni e particelle elementari, senza alcun danno pratico. Ma altri si riservano il privilegio del dubbio, come per esempio William Unruh dell'University of British Columbia, che fa notare come «la fisica potrebbe essere così bizzarra da non far evaporare i micro buchi neri. Ma deve essere -specifica Unruh- veramente bizzarra». Secco il commento di Michelangelo Mangano, fisico veronese al lavoro al Cern: «La possibilità che la terra sia inghiottita da un buco nero è troppo seria per essere trattata come pura stravaganza».
Il progetto del Large Hadron Collider è nato 14 anni fa, ed è finora costato 8 miliardi di dollari. Il nuovo acceleratore avrebbe dovuto entrare in funzione già dalla fine dell'anno scorso, ma a causa di un problema tecnico verificatosi il 6 aprile 2007, l'avvio è stato spostato a maggio di quest'anno.

Sara`la fine dell' universo se non vengono fermati questi pazzi!!!!![]()
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#173# Petizioni contro il massacro di foche canadesi
il mercoledì, 16 aprile 2008
Ora 15:51
Fermiamo il massacro delle foche candesi . Firmiamo le petizioni che le riguardano !!!!!
Petizione the humane society :
http://www.hsus.org/index-seals.html
Clicca il banner per la petizione :
Sito informazioni e giu`in fondo link petizione LAV : http://www.menphis75.com/massacro_foche.htm
Petizione italiana LAV:
http://www.infolav.org/lenostrecampagne/altrecampagne/pelliccedifoca/petizionecacciaallefoche/
Informazioni OIPAitalia:
http://www.oipaitalia.com/fochecanada.html
Petizione Firmiamo.it:
http://www.firmiamo.it/salviamolefoche
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#171# Sposa di 8 anni : voglio il divorzio!
il martedì, 15 aprile 2008
Ora 10:05
Chi ci segue, si ricorda certamente dell’articolo “La sposa bambina“…
Tutta sola, avvolta in un’abaya nera, una bambina di 8 anni si è presentata il 2 aprile a un tribunale di Sana’a, la capitale dello Yemen, per chiedere il divorzio dal marito (nella foto qui a sinistra). Nojoud Muhammed Nasser ha denunciato il padre, che due mesi fa l’ha data in moglie a un uomo di 30 anni, e il marito, che l’ha picchiata e costretta ad avere rapporti sessuali. «Ogni volta che volevo giocare in cortile, mi picchiava e mi faceva andare con lui in camera da letto— ha raccontato —. Era molto duro con me e quando lo imploravo di avere pietà, mi picchiava, mi schiaffeggiava e poi mi usava. Voglio avere una vita rispettabile e divorziare».

da SunnyPink
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il martedì, 15 aprile 2008
Ora 01:16
Ho trovato un filmato interessantissimo andato in onda su Report . Finalmente qualcuno che dice la verita`anche in programmi non vegetariani ne vegani .

Siamo ciò che mangiamo, questo vuol dire che il cibo oltre ad essere una merce, deve avere anche un senso. L’agricoltura, riportano i testi scolastici , è alla base dell’economia e della vita. Il ciclo completo dell’agricoltura oggi, secondo gli studi della Fao incide per il 30% sul riscaldamento del pianeta, tanto per avere un raffronto, i trasporti non legati al settore dell’alimentazione incidono per il 17%. Il settore zootecnico, invece produce gas serra 296 volte più dannosi del COo2, questo è il letame. L’aumento degli allevamenti è dovuto all’aumento del benessere quindi all’aumento del consumo di carne, questo nonostante tutti gli studi medici dicano, che mangiare troppa carne fa male. Un americano ogni anno ne mangiano 122 chili , un italiano 87, un cinese 50, un indiano 4. Bisognerebbe ridistribuirla meglio, ma se il modello è la nostra ingordigia si può rischiare di arrivare alla rovina del pianeta. Un hamburger di 150 grammi, prima di arrivare sulla nostra tavola ha consumato 2500 litri di acqua, tutta quella che serve per irrigare il terreno che cresce mais o il foraggio che serve ad alimentare l’animale. Ma la carne è poca cosa rispetto ad un sistema di produrre e consumare che sfugge alle ogni logica minime di tutela, della salute, del pianeta, del portafogli. Possiamo continuare a fregarcene, oppure vedere di cambiare abitudini. Piero riccardi e Michele buono
Posto il link del video che dovete assolutamente vedere con attenzione !!!!
http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Report%5E23%5E74752,00.html
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#168# Il volto oscuro della Spagna
il venerdì, 11 aprile 2008
Ora 20:10
Non tutti conoscono la triste realta' dei maltrattamenti sugli animali in Spagna.
Alcuni turisti escono in lacrime dalle arenas de toros, affermando tra i singhiozzi che non si sarebbero mai aspettati uno spettacolo così crudele. Non tutti sono a conoscenza del destino che ogni anno attende migliaia di cani da caccia, galgos e podencos ma non solo, che vengono "rottamati" nei peggiori e più crudeli modi; non tutti sanno che durante le fiestas patronales spagnole, animali di diverse specie (ogni festa ha la sua vittima - asini, tori, vitelli, anatre, capre, maiali)... sono costretti a subire angherie, stress acuto, e torture vere e proprie.
I maltrattamenti vengono compiuti nei più svariati modi: con il fuoco, le lance, i dardi, le funi, addirittura a volte gli animali vengono gettati in mare...
L'incisiva campagna internazionale "NO Cruelty in Spain" recita nella home page, su crueltyinspain.webnode.com:
Vi chiediamo di non fare turismo in Spagna e di non comprare prodotti spagnoli. E' il solo modo di poter fare pressione sul Governo Spagnolo al fine di ottenere una nuova, seria, attiva Legge per la Protezione degli Animali. I maltrattamenti, le torture, le uccisioni di varie specie animali in Spagna hanno raggiunto livelli inaccettabili anche per chi non è attivista in tema di tutela degli animali. BASTA!
La campagna non vuole danneggiare né offendere nessuno, vuole solamente che gli animali siano tutelati. Più rapidamente verrà fatta la nuova Legge, più rapidamente questa campagna finirà.
L'obiettivo è quello di sensibilizzare il Governo spagnolo ad una maggiore attenzione verso i nostri compagni di vita, gli animali, i quali in Spagna subiscono diversi tipi di maltrattamenti, sia in occasione di feste religiose e popolari (centinaia e centinaia organizzate ogni anno lungo tutto il Paese) sia riguardo la gestione del randagismo, visto che in Spagna le esecuzioni di massa nei canili purtroppo ancora esistono.
Si chiede al governo spagnolo di creare una nuova legge a tutela degli animali, che sia seria, non discriminatoria verso alcuna specie (quindi finalmente vietando i maltrattamenti travestiti da "tradizioni popolari"), ed attiva. Si chiede inoltre di inasprire le pene inflitte a chi non rispetterà la legge a tutela degli animali.
Tutti possono aderire alla campagna, tutti noi possiamo contribuire con le nostre scelte di prodotti e servizi, come consumatori e naturalmente come turisti.
Nel sito vi è un elenco di associazioni e di privati cittadini aderenti provenienti da vari Paesi del mondo: è possibile quindi comunicare la propria adesione a crueltyinspain@gmail.com anche come privati cittadini, oltre che come associazioni.
Si richiede anche, a chi gestisce un sito web, non necessariamente a tema animalista, di pubblicare il banner del sito della campagna con un link al sito stesso, crueltyinspain.webnode.com
Se non fosse possibile inserire il banner, va benissimo anche un link testuale (anche se di minor impatto), con il seguente testo: "Spagna? NO grazie, per la tutela degli animali"
A tutti si chiede di far conoscere la campagna tramite passaparola, e-mail ecc. anche e soprattutto alle persone "non animaliste", che ignorano ciò che accade agli animali in Spagna.
Grazie a tutti per la partecipazione!
Comitato "NO to cruel Spain"
crueltyinspain.webnode.com ( da agireora )
da SunnyPink
etica, foto, animali, protesta, attualita`, crudelta`
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#162# Il circolo della violenza
il mercoledì, 02 aprile 2008
Ora 14:43

Un nuovo studio conferma la correlazione tra violenza domestica sulle persone e violenza sugli animali.
Da decenni, diversi studi hanno dimostrato una stretta correlazione tra violenza domestica sulle persone e violenza sugli animali. A conferma di precedenti ricerche in questo campo si aggiunge ora un altro studio[1] della Monash University (Australia) effettuato attraverso la comparazione di una serie di interviste a donne che hanno avuto o meno un passato di violenza domestica.
Tra il gruppo di donne coinvolte in relazioni violente si e' riscontrato un 53% di casi di maltrattamento su animali domestici, contro solo 6% nel gruppo di controllo, e solo per cause accidentali. Nel 17% dei casi, ci sono stati uccisioni di animali contro lo 0% nell'altro gruppo. Il 33% delle donne ha ritardato la rottura della relazione violenta preoccupate per la sorte dei loro animali.
Il dr. Robertson, direttore di International Animal-Law, attraverso articoli e conferenze richiede che ai veterinari sia fatto obbligo di segnalare i casi di sospetti abusi su animali come gia' avviene in alcuni stati americani e in Canada. Ma ci sono ancora molte resistenze, per ragioni di formazione insufficiente ed inadeguata sugli aspetti strettamente medici, ma sopratutto in scienze sociali e sulle implicazioni legali. Esiste inoltre il timore diffuso che cio' possa nuocere alla professione... e agli incassi. Obiezioni infondate perche' molte categorie di professionisti assolvono gia' a quest'obbligo senza danni economici, e poi perche' i veterinari dovrebbero avere innanzitutto a cuore il benessere e la salute degli animali domestici.
Ma non solo e' dimostrato che chi usa violenza su donne e bambini spesso si accanisce prima (o contemporaneamente) contro gli animali; e' anche dimostrato che i bambini violenti con gli animali tendono a diventare soggetti pericolosi in eta' adulta.
Intervenire precocemente contro abusi sugli animali ad opera dei bambini serve quindi ad evitare altri delitti in futuro, anche contro le persone. Questo lo afferma Diana Urban, deputato e membro di commissioni dello stato del Connecticut[2]. "Il modo in cui trattiamo gli animali rispecchia il modo in cui trattiamo gli altri e l'ambiente", e ancora: "se un giovane dimostra un gratuito disprezzo verso la vita nell'eta' in cui si formano abitudini e senso morale, sara' meno sensibile al dolore e alla sofferenza in eta' adulta", e quindi e' necessario che le leggi possano intervenire per correggere queste devianze sul nascere. La stessa FBI riconosce gli abusi sugli animali come uno dei quattro piu' importanti indicatori di futuri comportamenti violenti.
Il legame stretto, la correlazione tra violenza su animali e violenza all'interno della comunita' umana e' ampiamente presente nella letteratura scientifica. A titolo esemplificativo citiamo i titoli di alcuni articoli reperibili tramite PubMed[3] utilizzando le parole chiave "animal cruelty human abuse violence":
"Perche' i medici dovrebbero essere attenti alla crudelta' contro gli animali"
"Abusi sugli animali tra pre-adolescenti direttamente o indirettamente perseguitati a scuola o in casa"
"Violenza crea violenza"
"Dalla crudelta' sugli animali al serial killer: applicazione di ipotesi progressive"
"Crudelta' sugli animali e disordini psichiatrici"
"Bambini e abusi sugli animali"
"Violenza contro animali e persone: l'aggressione contro creature viventi e' generalizzata?"
L'evidenza e la vastita' di questo fenomeno dovrebbe indurre veterinari, operatori sanitari, insegnanti e legislatori a considerare il fenomeno della violenza nella sua gravita', cominciando intanto a smettere di considerare la violenza contro gli animali come un reato minore: perche' minore o meno importante non lo e' affatto.
Fonti:
[1] International Animal Law, The Human-Animal Relationship, marzo 2008
[2] Connecticut Post, Panel formed to study animal cruelty, marzo 2008
[3] Archivio PubMed
(notizia da link-italia e agireora )
da SunnyPink
etica, amore, bambini, foto, animali, notizie, salute, attualita`, crudelta`
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#157# Api e pipistrelli: misteriosa peste
il domenica, 30 marzo 2008
Ora 16:24
Benchè gli uni siano mammiferi e gli altri insetti, pipistrelli ed api hanno sempre avuto qualcosa in comune. Entrambi volano. Entrambi sono indispensabili per l’agricoltura, i pipistrelli perché combattono gli insetti nocivi (ciascuno di loro, d’estate, mangia insetti per la metà del suo peso ogni giorno), le api perché necessarie ad impollinare le culture.
«Se morissero le mucche la gente scenderebbe in piazza a chiedere finanziamenti per lo studio del male», dice Jerry Hayes, l’entomologo del Dipartimento dell’Agricoltura della Florida: «La gente crede che il cibo gli venga dalle industrie. Ma le api impollinano un terzo delle colture degli USA, che danno raccolti per 15 miliardi di dollari».