#559# Tutti finanziano la vivisezione, noi NO!
il domenica, 08 novembre 2009
Ora 11:11
I-CARE finanzia solo la ricerca scientifica vera, quella che non usa animali.
Quasi tutte le associazioni che raccolgono fondi per la ricerca medica (come AIRC, ANLAIDS, Telethon, 30 ore per la vita, AISM, ma anche quelle più piccole e meno conosciute) impiegano parte del ricavato per finanziare studi su animali. In altre parole, finanziano la vivisezione.
I-CARE non lo fa. I-CARE finanzia solo la ricerca scientifica vera, quella che non usa animali.
Se si vuole sostenere la ricerca medica ma non la vivisezione, occorre evitare di fare donazioni alle più note associazioni che ogni anno raccolgono un'enorme quantità di fondi, e sostenere solo quelle che assicurano di non destinare alcun finanziamento a studi su animali.
L'associazione I-CARE Europe onlus offre in questo la migliore alternativa, perché non solo non finanzia la vivisezione, ma con la sua attività contrasta la pratica della vivisezione, diffondendo tra gli addetti ai lavori e nel pubblico generale l'informazione scientifica antivivisezionista
Sprecare tempo e denaro in studi su animali è un insulto ai malati che aspettano cure efficaci e alla stessa scienza: studiare una specie diversa da quella umana e in condizioni artificiali non porta a nulla, ma anzi può ostacolare il progresso scientifico.
I medici e gli scienziati antivivisezionisti partono dalla semplice ed oggettiva constatazione che gli animali non sono modelli sperimentali adatti all'uomo, perché troppo diversi da noi. Ogni specie animale è infatti biologicamente, fisiologicamente, geneticamente, anatomicamente molto diversa dalle altre e le estrapolazioni dei dati tra una specie e l'altra sono impossibili.
Per saperne di più su I-CARE e sulla vivisezione in generale:
www.icare-italia.org e www.novivisezione.org
Con una donazione
Alla pagina Contatti, donazioni e 5 per mille del sito di I-CARE ci sono tutte le indicazioni su come fare una donazione via bonifico, carta di credito, pay-pal, o col proprio 5 per mille.
Cartolina via mail
Puoi mandare via mail ai tuoi conoscenti un'immagine leggera che ha lo stesso contenuto di questa pagina. Scarica l'immagine e inviala via mail!
Metti i banner sul tuo sito, blog, MySpace
Ci sono 2 banner disponibili per pubblicizzare questa iniziativa, uno quadrato e uno in orizzontale.
Questo è l'html da inserire nelle vostre pagine per riportare questo banner:
<a href="http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=848"
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src="http://www.agireora.org/img/banner-icare-sostegno-ricerca-senza-animali-150x150.jpg"
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da SunnyPink
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#558# Consegnata la petizione "Stop sussidi agli allevatori" al Parlamento Europeo
il domenica, 08 novembre 2009
Ora 11:08
Consegnate nelle mani della Commissione Petizioni le 23mila firme provenienti da tutti i paesi dell'UE.
[COMUNICATO STAMPA]
CONSEGNATE ALLA COMMISSIONE PETIZIONI UE
LE FIRME SULLA PETIZIONE EUROPEA
"STOP SUSSIDI AGLI ALLEVAMENTI"
LANCIATA DAL CENTRO INTERNAZIONALE
DI ECOLOGIA DELLA NUTRIZIONE
4 novembre 2009
Il 3 novembre 2009, il direttore del NEIC (Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione), dott. Massimo Tettamanti, e la portavoce, dott.ssa Marina Berati, hanno consegnato nelle mani della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo le 23mila firme della petizione "Abolizione del sostegno economico all'allevamento e alla pesca da parte dell'Unione Europea" provenienti da tutti i paesi dell'UE.
Il testo della petizione, divulgata in 5 lingue in tutta Europa, afferma che, visto che i soldi delle tasse dei cittadini europei sovvenzionano scelte produttive sconsiderate, che hanno forti impatti negativi diretti e indiretti sulla salute umana, sull'ambiente e sull'economia mondiale, i cittadini europei sottoscrittori della petizione "chiedono la cessazione dei finanziamenti della Politica Agricola Comunitaria (PAC) all'industria dell'allevamento e della pesca, in modo da evitare tutti i problemi suddetti e incentivare il consumo di cibi a base vegetale, salutari e di impatto ambientale enormemente minore, e una conseguente diminuzione del prelievo fiscale a livello europeo."
La presidente della Commissione Petizioni ha ricevuto con interesse la petizione, dichiarando che il Parlamento Europeo valuterà certamente questa istanza sollevata da così tanti cittadini europei, e che, anche se la proposta in essa contenuta è molto ambiziosa e difficile da implementare, l'argomento è di grande importanza sociale e la petizione servirà comunque di stimolo al Parlamento per una riflessione sul tema.
Dichiara il dott. Massimo Tettamanti, chimico con dottorato in Chimica Ambientale: "Ormai sono sempre di più le evidenze scientifiche che mostrano quanto sia massiccio l'impatto ambientale degli allevamenti sotto ogni punto di vista, soprattutto da quello dell'emissione di gas serra, un impatto maggiore di qualsiasi altro settore produttivo. Non si può più continuare a incentivare con soldi pubblici un settore così inquinante, l'UE ha il dovere di proteggere l'ambiente e la salute dei suoi cittadini, anziché tassarli per finanziare proprio quel settore".
Varie personalità in Italia e all'estero hanno sostenuto la petizione:
prof.ssa Margherita Hack, Astrofisica, Italia: "Ritengo molto importante l'iniziativa 'Stop sussidi agli allevatori'. Gli allevamenti intensivi sono una delle maggiori cause di inquinamento, sia per le emissioni di metano da queste grandi concentrazioni di animali, sia per la continua crescente distruzione di foreste per far posto agli allevamenti."
Jens Holm, ex Parlamentare europeo, Svezia: "Appoggio pienamente la petizione del NEIC. Dovremmo abolire le sovvenzioni all'industria della carne, lasciando che sia essa stessa a sostenere il proprio costo ambientale. Gettiamo le basi per un consumo alimentare sostenibile e rispettoso dell'ambiente."
Julia "Butterfly" Hill, attivista ambientalista, USA: "Sono una grande sostenitrice della necessità di alleggerire l'impronta ecologica di noi esseri umani su questo pianeta, in modo che possiamo lasciare un mondo migliore di quello che abbiamo ereditato. Sostenere l'industria dell'allevamento con sussidi statali è un enorme spreco di soldi delle tasse dei cittadini, soldi guadagnati da ciascuno lavorando duramente."
dr. Mario Tozzi, Geologo, primo ricercatore al CNR, Italia: "L'allevamento industriale è una delle attività maggiormente impattanti sull'ambiente del pianeta Terra. Oggi al mondo ci sono oltre un miliardo e duecento milioni di bovini che hanno bisogno di quantità industriali di cereali e acqua, di infrastrutture impattanti e medicinali."
Sono sempre di più gli studiosi che confermano che uno dei modi più potenti di proteggere l'ambiente è quello di cambiare modo di mangiare, tornando a modelli più tradizionali e diminuendo quindi drasticamente il consumo di carne e altri alimenti di origine animale (come latte e uova), la cui produzione è estremamente dispendiosa in termini di risorse (terreni, energia, acqua) e di inquinanti emessi (gas serra, sostanze chimiche, deiezioni ad alto potere contaminante).
In questo panorama, è anacronistico e inaccettabile che l'UE e gli Stati Membri paghino all'industria zootecnica una quantità enorme di sussidi, incentivando così il consumo di alimenti ad altissimo impatto ambientale che vengono già consumati in quantità spropositate dai cittadini, contro ogni linea guida delle istituzioni per la salute nazionali e internazionali.
Conclude la dott.ssa Marina Berati: "Con la petizione che abbiamo appena consegnato, intendiamo proporre di invertire questa tendenza autodistruttiva mettendo fine a ogni genere di sussidio all'allevamento, alla pesca e alle coltivazioni di mangimi per animali d'allevamento. Abbiamo consegnato assieme alle 23mila firme di altrettanti cittadini di tutta Europa un dossier e altri materiali di approfondimento sul tema, materiali che invieremo anche alla Commissione Europea, sperando che le istituzioni tengano conto di questa istanza sostenuta da così tanti cittadini".
Comunicato di:
NEIC - Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione
http://www.nutritionecology.org - info@nutritionecology.org
Per approfondimenti:
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il domenica, 08 novembre 2009
Ora 11:05
Istruzioni per dimagrire, ma anche per non uccidere animali....
- Sai, ho cominciato a leggere "La dieta Skinny bitch"...
- Perché, vuoi dimagrire?..."
E' facile che qualcuno si faccia una risatina, perché in effetti Skinny bitch è un libro che propone una dieta per dimagrire, ma è anche molto di più.
Intanto, pur avendo un target specificatamente femminile, è molto istruttivo anche per i maschietti. Culoni e pancioni debordanti hanno più o meno lo stesso, reciproco livello di sex-appeal, e poi essere sani - e magri - è importante tanto per gli uomini che per le donne.
"Noi siamo ciò che mangiamo". E' il leitmotif del libro: "non potete continuare a mangiare la stessa merda e diventare magre", e "merda" sono le bevande gassate, gli zuccheri, o peggio ancora i dolcificanti, il fumo, i cereali raffinati, il caffè... ma sopratutto i prodotti di origine animale: carne, latte, uova, pesce.
Kim e Rory, le due autrici del libro, non usano mezzi termini per condannare il consumo di carne: "Mangiare carogne... vi porterà alla rovina". Sì, perché "carne" è un eufemismo per "carogna", cadavere in decomposizione. Il linguaggio è diretto, sfacciato, giovane, senza giri di parole o falsi perbenismi. Una disamina lucida di un modo mangiare profondamente sbagliato imposto dalla lobby alimentare ed agricola attraverso pesanti (e documentate) connivenze con gli organismi governativi di controllo. Uno "sveglia!", un "non fidatevi" di chi per soldi, nient'altro che per soldi, mette a repentaglio la salute di intere popolazioni, distrugge l'ambiente e si rende responsabile del massacro di miliardi animali.
Viva il biologico, perché allevamento, chimica, OGM, e farmaci non sono mondi separati ma si tengono e sostengono a vicenda. Scegliere bio non significa però indulgere al falso mito dell'allevamento "compassionevole", che per definizione non puo' esistere. "E se anche questi allevamenti fossero davvero umani e gli animali pascolassero liberamente, poi verrebbero comunque mandati negli orribili mattatoi". E' il capitolo più duro di tutto il libro: il linguaggio perde quel tono un po' canzonatorio, per farsi freddo e rispettoso degli orrori che racconta. "Il fatto che non vediate cosa sta succedendo non significa che non esista [...] mangiare carne significa mangiare paura, sofferenza, terrore e morte".
Capitolo "Il disastro caseario": "Andate a succhiare le tette di vostra madre. Su, forza, fatelo.". capitolo "Miti e bugie sulle proteine": "Se ricevessimo un centesimo per ogni volta che un deficiente ci ha chiesto: - ma allora da dove prendi le proteine? -, saremmo più ricche di Bill Gates" [NdR. confermiamo...]. Tutti gli aspetti della scelta vegan vengono affrontati così: con piglio un po' sfrontato, ma anche con rigore e precisione scientifica, senza per altro annoiare con tabelle e tabelline che lasciano il tempo che trovano.
"Skinny bitch" è un best seller che a inizio 2008 aveva già venduto più di 850.000 copie: un successo impensabile per un libro che illustra una dieta per dimagrire! E infatti è molto di più. Da quei chili di troppo e dalla voglia di essere attraenti si approda ad un modo di vivere sano, al rispetto della propria salute e degli animali.
La scelta vegan è anche questo: rispetto per se stessi, e "Usare la testa" come dice il titolo dell'ultimo capitolo. Se lo facciamo, se accendiamo il cervello, non solo salviamo gli animali e l'ambiente in cui viviamo, ma noi stessi e la nostra gioia di vivere.
La versione italiana del libro, edita da TEA e a cura di Luciana Baroni, presidente di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana è disponibile presso AgireOra Edizioni.
Richiedi il libro La Dieta Skinny Bitch
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#554# Volantinaggio veg a "Fa' la cosa giusta"
il domenica, 25 ottobre 2009
Ora 13:04
Quattro volontarie hanno colto l'occasione per organizzare un piccolo volantinaggio per sensibilizzare le persone.
Testimonianza di Valentina - Genova
Dal 25 al 27 settembre scorso si è svolta a Genova la fiera "Fa' La Cosa Giusta! Fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili" e fin qui non ci sarebbe nulla di male, anzi! Il problema è che, tra tanti begli stand di associazioni umanitarie, ambientaliste, di sviluppo sostenibile, ecc. ne sono state ospitate altre quali l'Associazione Provinciale Allevatori di Genova e L'Associazione Aqua, la quale si occupa di vendita di pesce (il motto che appare nei loro volantini è "Branzini e orate del Tigullio dal mare alla Vostra tavola")!
Ovviamente il fatto che si parli di consumo critico e stili di vita sostenibili senza nemmeno citare il vegetarismo e veganismo e addirittura invitando le associazioni sopraccitate ci sembra veramente un controsenso, per cui decidiamo di agire! Purtroppo veniamo a conoscenza del fatto meno di una settimana prima della manifestazione per cui non abbiamo il tempo di organizzare "grandi cose", ma qualcosina riusciamo ugualmente a farla.
Facciamo stampare delle magliette con scritto "Fa' la cosa giusta: diventa vegetariano!" ed in ognuna mettiamo le foto di un bellissimo animale "da carne" come si presenta da vivo, e una del suo cadavere dopo il macello.
Ovviamente siamo tutti d'accordo che la scelta più sensata da fare sia diventare vegan, non "solo" vegetariani, ma scegliamo di scrivere "diventa vegetariano" perché quella è una parola più nota alle persone.
In base alle nostre disponibilità di tempo decidiamo di andare il giorno di chiusura, ovvero domenica 27 settembre; all'ultimo secondo riusciamo anche ad improvvisare un volantino in cui spieghiamo tutti i motivi per cui "la cosa giusta da fare" è diventare vegetariani... ma siamo già a sabato pomeriggio e non sappiamo ancora dove andare a farli stampare! Fortunatamente trovo un amico che mi lascia usare la sua fotocopiatrice. Siamo talmente attrezzati che mi ritrovo domenica mattina a dividere i volantini (ce ne stanno due per foglio) strappandoli a mano!
Domenica pomeriggio io, Norma, Laura e Giuliana ci posizioniamo alle due entrate della Fiera a distribuire i nostri volantini artigianali (rigorosamente stampati su carta riciclata) e a turno facciamo qualche "vasca" all'interno, tanto per far notare ancora di più le magliette.
A quelli che si mostrano particolarmente interessati, oltre a rispondere alle eventuali domande, lasciamo il volantino "Perché vegan?", così da dar loro una visione ancora più completa e la possibilità di approfondire ulteriormente collegandosi ai siti segnalati; per il resto come capita sempre in questi casi abbiamo ottenuto qualche "battutina originale" di quelle che tutti noi abbiamo ormai sentito centinaia di volte, qualche risatina, qualche occhiataccia, ma anche complimenti, scambi di idee e di contatti per future collaborazioni.
Avendo organizzato tutto di corsa siamo riuscite a distribuire solo circa 400 volantini, peccato perché un'oretta prima della chiusura li avevamo già finiti ma nei dintorni non abbiamo trovato posti dove poterne stampare altri.
Comunque possiamo dirci soddisfatte di quello che abbiamo fatto perché personalmente penso che qualsiasi gesto compiuto a favore degli animali, seppur piccolo, abbia un grande valore.
da SunnyPink
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#550# Settimana europea dello squalo - 10-18 ottobre
il domenica, 25 ottobre 2009
Ora 12:48
Shark finning: una crudelta' inaudita che sta facendo strage di squali.
Dal 10 al 18 ottobre 2009 è la settimana europea dello squalo. Vogliamo cogliere questa occasione per iniziare a fare informazione sulla terribile realtà dello "shark finning", una pratica così brutale che vien da chiedersi come possano esistere persone disponibili a esserne complici - e mandanti.
Gli squali non sono affatto animali "pericolosi e feroci" come una certa pubblicità e una diffusa ignoranza ci hanno portato a credere. Sono animali intelligenti e mansueti con gli umani, lasciano i subacquei nuotare con loro, giocare, e si fanno anche accarezzare, come si può vedere da alcuni documentari.
Guarda il video delle esplorazioni subacquee di Umberto Pelizzari con gli squali alle Maldive.
In un anno ci sono solo una decina persone uccise dagli squali in tutto il mondo, e non perché gli squali se le mangino come prede, ma per situazioni in cui gli animali hanno agito per autodifesa. Un numero ridicolo, che non giustifica assolutamente le nostre paure.
Infatti è più pericoloso giocare a golf che nuotare nell'oceano con gli squali. Ci sono più golfisti uccisi dai fulmini ogni anno che incidenti mortali con gli squali. Molti più nuotatori vengono colpiti e uccisi da una barca, ogni anno, di quanti ne vengano attaccati dagli squali.
In compenso, l'uomo uccide ogni anno cento milioni di squali, per motivi futili e stupidi.
Chi è il vero pericolo? Gli squali che vivono nel loro ambiente e non ci fanno nulla di male, o noi umani, che non sappiamo nulla di questi animali, nella nostra ignoranza li dipingiamo come killer e li lasciamo sterminare in modo violento per motivi futili?
Ogni anno vengono uccisi 100 milioni di squali dalle "longline", lenze lunghe decine di chilometri con migliaia di ami armati su tutta la loro lunghezza; oppure "per sport"; oppure dalla pratica barbara chiamata "shark finning". Con lo shark finning gli squali vengono presi all'amo e trascinati sulla barca e poi con lunghi coltelli vengono tagliate via le loro pinne mentre sono ancora vivi. Vengono poi ributtati in acqua, dove, incapaci di nuotare perché senza pinne, raggiungono il fondo dell'oceano e lì agonizzano fino alla morte oppure vengono attaccati da altri pesci.
Guarda il video sullo shark finning:
Gli squali sono anche uccisi per i loro denti e le loro mandibole, per la pelle con cui si fanno scarpe e cinture. Vengono macellati per ottenere l'olio di fegato di squalo o per la cartilagine, usata per pseudo cure contro il cancro.
Noi umani uccidiamo gli squali perché abbiamo paura di loro, per ricavare cibo, per sport, e, nel modo più cruento di tutti gli altri, per farne una zuppa costosissima e insapore.
E' lo sterminio di massa degli squali con le longline e le reti all'unico scopo di tagliare loro le pinne la causa dell'incredibile diminuzione della popolazione di squali nel mondo. Le pinne sono molto costose e per i pescatori è un ottimo affare.
Oltre alla sofferenza dei singoli individui, che vengono uccisi in maniera così cruenta, ci sono anche i problemi causati all'ambiente e ad altri animali marini da questa sistematica distruzione di una specie che è ormai arrivata sull'orlo dell'estinzione.
Il 90% della popolazione mondiale di squali è stata sterminata, e gli squali vengono uccisi in modo più veloce di quanto riescano a riprodursi. Questo minaccia la stabilità dell'ecosistema marino di tutto il mondo. Gli squali sono il predatore all'apice della catena alimentare, hanno dato forma alla vita marina degli oceani per oltre 400 milioni di anni e sono essenziali alla salute del pianeta, e quindi anche alla sopravvivenza dell'uomo che oggi li sta uccidendo senza pietà.
Non sappiamo abbastanza dell'ecologia marina per capire del tutto l'impatto che avrà questo incredibile massacro di squali. Ci saranno delle conseguenze gravi. La vita negli oceani è stata danneggiata profondamente. Una cosa che spesso dimentichiamo è che gli squali sono diversi dagli altri pesci. Non depongono centinaia di migliaia di uova. Molti squali ci mettono 15 anni per raggiungere la maturità, e mettono al mondo un solo cucciolo ogni anno. Una riproduzione così lenta e fragile significa che questa specie potrebbe non riuscire a riprendersi dal danno che ha già subito finora per mano umana.
La Settimana europea dello squalo 2009 si svolge dal 10 al 18 ottobre 2009. Tutti i cittadini europei avranno l'opportunità di dimostrare il loro sostegno alla salvaguardia degli squali e promuovere il cambiamento. Durante la scorsa edizione della Settimana europea dello squalo sono state organizzate oltre 200 attività e raccolte più di 100.000 sottoscrizioni alla petizione indirizzata ai Ministri della pesca europei, affinché appoggiassero il Piano d'Azione.
Il nuovo Piano d'Azione comunitario per gli squali, adottato dalla Commissione Europea grazie anche alla pressione di tanti cittadini può portare a grandi miglioramenti delle politiche europee per gli squali, incluso il rafforzamento del divieto di finning.
Quest'anno, la campagna si rivolge ai Governi nazionali affinché applichino alcune delle misure previste dal Piano d'Azione, tra cui il rafforzamento del divieto di finning ed il divieto assoluto di pesca di alcune specie di squali particolarmente a rischio. In particolare, la petizione europea di quest'anno si rivolge alla Spagna, la nazione europea più attiva nella pesca degli squali.
Secondo quanto riportato da Shark Alliance, l'Italia è il maggior consumatore di carne di squalo in Europa e il quarto importatore nel mondo di prodotti di squalo (13.000 tonnellate nel 2006). Vengono importati anche spinaroli e gattucci, squali di piccola taglia che vengono registrati separatamente.
Ovviamente la prima cosa da fare è non mangiare zuppa di pinne di squalo - ma nemmeno qualsiasi altro cibo a base di animali uccisi.
Oltre a questo, ci sono varie cose che ciascuno di noi può fare per mettere a conoscenza altre persone di questo disastro e invitarle a non essere più complici di questo massacro.
Petizione europea
La petizione, rivolta al Governo spagnolo, può essere firmata on-line:
Firma la petizione on-line
Per scaricare la petizione cartacea da far firmare ai tavoli informativi:
Scarica il modulo da stampare
Impegno per gli scienziati
Esiste anche una dichiarazione da sottoscrivere per gli scienziati alla pagina:
http://www.conservesharks.org/
Diffondi questa pagina
Invia un link a questa pagina ai tuoi conoscenti e condividila su Facebook usando il link in fondo alla pagina "Condividi su Facebook".
Diffondi l'informazione con questo pieghevole di Sea Shepherd
Questo pieghevole è utile da stampare e distribuire:
Scarica il pieghevole di Sea Shepherd
Per gli insegnanti
Gli insegnanti possono coinvolgere i ragazzi di elementari e medie inferiori con un opuscolo apposito e con la partecipazione al concorso di disegno sugli squali e il mare.
Scarica l'opuscolo per i ragazzi
Partecipa al concorso di disegno (entro il 31 ottobre 2009)
Vari articoli, in italiano:
Articoli su SharkAlliance
Video, in inglese:
Umberto Pelizzari's Breathtaking Freedives - Maldives, Whale Sharks
Splash! Simon Enderby - Shooting sharks
da SunnyPink
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il domenica, 18 ottobre 2009
Ora 20:01
Una storia di amore e di amicizia
da SunnyPink
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#543# Alimentazione e istinto animale
il domenica, 27 settembre 2009
Ora 11:01
Osservando i nostri animali di compagnia, cani e gatti, notiamo che sono molto equilibrati a livello alimentare. La brioche, oltre al frumento raffinato, cui siamo intolleranti, contiene creme, marmellate, panna, cioccolato, tutti alimenti che ci portano all'iperglicemia, che è aumentata dall'adrenalina secreta per l'ingestione di alimenti cui siamo intolleranti, come il caffè, il latte e il grano. In iperglicemia stiamo apparentemente bene per qualche ora, fino alle 10 circa. Dalle 9 alle I I abbiamo la massima energia dei pancreas che percepisce questa iperglicemia e stimola l'insulina producendo un'ipoglicemia veloce. L’ipoglicemia provoca stanchezza, difficoltà di concentrazione nello studio, asocialità, facendoci commettere errori sul lavoro per disattenzione. 
Iniziamo la giornata con cappuccino e brioche. Il latte di mucca non è un alimento della nostra specie. E’ ricco di proteine animali che danno acidosi metabolica. Produce alterazione dei batteri saprofiti intestinali (disbiosi) per la lactenina e l'acido rumenico, due sostanze antibiotico simili. Il caffè è ritenuto uno stimolante, ma è un veleno che provoca la secrezione di adrenalina che è poi il vero neurotonico.
E ci viene una gran fame. Così siamo costretti a bere un altro caffè con lo zucchero raffinato, o un altro cappuccino con brioche, perché abbiamo un "calo degli zuccheri". Andiamo così di nuovo in iperglicemia e riusciamo a rimanere attivi fino all'ora di pranzo. Chi è fortunato mangia a casa e si gusta un piatto di pasta o riso raffinati al sugo o al ragù, bistecca, verdure e frutta, pane e vino. Siamo intolleranti al frumento della pasta e dei pane e, se abbondiamo troppo, anche al pomodoro.
E peggio ancora la pizza (con birra o coca cola), poiché è l'insieme di tutti gli alimenti tossici, quali frumento, lievito chimico, (disbiosi intestinale), mozzarella, pomodoro. Altri ingredienti aggiunti, a seconda dei gusti individuali, come gli affettati di carne suina, le uova, le patatine fritte, preferite dai ragazzi, i peperoni o le melanzane, il gorgonzola, i funghi, la fanno diventare una bomba alimentare che rimanendo nel nostro apparato digerente per 5 giorni aumenta l'acidosi, le infiammazioni all'apparato respiratorio, le difficoltà digestive come i gonfiori, le eruttazioni e le flatulenze, la disbiosi intestinale, i dolori articolari, le allergie, la stipsi o la diarrea.
Non ho preso in considerazione tutti gli alimenti conservati, come il tonno o la carne in scatola, i preparati sott'olio o sott'aceto, gli yogurt, i surgelati, i gelati e i dolci industriali. In questo modo ci stiamo avvelenando giorno dopo giorno, anzi, più mangiamo alimenti nocivi, per la gratificazione dovuta all'adrenalina secreta, più li desideriamo.
Dottor Giovanni Angilé – Tratto da “Biolcalenda”, nr. 8 settembre 2009
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#542# I vegetariani sono più "onnivori" degli onnivori?
il domenica, 27 settembre 2009
Ora 10:46
Sto riflettendo sul fatto che chi segue una dieta "tradizionale" pensa di avere un'alimentazione più completa di un vegetariano e soprattutto di un vegano, più ricca di nutrienti di alta qualità a minor a rischio di carenze. In realtà una dieta onnivora sana, come raccomandato dal World Cancer Research Fund e l'American Institute for Cancer Research deve limitare a 500 grammi la settimana il consumo massimo di carni rosse, mentre l'Organizzazione Mondiale della Sanità fissa il limite a 300 grammi; anche l'INRAN dichiara che gli italiani adulti mangiano più del doppio di proteine animali di quanto raccomandato (http://www.promiseland.it/view.php?id=3170). Da questo consegue che la dieta non può essere basata sui prodot Nella stragrande maggioranza delle famiglie si consumano i soliti quattro cibi in croce cucinati in modi diversi, quasi nessuno mangia pane e pasta integrali variando la qualità di cereali, ma sempre pasta di grano duro e pane bianco, altri prodotti di farina tipo "0" o "00", riso raffinato; i frigoriferi di molti onnivori sono stracolmi di affettati (ricchi di nitrati, sodio e a volte polifosfati) e formaggi stagionati (sodio e colesterolo), salsine tipo majonese (colesterolo), mentre mancano frutta e verdura di stagione, il prezioso limone, al massimo trovano posto la classica insalata e i pomodori; la frutta secca si mangia solo alle feste o davanti alla televisione, generalmente salata. Gli onnivori rinunciano, per ignoranza e perchè anche se li conoscessero li vedrebbero come cibi strani, ai semi di lino e sesamo (roba da canarini), semi di girasole (roba da criceti), alghe, seitan, tempeh, tofu, olio di lino (gli omega 3 abbassano il clesterolo LDL), cereali tostati o soffiati di vario tipo (non zuccherati), miso, legumi (a parte le lenticchie con il cotechino a Natale, i fagioli con le cipolle, il minestrone ogni morte di papa), frutta disidratata (non trattata con non specificati olii vegetali), frutta soprattutto fuori pasto (e sì, sarebbe meglio non mangiarla dopo pranzo) ecc. Gli abbinamenti alimentari sono fatti totamente a caso, il pasto tipico è fatto di un primo a base di pasta e un secondo di carne, con contorno di poca verdura, un bel dolce zuccherato; l'acqua naturale è un po' snobbata (c'è anche il luogo comune che quella del rubinetto faccia venire i calcoli), molti preferiscono quella frizzante, una birra, vino o una bibita ipercalorica (priva di nutrienti). Ora mi chiedo: è più a rischio di carenze una dieta onnivora o una vegetariana? Penso che non ci sia alcun dubbio che quella onnivora sia responsabile di eccessi soprattutto di alimenti dall'alto indice glicemico, proteine animali, grassi saturi, colesterolo, sodio, zucchero, caffeina, alcool, conservanti, tossine, inquinanti. E' un abitudine più diffusa tra i vegetariani o gli onnivori (eccetto per la vitamina B12) fare uso di integratori, quali vitamine quando si è stanchi (a che servono?), sali minerali (soprattutto potassio), pastiglie e polverine per la stitichezza e la flatulenza, proteine in polvere per diventare Big Jim in palestra? Penso che i vegetariani siano più "onnivori" degli onnivori, la differenza è che mangiano un gran varietà di cibi salutari ed evitano quelli non salutari, i quali non arricchirebbero la dieta, ma la inquinerebbero. L'esperienza clinica indica che i vegetariani sono soggetti ad un rischio inferiore di tumori, soprattutto al colon e di malattie cardiovascolari, ormai si sa che nei paesi ricchi una carenza di proteine è praticamente impossibile e che la teoria della complementarietà proteica, pubblicata negli anni '70, è obsoleta, infatti è basata sull'interpretazione di studi effettuati nei primi anni del 1900 sulla crescita dei ratti. Davide
ti animali, bensì su quelli vegetali.
da SunnyPink
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il domenica, 27 settembre 2009
Ora 10:34
2000 persone contraggono l’influenza suina e ci si mette la mascherina… 25 milioni di persone con AIDS e non ci si mette il preservativo…Che interessi economici si muovono dietro l’influenza suina? Nel mondo, ogni anno, muoiono milioni di persone, vittime della malaria.. I notiziari di questo non parlano… Nel mondo, ogni anno muoiono due milioni di bambini per diarrea che si potrebbe evitare con un semplice rimedio che costa 25 centesimi.. I notiziari di questo non parlano… Polmonite e molte altre malattie curabili con vaccini economici, provocano la morte di 10 milioni di persone ogni anno. I notiziari di questo non parlano… Ma quando comparve la famosa influenza dei polli… i notiziari mondiali si inondarono di notizie… un’epidemia e più pericolosa di tutte, una pandemia! Non si parlava d’altro, nonostante questa influenza causò la morte di 250 persone in 10 anni… 25 morti l’anno!! L’influenza comune, uccide ogni anno mezzo milione di persone nel mondo. … Mezzo milione contro 25. E quindi perché un così grande scandalo con l’influenza dei polli? Perché dietro questi polli c’era un “grande gallo”. La casa farmaceutica internazionale Roche con il suo famoso Tamiflu, vendette milioni di dosi ai paesi asiatici. Nonostante il vaccino fosse di dubbia efficacia, il governo britannico comprò 14 milioni di dosi a scopo preventivo per la sua popolazione. Con questa influenza, Roche e Relenza, ottennero milioni di dollari di lucro. Prima con i polli, adesso con i suini: e così adesso è iniziata la psicosi dell’inflluenza suina. E tutti i notiziari del mondo parlano di questo. E allora viene da chiedersi: se dietro l’influenza dei polli c’era un grande gallo, non sarà che dietro l’influenza suina ci sia un “grande porco?”. L’impresa nord americana Gilead Sciences ha il brevetto del Tamiflu. Il principale azionista di questa impresa è niente meno che un personaggio sinistro, Donald Rumsfeld, segretario della difesa di Gorge Bush, artefice della guerra contro l’Iraq… Gli azionisti di Roche e Relenza si stanno fregando le mani… felici per la nuova vendita milionaria. La vera pandemia è il guadagno, gli enormi guadagni di questi mercenari della salute… Se l’influenza suina è così terribile come dicono i mezzi di informazione, se l’Organizzazione Mondiale della Salute (diretta dalla cinese Margaret Chan) è tanto preoccupata, perché non dichiara un problema di salute pubblica mondiale e autorizza la produzione farmaci generici per combatterla? Dr. Carlos Alberto Morales Paita Children’s Hospital pediatra – Lima, Peru http://karlmoralesp2010.blogspot.com
da SunnyPink
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il domenica, 20 settembre 2009
Ora 21:17
Sono considerati carne da macello, ma c'è chi ha deciso di salvarli da questo destino, vivendo l'emozione di un rapporto nuovo e coinvolgente con mucche, maiali, galline...18 storie di animali ritrovati. Mucche, maiali, galline...sono tutti esseri senzienti con un'intensa vita emotiva. Ce ne accorgeremmo facilmente se solo cercassimo di avere delle relazioni con loro, invece di trattarli come oggetti e portarli alla fine a cui li condanniamo quotidianamente: una morte violenta per essere "trasformati" in cibo. Ma ci sono persone che, lontano dai riflettori dei media, stanno proponendo un radicale e significativo cambiamento nel rapporto che abbiamo con gli animali: così, il superamento della visione che li vuole "altro" dagli animali - dimentichi che anche noi siamo animali - si concretizza in azioni di salvataggio proprio di quegli esseri considerati gli ultimi degli ultimi, gli animali "da macello". 8 brevi saggi e 18 storie vere di animali salvati dallo sfruttamento e da morte certa ci introdurranno in questo mondo parallelo ma reale, per emozionarci e per farci scoprire come lo scambio di relazioni fra animali umani e non umani sia affascinante e coinvolgente. Spunti per riflettere sul perchè viviamo nella convinzione - dogmatica - di essere superiori agli "altri" animali e di poterne disporre a nostro piacimento. E' l'inizio di una rivoluzione, di un altro mondo in cui il nostro rapporto con gli animali non umani sarà finalmente diverso. Introduzione: la nostra casa sarà la loro casa Le cose cambiano se vogliamo farle cambiare e noi vogliamo che, peri più deboli, cessi il martirio in atto negli allevamenti per produrre carne, latte, uova, pellicce, pelle e lana; nei laboratori di vivisezione; nei circhi e negli zoo; nella caccia e nella pesca. L’elenco delle pratiche che vedono gli Animali sfruttati, maltrattati, violentati, uccisi, è lungo. Ma non vogliamo parlarvi di questo, almeno non direttamente. Vogliamo parlarvi di qualcosa di nuovo che sta avvenendo: l’inizio della “liberazione degli Animali”, che risale a molti anni fa e che oggi continua e accelera il suo cammino. Vogliamo parlarvi di persone che si muovono singolarmente e organizzazioni, piccole e grandi, che hanno dato il via ad un nuovo modo di pensare e di vedere il loro rapporto con gli altri animali. Dalle parole, dalla filosofia si passa ai fatti. Ognuno con i mezzi che può, ognuno fino a dove può. Non basta più il rifiuto di mangiarli, o di evitare ogni prodotto della loro sofferenza, non basta più salvare un cane dalla strada. Non possiamo più stare a guardare quei camion che percorrono le nostre autostrade carichi di esseri senzienti diretti al macello, ai quali, peraltro, è stata negata fin dal principio la vita. A volte accade che qualcuno di questi sfortunati sia adottato, salvato dal macello, dall’allevamento, dal laboratorio di vivisezione. Accade che questi sfortunati siano spesso comprati (contro ogni principio che vorrebbe che la vita, di chiunque, non si debba comprare), a volte recuperati dalla strada perché abbandonati come rifiuti, o più raramente, andando contro la legge, sottratti ai “proprietari”. Salvare una vita, nonostante i miliardi di altre vite che saranno spezzate, è importante perché ogni Animale è un individuo, I media ci abituano a vederli in gruppi, ammassati, togliendo loro il valore di esseri unici. Ma se proviamo a conoscerli singolarmente, cosa che più spesso ci capita con cani e gatti, ci rendiamo conto che tutti gli animali, anche quelli destinati ad “imbandire” le nostre tavole, sono esseri speciali, diversi uno dall’altro, .con un loro carattere, con aspettative di vita (seppur semplici ai nostri occhi), con le loro emozioni. Attraverseremo riflessioni e testimonianze per conoscere questo mondo parallelo che non fa notizia sui media ma che è vivo e presente. Vi parleremo, attraverso le persone, di animali sottratti al destino della macellazione e racconteremo del perché sia necessario portare un cambiamento. Almeno a parole siamo sempre (o quasi) tutti d’accordo che la vita delle donne, degli uomini e dei bambini, di qualunque Paese siano, vada difesa e protetta. Questo non accade per gli Animali. Essi sono considerati dalla maggior parte delle persone esseri da sfruttare a piacimento. E questo avviene in qualsiasi nazione, ricca o povera, avviene fra gente benestante e indigente. Allora, proveremo ad analizzare e a demolire insieme quei preconcetti, per la verità difficili da scardinare, che condizionano il nostro pensiero. Proveremo a dare vita ad un sogno che vorrebbe gli Animali liberi di vivere e di farlo secondo le loro esigenze, restituendo loro la dignità e i loro spazi naturali o, quando non è possibile altrimenti, convivendo in modo pacifico e rispettoso. Approfondiremo il concetto "dell'altro”, ossia questo nostro modo ingiusto di voler prendere le distanze da uomini, donne o animali che non consideriamo al nostro pari. Comprenderemo come questa distanza ci serva per sentirci a posto con la coscienza quando non li soccorriamo o quando li sfruttiamo. Impareremo che anche semplicemente non dare loro un nome fa la differenza, siano essi Uomini o Animali, poiché quando manca il nome è come se mancasse “la vita”. Queste riflessioni prenderanno forza con le testimonianze dirette. A cominciare da quelle relative agli allevamenti, narrate da chi ci è entrato per lavoro e ha visto cose che gli hanno cambiato la vita, fino ad arrivare alle storie vere di salvataggi e adozioni. Conosceremo alcuni rifugi per Animali da macello e leggeremo i racconti delle adozioni scritti direttamente dalle persone che si prendono cura degli Animali che hanno salvato. Animali che, comunque, in questo mondo, non trovano un loro posto per vivere liberi, ma devono adattarsi ad una stretta convivenza con chi gli è“amico” per sfuggire a chi li vuole morti. E ci sorprenderà come questa vicinanza, basata sul rispetto, sia per gli Animali anche motivo di apprendimento e scoperta, come accade più semplicemente pure per i cani e i gatti. Il fatto è che oggi non c’è scelta per loro. Finché non riavranno gli spazi per poter vivere liberi e in sicurezza, la nostra casa sarà la loro “casa”. Almeno per alcuni. Racconti di animali liberi: Remigia, Ulrike e Maggie Remigia è una gallina pesante e grassottella, un pollo da carne, insomma. Remigia non era abituata a mangiare normale, mangiava solo mais, ed era un po’ malata. Pian pianino il mio amico l’ha abituata a mangiare normale, l’ha curata amorevolmente, ma certo non poteva restare una vita in bagno. Perciò ha cercato di introdurla nel pollaio di una zia, ma i polli la trattavano molto male, Remigia aveva tanta paura e non osava nemmeno mangiare. Allora l’ha portata da me, e i miei polli l’hanno accolta amichevolmente. Già dopo due giorni Remigia si sentiva a casa. Ora, è una grande mangiona, accorre subito quando ci si avvicina, pesa un accidente, ma è proprio contenta. È gentile e dolce, ha sempre un pochino di paura quando uno la tocca, si appiattisce un po’, ma capisce subito che non si vuole farle del male. Non che la destinazione dei polli fosse meglio dell’incidente sulla strada... ma oltre all’allevamento di massa, al terrore del mattatoio, gli “regalava” in più ore di terrore puro durante il trasporto, al freddo, poiché non erano protetti contro le intemperie ed il vento, e spesso finivano ammazzati direttamente per strada, abbandonati morti, moribondi o ancora vivi dove erano caduti. Poveri piccoli. Piccola Remigia, che si è salvata grazie al nostro caro amico. Ulrike e Maggie erano invece due “galline da brodo”. L’estate scorsa avevo fatto un salto al mercato di Alessandria, e lì c’era una bancarella con tante gabbie strettissime piene di galline. Su una di queste c’era scritto “Galline da brodo, 1 anno, 1,60 euro l’una”. Credevo di non vedere bene. Le galline da brodo provengono dalle fabbriche delle uova, dove, dopo un anno o due, non rendono più abbastanza e sono buone solo per essere bollite. Non potevo prenderle tutte, ne ho scelte due. Il venditore le ha afferrate nel solito modo rozzo e le ha messe in una scatola. Me le sono portate a casa. Ho aperto la scatola in mezzo al pollaio..., e non ci sono voluti nemmeno due minuti perché Maggie ed Ulrike capissero che qualcosa di fondamentale era cambiato nella loro vita. Si sono immediatamente scrollate di dosso tutto il pesante passato. Tutto era buono, tutto era, per loro, bello: il sole, la pioggia, tutto, specialmente il gallo... Sono state, finché sono vissute, le galline può gioiose ed allegre che ho avuto. Erano curiose e avevano “una marcia in più” delle altre. Non davano nulla per scontato, sapevano cosa vuol dire vivere. Alla prima pioggia, affascinate dall’evento inusuale per loro, sono rimaste fuori a bagnarsi fino all’osso. Allegre come bambini. Anche il gallo sapeva che erano diverse, era incantato dal loro carattere affettuoso, intraprendente e avventuroso. Scappare dal recinto per mettere sottosopra le aiuole e sradicare il praticello era il loro passatempo preferito. Erano fiduciose e il loro amore era puro. Non so che motivo avessero di amare gli umani. Sono vissute con me per un anno e sono morte a causa di un uovo che, avendo il guscio troppo sottile (come sempre accade alle ovaiole), si è rotto prima di essere espulso e le ha infettate, lo amo tutte le mie galline, ma queste due sono, nel mio ricordo, speciali. Indice del libro Introduzione di Dora Grieco e Alberto Manganaro Ripartiamo da capo di Dora Grieco RACCONTI DI ANIMALI LIBERI Due galli in un pollaio di Piero Liberati Link di approfondimento Bibliografia Progetto Vivere Vegan è un'associazione onlus nata nel 2001 a Firenze, che promuove lo stile di vita vegan come condizione necessaria per eliminare la sofferenza degli animali non umani. PRESENTAZIONE DEL LIBRO L'ANIMALE RITROVATO domenica 20 settembre, Natura Bio, la nuova Festa della Natura (IX edizione), Rio Saliceto (RE) ore 16,30 presenteremo il nuovo libro "L'animale ritrovato", a cura di Progetto Programma completo: http://www.alberosacro.org/9-edizioneprogramma.htm Per ordinare il libro: info@viverevegan.org Ordinando a Progetto Vivere Vegan contribuirai al lavoro dei rifugi che accolgono animali 
di Dora Grieco e Alberto Manganaro (testo tratto da pp 9 e seguenti)
di Cornelia Pfeffer (testo tratto da pp 117 e seguenti)
Da parecchio tempo un camionista pazzo percorreva di notte le strade delle Langhe, con il camion pieno di gabbiette con polli. Un amico lo aveva visto più volte.
Una notte il camion ha avuto un incidente (non era il primo) e ha rovesciato il carico. Polli impazziti impauriti per strada, polli morti, una strage. Il mio amico è riuscito a prendere una gallina. L’ha chiamata Remigia (il luogo vicino al quale è stata recuperata si chiamava più o meno così..). L’ha portata dal veterinario, l’ha tenuta in casa, nel bagno, in città (Alessandria).
Il camionista è stato individuato e denunciato. Lo hanno fermato quando è andato a sbattere contro un muro. Gli allevamenti, dai quali portava i polli, non sono risultati abusivi, ma lui prendeva più lavoro di quanto potesse svolgere, e allora correva come un pazzo.
Gli altri animali di Alberto Manganaro
Per loro e per loro soltanto di Alessandra Galbiati e Massimo Filippi
Allevamenti tradizionali: nella vecchia fattoria... di Enrico Moriconi
Allevamenti industriali: i lager moderni di Enrico Moriconi
Rifugi di Dora Grieco e Alberto Manganaro
Introduzione alle testimonianze di Alessandra Galbiati
Emilio-Giovanni di Dorothea Friz
La piccola storia di Gianna, Michele e anche degli altri di Alessandra Galbiati
Lakshmi e compagni di Claudio, Elisabetta, Francesco e Simone Lolli
Bianchina e Nerina di Alberto Manganaro
Remigia, Ulrike e Maggie di Cornelia Pfeffer
lero e Sheila di Helena Deza Linares
Pippo di Antonietta Prestigiacomo
Syd - Piccola biografia di un coniglio di Giovanni Mori e Verbena Giambastiani
Ryan di Guido Masciello
I Tre Porcellini di Costanza A. Olschki
Paperina e Paperino di Adriano, Gloria e Margherita Fragano
Carlotta di Annalisa Scalià
Torbiera di Maria Grazia Barbieri
Il pesciolino di Cavo di Nicola Fontana
Gino e Caterina di Simona Basilico
Giulianamucca di Sara d’Angelo
Alvaro di Sara d’Angelo
L'associazione produce materiale informativo ed organizza eventi e mostre, focalizzando l'attenzione anche su temi importanti quali la salvaguardia dell'ambiente, la disponibilità delle risorse e la salute umana.
www.viverevegan.org
Vivere Vegan, edito da Aam Terranuova. Interverranno Alberto Manganaro, Adriano
Fragano, Dora Grieco.
da reddito. Tutto il ricavato dell’associazione sara’ infatti devoluto o utilizzato a tale scopo.
da SunnyPink
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#537# Presentazione libro: L'animale come mio prossimo non umano
il domenica, 20 settembre 2009
Ora 21:00
Sauro Martella La vita di tutti noi si snoda e arricchisce attraverso le esperienze quotidiane che contribuiscono alla creazione della nostra irripetibile ed unica interiorità di cui una parte fondamentale è certamente rappresentata dalle persone, intese come altro da sé, che si incontrano sul proprio cammino. «L'animale come mio prossimo non umano», attraverso un excursus ad ampio raggio, rappresenta un omaggio agli incontri con esseri diversi dall'umano, incontri particolari proprio perché con individualità così diverse da noi, ma non per questo meno fondanti e significative. Accanto ad un approccio di tipo rigorosamente scientifico (in cui vengono affrontate alcune problematiche che la convivenza con il nostro prossimo non umano necessariamente comporta) il libro intende offrire brevi immagini del quotidiano interagire del non umano insieme alla famiglia umana con cui convive.
Anna Rosa Galdi in questo libro cerca di trasmettere al lettore un clima da “compagni di viaggio” tra uomo e animale e lo fa attraverso strumenti diversi tra loro come poesia, prosa, scienza e storia, ma accomunati da una identica visione antispecista nel rapporto con il mondo animale.Non voglio fare alcuna recensione, non è il mio ruolo e non penso di avere la competenza per farlo, ma certamente auguro a Anna Rosa, che modera il nostro forum di Promiseland.it dedicato alla scrittura ed alla lettura, di trarre da questa ultima sua esperienza letteraria tantissime soddisfazioni, come pure auguro a chi vorrà leggere il suo libro di ottenerne spunti e ispirazione.A chiunque volesse saperne di più, segnalo con piacere che Sabato 3 Ottobre, alle ore 15.00 presso il Circolo ufficiali di Via San Vincenzo (adiacente Via XX Settembre, quindi Genova centro) si terrà, come è ormai tradizione annuale la "Festa degli animali", una festa molto bella e variegata nel cui ambito verrà presentato questo libro.
Direttore di Promiseland.it
L'animale come mio prossimo non umano è un libro che nasce da un'idea dell'autrice Anna Rosa Galdi , curatrice del forum La lettura, la scrittura e i libri viaggianti sul network di www.promiseland.it , dalla sinergia di diversi talenti accomunati tutti dall'attenzione e dall'amore per il nostro prossimo non umano. L'intento ultimo, che è tra l'altro uno dei filoni portanti del nostro gruppo di Promiseland.it, è quello di fare comprendere davvero l'ibridazione esistenziale, intesa come profonda solidarietà con tutte le diverse forme di vita, a cui tutti siamo chiamati .
Un'apposita sezione è dedicata alla particolarità di detti rapporti con personalità conosciute per genialità, cultura o santità di vita (da San Francesco a Gramsci). L'idea originale dell'autrice, Anna Rosa Galdi, nella realizzazione del volume (che uscirà a settembre) è stata quella di unire una sinergia di diversi talenti complementari , che si arricchiscono reciprocamente, accumunati dall'attenzione per il nostro prossimo non umano: il filone portante è quello di fare comprendere davvero l'ibridazione esistenziale (intesa come profonda solidarietà con tutte le diverse forme di Vita) a cui tutti siamo chiamati, non soltanto coloro che già ne avvertono l'esigenza per la loro particolare sensibilità poetica.Dovremo quindi tutti comprendere e realizzare la vocazione d'Amore in un'etica cosmica a cui ogni essere vivente è per sua stessa natura orientato, da attuarsi attraverso una piena e sempre più consapevole realizzazione di un percorso formativo in cui interagiscono e dialogano insieme, in un mutuo soccorrersi, umani e non umani.Anna Rosa Galdi nasce a Genova, città dove vive e che ama profondamente. Ritenendo la scrittura una vera linfa vitale, afferma la sua sensibilità e capacità di comunicare attraverso la composizione di poesie e brani in prosa. Ha pubblicato per la Erga edizioni: «Elvira. Una storia degli anni 30», «La Liguria secondo noi: immagini, poesie e narrazioni la raccontano» (coautore Roberto Morchie).L'animale come mio prossimo non umano
Anna Rosa Galdi (insieme a: Luisella Battaglia, Pino Boero, Pier Luigi Castelli, Silvana Castignone, P. Umile Minimo, Oraziana Moretti) - Erga edizioni. Pagine 116 - Costo € 12,00
(Fonte Erga edizioni)
da SunnyPink
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#536# Oceani mai così caldi negli ultimi 120 anni
il domenica, 13 settembre 2009
Ora 21:27
A luglio la temperatura delle acque salate ha raggiunto i 17 gradi battendo tutti i record dal 1890. A rischio ghiacci e barriere coralline ANCHE gli oceani hanno caldo. A luglio la temperatura alla superficie ha battuto il record da quando nel 1890 sono iniziate le misurazioni sistematiche. La statistica arriva dal National Climatic Data Center statunitense, secondo cui anche agosto sarebbe pronto a piazzarsi in testa alla classifica dei mesi con le acque salate più calde. La media di tutti gli oceani, nel mese passato, ha fatto toccare al termometro i 17 gradi. Il precedente record risaliva al luglio del 1998 (16,8 gradi). E sono circa 10 anni che si viaggia costantemente al ritmo di mezzo grado oltre il valore medio del secolo scorso (16,4 gradi). Il G8 dell'Aquila fissò in due gradi la soglia di riscaldamento oltre la quale le conseguenze per l'ambiente diventerebbero catastrofiche. Ma si riferiva alle temperature globali dell'atmosfera. Rispetto all'aria, i mari rappresentano una riserva di energia termica molto più duratura e difficile da smaltire. "Un caldo simile negli oceani non si disperderà da un anno all'altro" conferma a margine della pubblicazione dei dati Andrew Weaver dell'università di Victoria nella British Columbia. Per riscaldare l'acqua, rispetto alla terra, occorre infatti il quintuplo dell'energia. "E l'aumento della temperatura in mare influenza anche la terra. Siamo di fronte a un'altra importante conferma del cambiamento in atto". Nel Pacifico intanto sta per ripartire una nuova stagione di El Nino, la corrente oceanica calda che ogni 3-7 anni si riaffaccia ad aggravare una situazione già compromessa. Il caldo di questi giorni sulla terraferma è l'altra faccia del caldo dei mari. E in effetti il National Climatic Data Center, sempre a luglio, ha misurato una temperatura media sui continenti di 14,81 gradi, ancora una volta più alta di mezzo grado rispetto alla norma del secolo scorso. Si tratta del nono valore di sempre. E andando a confrontare le varie tabelle, si scopre anche che l'ultimo dato che non oltrepassa la linea media del '900 (combinando il caldo a terra e nei mari) risale al 1976. Da allora tutti gli indicatori di temperatura marciano regolarmente in salita. Tra le zone più calde del pianeta, secondo i dati statunitensi, a luglio figuravano l'Europa, il Nord Africa e la costa occidentale del Nord America. "In queste aree - si legge nel rapporto del National Climatic Data Center - la media del secolo scorso è stata superata di 2-4 gradi". Nel Mediterraneo l'anomalia della temperatura è di 1,7 gradi. E scricchiola anche il ghiaccio del Polo Nord: "L'estensione del pack artico dal 1979 a oggi si è ridotta del 6,1 per cento per ogni decade". Il mare attorno all'Artico a luglio 2009 ha vissuto uno dei riscaldamenti più incisivi: 5,6 gradi in più rispetto alla media del XX secolo. Se la banchisa bianca vive tempi difficili, ai tropici i coralli rischiano di perdere il loro rosso. Il riscaldamento e l'aumento di acidità nei mari sono infatti all'origine del colore pallido e slavato delle barriere, che normalmente si presenta alla fine dell'estate e invece è già osservabile in alcune zone dell'America Centrale. Uno studio della Nasa del 2006 dimostrò anche che più gli oceani si riscaldano, più diminuisce la presenza di fitoplancton. Questi minuscoli organismi viventi non solo danno da mangiare ai pesci e al resto della catena alimentare, ma con la fotosintesi clorofilliana assorbono anidride carbonica dall'atmosfera. In anni normali, il loro contributo alla "ripulitura" dell'aria inquinata è addirittura equivalente a quello delle foreste sulla terraferma. ELENA DUSI
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#535# L’influenza da virus H1N1 tra i tacchini potrebbe propagarsi
il domenica, 13 settembre 2009
Ora 21:25
La diffusione nel pollame rafforza il contagio pandemico globale Il rilevamento del virus H1N1 in alcuni allevamenti di tacchini in Cile solleva la preoccupazione che anche altri allevamenti di pollame altrove nel mondo possano essere contagiati dal virus influenzale pandemico attualmente in corso di diffusione tra gli uomini, ha annunciato oggi la FAO. Le autorità cilene hanno annunciato il 20 agosto 2009 che sono stati rilevati casi di infezione da virus pandemico H1N1/2009 tra i tacchini in due allevamenti nei pressi del porto di Valparaiso. La forma influenzale rilevata in questi due casi è identica a quella dell'influenza pandemica da H1N1/2009 che sta attualmente diffondendosi nella popolazione umana in tutto il mondo. Nessun pericolo per gli uomini Tuttavia, il rilevamento del virus tra i tacchini non costituisce alcuna minaccia immediata per la salute umana e la carne di tacchino può continuare ad essere commerciata, previ adeguati controlli veterinari e trattamenti sanitari. "La reazione delle autorità cilene alla scoperta del virus H1N1 nei tacchini - ovvero l'immediata comunicazione del rilevamento alle organizzazioni internazionali, la fissazione di una temporanea quarantena e la decisione di permettere la guarigione del pollame infetto piuttosto che procedere subito all'eliminazione - è stata sensata e opportuna da un punto di vista scientifico", ha detto Juan Lubroth, Veterinario Capo ad interim della FAO. "Una volta che il pollame è guarito dall'influenza, la produzione e la lavorazione possono continuare in tutta sicurezza. Non costituisce alcun pericolo per la catena alimentare", afferma Lubroth. Monitorare il contagio La forma del virus H1N1 attualmente in corso di diffusione è un misto di geni umani, suini e aviari, e si è rivelata essere molto contagiosa, ma non più letale dei comuni virus influenzali stagionali. Tuttavia, potrebbe teoricamente diventare più pericolosa se si combinasse nuovamente con altri virus, ad esempio con il virus H5N1, conosciuto comunemente come "influenza aviaria", che è molto più letale ma anche meno contagiosa tra gli uomini. Questo fenomeno è chiamato riassortimento o ricombinazione genetica e può avvenire in casi di infezioni virali simultanee del portatore. "In Cile non ci sono casi di influenza da H5N1. Nel Sud-Est Asiatico, dove il virus H5N1 sta circolando tra gli allevamenti di polli, il rilevamento dell'H1N1 in tali popolazioni animali sarebbe stato un problema di ben maggior portata", ha affermato Lubroth. Questa è una delle ragioni per cui la FAO incoraggia il miglioramento del monitoraggio della malattia tra gli animali e il controllo del rispetto delle norme igieniche e delle pratiche di buon allevamento, tra cui anche proteggere la salute dei lavoratori negli allevamenti infettati ed evitare la vicinanza di lavoratori malati con gli animali. "Dobbiamo monitorare più da vicino il contagio tra gli animali e rafforzare i servizi veterinari nei paesi poveri e in transizione. Questi paesi hanno bisogno di adeguate capacità di rilevamento ed esperti sul campo competenti e ben equipaggiati, per reagire alle eventuali emergenze." Il Cile è ormai il quarto paese che sta osservando la trasmissione del virus H1N1/2009 dai lavoratori agricoli affetti da virus di tipo influenzali agli animali, dopo i casi di infezione negli allevamenti suini rilevati in Canada, Argentina, e più recentemente in Australia. Sebbene le infezioni nei suini e nei tacchini osservate finora siano state generalmente leggere, è importante ricordare che la diffusione pandemica del virus H1N1 in tali allevamenti può potenzialmente portare a conseguenze economiche negative, quali restrizioni commerciali e percezioni sbagliate della qualità e della sicurezza della carne. L'emergere di nuove forme di virus influenzale capaci di colpire sia gli esseri umani che gli animali d'allevamento rimane un problema più generale e di più grande portata, che è attualmente sotto attento monitoraggio da parte della FAO, dell'Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (OIE) e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO). 
27 agosto 2009, Roma
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#534# Jatropha, il biocarburante del futuro
il domenica, 13 settembre 2009
Ora 21:23
E’ una pianta selvatica capace di crescere anche in zone semi-aride, quindi non competitiva con le derrate alimentari Alcune problematiche connesse ai biocarburanti tradizionali, quali la competizione tra fini alternativi di una risorsa scarsa quali sono i terreni arabili (cosiddetta competition for land) ed il conseguente aumento nei prezzi delle derrate alimentari, hanno fatto spostare l’attenzione degli addetti ai lavori verso specifiche tipologie di biocarburanti capaci di superare tali criticità. In tale prospettiva, un’opzione particolarmente promettente pare rappresentata dal biodiesel ottenibile dalla Jatropha. Originaria dell’America Centrale ma comune oggi pure in Africa ed India, la Jatropha è una pianta selvatica capace di crescere anche in zone semi-aride, ove altre colture tradizionali perirebbero. Sebbene infatti il suo habitat ideale sia rappresentato da zone caratterizzate da temperature costanti tra i 20 ed i 30 gradi, la Jatropha dimostra grandissima adattabilità ad ambienti ostili, il che la rende particolarmente adatta ad essere coltivata in zone semi-desertiche dell’America Centrale, dell’Africa e dell’India. I suoi rendimenti in termini di olio grezzo variano significativamente da caso a caso, e data la natura ancora selvatica della pianta non sono state apportate ad oggi quelle migliorie che permetterebbero di incrementarne notevolmente la produttività. Le rese sembrano comunque essere molto promettenti, soprattutto se paragonate a quelle di altri feedstock da biodiesel. La seguente figura illustra infatti come solo l’olio di palma sia preferibile sotto questo punto di vista, mentre altri feedstock tradizionali quali la colza, il girasole e la soia mostrino risultati decisamente più scarsi (dati WorldWatch Institute 2006, Biofuel for Trasportation). Inoltre, la Jartopha non è edibile vista la sua tossicità, e non viene attaccata dagli animali in cerca di cibo. Se questo può apparire come un vantaggio di modesta entità nel contesto Europeo, la situazione cambia radicalmente in Africa o in India, ove gli animali rappresentano una minaccia costante e rilevante per numerose piante. Inoltre, la Jatropha aiuta a prevenire la desertificazione, e questo spiega come molti esperti considerino questa pianta come una soluzione efficace per specifici contesti geografici, anche per il grande potenziale che essa offre dal punto di vista delle opportunità di lavoro per le comunità rurali autoctone. Bisogna comunque sottolineare come vi sia stata anche molta disinformazione sulla Jartopha, facendo sorgere aspettative forse esagerate visti i punti interrogativi che comunque ancora persistono: le piantagioni di Jatropha esistenti sono per lo più progetti pilota finanziati dai Governi nazionali le tecniche di coltivazione e raccolta sono ancora labour-intensive molte informazioni inerenti la Jatropha sono inesatte e sovrastimano pesantemente l’effettiva diffusione odierna della medesima. Sebbene il continente africano sia un’area dal grandissimo potenziale per la coltivazione futura di Jatropha, ad oggi è in India che si sono raggiunti i risultati più lusinghieri. Un progetto dimostrativo su 400,000 ettari è stato avviato, e si prevede che l’area dedicata verrà gradualmente incrementata grazie ad una partnership tra Governo ed attori privati. Per quanto concerne l’Europa, invece, il clima appare essere troppo rigido per la pianta persino nelle regioni mediterranee. Vi sono in verità alcune piantagioni sperimentali in Grecia, Spagna ed Italia, ma i primi risultati paiono poco incoraggianti, probabilmente in virtù degli inverni eccessivamente rigidi. L’Unione Europea sta comunque puntando con decisione sulla Jatropha, sebbene in maniera indiretta, tramite investimenti in Paesi tropicali e subtropicali al fine di raggiungere sinergicamente risultati di diversa natura quali: la creazione di posti di lavoro in aree svantaggiate del Nordafrica Per quanto concerne gli investimenti privati, sicuramente la società inglese D1Oils è all’avanguardia con investimenti in piantagioni di Jatropha pari a 200,000 ettari dislocati in diversi Paesi, dalle Filippine al Ghana: In conclusione, pare quindi che la Jatropha possa effettivamente fornire un contributo rilevante alla causa dei biocarburanti, una volta superate alcune difficoltà iniziali dovute alla fase sperimentale che tuttora caratterizza l’industria. Ad avvantaggiarsene potrebbero essere in primis le Nazioni delle aree di coltivazione, spesso situate in zone depresse quali l’Africa o l’America centrale, ma anche i Paesi Europei tramite partnerships strategiche e progetti di investimento in Paesi Terzi. Pietro Lanzini
il conseguente contributo ad un controllo migliore dei flussi migratori
l’ingresso in un settore promettente come quello dei biocarburanti avanzati
Ma anche l’Italia si sta muovendo in questo senso; Agroils, ad esempio, è attiva nel settore con importanti attività di ricerca sulla meccanizzazione del processo produttivo e sui miglioramenti genetici della pianta medesima, che potrebbero risultare in rese maggiori (progetti aperti in diversi Paesi quali Brasile, Camerun e Tunisia).
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il domenica, 13 settembre 2009
Ora 21:21
Si annidano nelle grandi fattorie di bestiame, dove mucche, maiali e polli vi Sono virus nuovi di zecca, che mischiano i genomi di diversi esseri viventi e saltano i recinti delle immense fattorie animali per appestare, per primi, l'allevatore e la sua famiglia; e poi imbarcarsi per il giro del mondo. La suina, l'aviaria e, prima ancora, la Sars hanno acceso gli animi e preoccupato le autorità, ma sono milioni gli agenti patogeni che nascono negli allevamenti intensivi e stanno mandando in tilt i sistemi di sorveglianza delle malattie. A lanciare l'allarme è, prima di tutto la Food and Agricolture Organization, che stima come la fame di carne degli umani sia destinata a raddoppiare entro il 2050, passando da 229 milioni di tonnellate consumate nel 2000 a 465 milioni nel 2050. E, commenta Hans-Gerhard Wagner del Dipartimento produzione e salute animale dell'Agenzia: "Gli allevamenti intensivi sono un vivaio di malattie emergenti". L'incubatore vero e proprio è il sovraffollamento di pochi, mastodontici allevamenti. Giacché quando si parla di allevamenti intensivi, oggi si parla di fabbriche di carne con centinaia di migliaia di maiali, vitelli o polli stipati in gabbie, nutriti e abbeverati con sistemi automatici, cresciuti a forza di antibiotici per prevenire le malattie e pompare il peso. Gli americani le definiscono Cafo (confined animal feeding operations): attività di allevamento di animali reclusi. Degli effetti di questa catena di montaggio si è occupata per oltre due anni la Pew Commission on Industrial Farm Animal Production, una commissione indipendente fondata dalla Pew Charitable Trust grazie a un finanziamento della John Hopkins Bloomberg School of Public Health. Nel suo report 'Putting meat on the table: industrial farm production in America', la commissione mette l'accento sul significato dell'industrializzazione degli allevamenti. Le vecchie fattorie disegnate sui libri per bambini si sono trasformate in gironi infernali straripanti di escrementi in cui soffocano decine di migliaia di animali con sistemi immunitari provati dal caldo e dal letame, che si scambiano patogeni a velocità vertiginosa. Il risultato? "Degli oltre 1.400 patogeni umani documentati, circa il 64 per cento è di origine animale", si legge nel rapporto della commissione. Che spiega: "La circolazione di virus è agevolata dalle condizioni di allevamento intensivo tipiche delle Cafo, dal sovraffollamento degli animali, dal frequente riutilizzo di acqua proveniente dai liquami, dal continuo afflusso di uccelli selvatici alle distese di liquame in cui vengono scaricati i virus influenzali aviari e dalla totale assenza di biosicurezza degli impianti". A questo si aggiunga l'uso sregolato di antibiotici che la stessa Pew Commission ha monitorato negli allevamenti. Somministrando farmaci, gli allevatori tentano di arginare la diffusione di batteri negli allevamenti, ma finiscono col favorire l'aumento di infezioni da agenti resistenti ai farmaci. Secondo la Pew Campaign on Human Health and Industrial Farming, il 70 per cento degli antibiotici impiegati negli Stati Uniti viene somministrato ad animali sani per contrastare gli effetti della scarsità di igiene e del sovraffollamento. E la resistenza causata dall'abuso di questi farmaci costa al sistema sanitario da 4 a 5 milioni di dollari l'anno. I Centers for Diseases Control (Cdc) stimano che ogni anno due milioni di persone contraggano un'infezione resistente agli antibiotici e 90 mila ne muoiano. Colpa in larga misura dell'uso scriteriato di questi farmaci negli allevamenti che, secondo un report congiunto di Fao, Organizzazione mondiale della sanità e World Organization for Animal Health, aumenta il rischio di infezioni, gravità delle malattie e fallimento dei trattamenti. È dimostrato, infatti, che i batteri sviluppano resistenza agli antibiotici quando vengono esposti per lungo tempo a basse dosi di farmaci, come accade nelle fattorie in cui l'antibatterico viene impiegato come stimolante della crescita. Alla fine degli anni '90 fu trovato nel corpo di uomini e polli lo stesso ceppo di un batterio, il Campylobacter, resistente a un'importante classe di antibiotici il cui uso fu poi bandito negli allevamenti. E alcuni studi suggeriscono che il temuto Stafilococco aureo resistente alla meticillina, che secondo i Centers for Disease Control uccide 18 mila americani all'anno, venga trasmesso all'uomo dai maiali. Eppure oltre un anno fa, la Pew Commission aveva previsto il focolaio messicano. "Alcuni ricercatori dell'Università dello Iowa che stanno studiando l'influenza aviaria erano seriamente preoccupati che il virus dei polli potesse penetrare in un grande allevamento di suini, mutare rapidamente e passare all'uomo", spiega Bob Martin, già direttore esecutivo della commissione. E il giornalista dell''Huffington Post', David Kirby, che ha girato due anni negli allevamenti americani per scrivere 'Animal Factory', saggio sulle Cafo che verrà pubblicato negli Stati Uniti all'inizio del 2010, racconta: "Gli allevamenti non sono ambienti ermeticamente chiusi e i patogeni possono entrare e uscire insieme a chi ci lavora o portati dalle mosche". Che i sistemi di gestioni degli animali e dei rifiuti degli allevamenti siano una bomba ecologica è una faccenda che gli allevatori conoscono bene. Tanto che lo statunitense National Pork Board, che riunisce i produttori di carni suine, ha chiesto ai suoi associati di prendere misure per scongiurare il contatto del virus aviario con quelli dell'influenza dei maiali. Ad esempio separando allevamenti avicoli da quelli suini, sigillando tutto per tenere alla larga i volatili ed evitare contaminazioni e trattando l'acqua, sia quella per abbeverare le bestie che quella per pulire le stalle. Nel mirino non ci sono le piccole fattorie tradizionali, così spesso accusate di eccessiva intimità ecologica tra uomini e bestie, ma le mastodontiche filiali dei colossi della carne che hanno aperto decine di succursali nel Sud del mondo per invaderne il mercato e avvantaggiarsi del basso costo del lavoro. È dallo stabilimento Granjas Carroll, sussidiaria del gigante americano Smithfield, allevamento di un milione di maiali situato nei pressi del piccolo agglomerato di La Gloria, nello Stato messicano di Veracruz, che sembra essere partita la pandemia di influenza suina. Una sola filiale della Smithfield produce più rifiuti degli abitanti di Manhattan; i suoi laghi di raccolta del letame possono coprire cento chilometri ed essere profondi nove metri e basta un'acquazzone per farli straripare e raggiungere i fiumi vicini. Nel 1997 l'Environmental Protection Agency aveva multato la Smithfield per 12,6 milioni di dollari per violazione delle norme federali sulla prevenzione dell'inquinamento delle acque e un paio d'anni fa, in Romania, la stessa Smithfield non lasciò entrare le autorità ispettive chiamate dagli abitanti del luogo che denunciavano il fetore di centinaia di carcasse di maiale lasciate a marcire. Ma il potenziale esplosivo del nuovo agrocapitalismo si era già visto in tempi di aviaria. A metterlo sotto la lente il sociologo Mike Davis, autore di 'A monster at our door'. Il mostro che bussa alla porta era la minaccia globale dell'influenza dei polli dovuta, secondo Davis, "a una concentrazione senza precedenti di polli, uomini e uccelli selvatici". Dietro la crescita continua del consumo di pollame c'è un altro colosso: la Tyson. "È il fordismo applicato al pollame", lo definisce Davis: "Più simile, con le sue filiali da un miliardo di polli, a una azienda petrolchimica che a una agricola". Il modello Tyson è stato adottato dalla Charoen Pokphand di Bangkok che con le sue smisurate distese di pollame crea le condizioni per la selezione di ceppi virali più aggressivi. Bisogna dunque cambiare rotta, raccomanda la Pew Commission. Bandendo l'uso di antibiotici quando non servono come terapia e garantendo agli animali una qualità di vita più decente, che non generi stress e malattie. Si deve inoltre potenziare la sorveglianza delle malattie che nascono negli allevamenti e considerare le fattorie al pari di ogni altra industria pretendendo un adeguato trattamento e smaltimento dei rifiuti. I commissari della Pew, invece, hanno denunciato più d'uno ostacolo alla loro inchiesta: "Così come il gigante dei polli Charoen Pokphand di Bangkok è riuscito a insabbiare le indagini sul suo coinvolgimento nella diffusione dell'influenza aviaria in tutta l'Asia, è probabile che l'epidemiologia della febbre suina sbatta contro le barriere corporative dell'industria del maiale". Così, mentre tutte le autorità sanitarie affermano che a salvarci dai nuovi virus potrebbero essere solo i monitoraggi e i controlli sui grandi allevamenti, 'Nature' qualche settimana fa denunciava come "la sorveglianza delle malattie trasmesse all'uomo dagli animali sia rimasta al Diciannovesimo secolo". Non solo, il sistema di monitoraggio europeo per l'influenza suina è stato addirittura smantellato e, rivela 'Nature': "Il già misero finanziamento annuale di 139 mila euro era scaduto in marzo, giusto un mese prima che scoppiasse il primo caso di contagio messicano". Daniela Condorelli (24 agosto 2009)
vono ammucchiati e bombardati da antibiotici. Un rapporto dagli Stati Uniti racconta come nascono i super killer 
Non solo: "Ogni volta che un virus entra in un nuovo ospite, può mutare", spiega Michael Greger, responsabile salute pubblica alla Humane Society of United States: "Nelle fattorie con 50 capi, un virus ha solo 50 probabilità di mutare. In quelle con 5 mila maiali ha 50 mila possibilità di trasformarsi in un virus in grado di compiere il salto di specie passando dall'animale all'uomo". Salto di specie che si è verificato in Messico tra maiali e uomini.
da SunnyPink
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#532# La vivisezione non serve a niente
il domenica, 13 settembre 2009
Ora 13:17
A Roma il 7° congresso sulle metodologie di ricerca senza sacrificio di viventi. Dall'Europa 50 mln per la cosmetica cruelty free Non solo per ragioni etiche. Non solo con proclami da parte dei fautori dei diritti animali. A lavorare per poter scrivere la parola fine nella crudele storia della vivisezione è ormai una buona parte del mondo scientifico, illuminata, e sempre più trasversale e internazionale. E se gli scienziati cominciano a muoversi in questa direzione, il congresso è gremito di giovani ricercatori provenienti da tutto il mondo, e lo stesso fa l'industria (c'è il colosso de L'Oreal tra gli sponsor, oltre a Johnson & Johnson, Procter & Gamble e Unilever): siamo, si spera, all'inizio di una rivoluzione anche culturale che dovrà il più velocemente possibile aggiornare l'approccio alla conoscenza, una volta che l'uso di modelli animali si è rivelato insufficiente e superabile. Sono innumerevoli le presentazioni proposte al Congresso di applicazioni future di colture cellulari integrate, sulle prospettive delle sperimentazioni in vitro e di modelli computerizzati. E' notevole la presenza di rappresentanze dell'estremo oriente, che si avvicinano finalmente all'impostazione delle 3"r" (ovvero refinement , riduzione dei livelli di sofferenza, reduction , riduzione del numero degli animali coinvolti, replacement , sostituzione) con l'esposizione di una trentina di studi tra giapponesi e coreani. Parallelamente sono offerte dimostrazioni di supporti didattici alternativi, come riproduzioni in silicone di modelli animali utili agli studi di chirurgia e di fisiologia. Colpisce invece la scarsissima presenza di studiosi italiani che, secondo Luigi Campanella, presidente della Società chimica italiana e moderatore della sessione sulle associazioni scientifiche, si spiega col fatto che «la posizione del mondo scientifico e medico italiano, relativamente ai metodi alternativi, non è ancora molto chiara, fondamentalmente per ragioni culturali. Noi però ci crediamo - sottolinea Campanella - e sosteniamo il contributo della chimica per il superamento dei test sugli animali, che può essere rilevante: il principio su cui si basa questo approccio è che poiché una sostanza è tossica se produce una reazione, noi lavoriamo al livello cui questo eventuale fenomeno avviene su tessuti umani, eliminando così il problema del passaggio di specie che rende spesso i risultati ottenuti sugli animali non corrispondenti a quelli sull'uomo». Un approccio similare è quello promosso da Celltox, l'associazione italiana di tossicologia in vitro, presente con i suoi rappresentanti al congresso. Celltox dal 1991 lavora allo studio di metodiche che consentano l'analisi a livello molecolare e cellulare degli effetti tossici delle sostanze. Un intero seminario è dedicato poi alla presentazione di una creazione italiana, il modello Caesar, sviluppato da ricercatori dell'Istituto Mario Negri di Milano: si tratta di un'applicazione java che attraverso un algoritmo permette di accedere a modelli predittivi sulla tossicità delle sostanze e che conta di offrire alternative in vista della grande sperimentazione che attende i ricercatori da quando il progetto Reach è diventato legge nell'Unione europea nel 2007. Reach, ovvero Registration, Evaluation, Authorisation and Restriction of Chemicals prevede che le industrie entro il 2018 analizzino dal punto di vista chimico tutte le sostanze in circolazione nei prodotti in commercio (tra le 18mila e le 68mila secondo diverse stime) delle quali non è accertata la sicurezza da un punto di vista ecologico e sanitario. All'incirca il 97% dei composti chimici che si vendono a tonnellate e che si trovano in ogni tipo di cosmetico, sapone o detersivo, sono stati infatti introdotti prima del 1981, quando non erano obbligatori i rigorosi test di valutazione che precedono oggi l'immissione in commercio di qualsiasi novità. Reach, che nel regolamento non ha indicazioni di utilizzo di metodi alternativi alla vivisezione, è diventato però una delle ragioni principali che spiegano l'interesse delle case cosmetiche e farmaceutiche per queste alternative: l'immensa sperimentazione, se svolta con i metodi attuali, costerà alle industrie tra i 2,6 e 9,5 milioni di euro e comporterà il sacrificio di un numero spaventoso di animali, tra 54 e 141 milioni di individui. Allo sviluppo di metodiche sostitutive contribuirà ora con un cospicuo finanziamento anche l'Unione Europea. Grande entusiasmo ha suscitato la notizia giunta al Congresso, martedì, dell'investimento da parte della Commissione e di Colipa, l'Associazione europea dei cosmetici, di 50 milioni di euro per sostenere le ricerche volte a mettere a punto nuovi test cruelty-free per la formulazioni di sostanze cosmetiche, per le quali già si prevede il bando all'uso di animali dal 2013 (ma la data è già slittata diverse volte). I progetti selezionati verranno finanziati per il 100% delle spese. E se alternative interessanti saranno messe a punto, potrebbe da questo scaturire un positivo effetto moltiplicatore. Come spiegano alla Lav, «questi sistemi daranno informazioni sulla tossicità sistemica delle sostanze, perciò una volta validati potranno utilmente essere usati anche nell'industria farmaceutica». Leonora Pigliucci - 03/09/2009 Fonte: Liberazione Animale
La vivisezione non serve a niente, finanziamo i metodi alternativi
A Roma si è chiuso il congresso internazionale "Calling on science", il settimo promosso dall'Ecvam (il centro europeo di validazione dei metodi alternativi) per fare il punto sulla ricerca e lo sviluppo di metodologie ultra moderne che lavorano per il progresso della ricerca senza sacrificare nessuna vita.
da SunnyPink
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#531# 12 milioni di sacrificati l'anno le norme Ue devono cambiare
il domenica, 13 settembre 2009
Ora 13:15
L'Unione europea si appresta a imprimere una svolta alla legislazione che attualmente regola l'uso degli animali nella ricerca scientifica a livello comunitario. Un'occasione per l'Europa per svolgere un ruolo trainante in vista del superamento di quello che sarà ricordato come immane olocausto animale: solo nel vecchio continente 12milioni di cavie sacrificate ogni anno in nome di una scienza crudele che nei loro confronti si è posta sinora ben pochi limiti etici. Da un anno è in discussione la proposta che dovrà aggiornare l'attuale Direttiva 609 del 1986, la prima a porre la questione della protezione delle cavie da esperimento. Concepita per scoraggiare l'uso di animali e promuovere metodi alternativi, la norma si è rivelata però inefficace, di fatto non portando ad alcuna limitazione effettiva. Il testo infatti non fissa che standard minimi di benessere, contiene poche specifiche e fa solo un vago riferimento a metodiche sostitutive (al momento dell'entrata in vigore, del resto, le alternative erano molto meno avanzate di oggi) e soprattutto concede di ricorrere a deroghe anche nei casi più estremi. Basti pensare all'importazione per fini sperimentali anche di primati ad altissimo rischio di estinzione o la possibilità di effettuare test di tossicità e prove altamente invasive anche senza anestesia su roditori, cani e gatti e scimmie. La Ue già da tempo, da una risoluzione del 2002, ha preso coscienza dell'inadeguatezza della direttiva 86/609, ma solo nel novembre 2008 per iniziativa del Consiglio d'Europa, ha preso avvio l'iter con la proposta di una nuova direttiva. Accolta con grande interesse da parte di tutte le associazioni animaliste europee, ha solo in piccola parte soddisfatto le aspettative che vi si riponevano. «Sicuramente è lontana anni luce dalla normativa di oggi - spiega la biologa Michela Kuan, responsabile vivisezione della Lav - ma visti i sondaggi svolti tra gli europei, che evidenziano che la maggioranza della popolazione è contraria alla vivisezione, e l'avanzamento dei metodi alternativi, ci aspettavamo molto più». Tra i punti positivi c'è la decisione di fissare un limite massimo di dolore cui gli animali potranno essere sottoposti, la creazione di nuove strutture in Europa per lo sviluppo e l'incentivazione dei metodi alternativi, l'inclusione di alcuni invertebrati e altre specie e l'estensione delle protezioni per le cavie usate nella ricerca di base, nella didattica e negli allevamenti. «Restano comunque fuori gli animali geneticamente modificati - continua Kuan - che non vengono tutelati neanche dalla legge italiana e che sono quelli che stanno facendo salire il numero degli individui usati ogni anno». La bozza, poi, non fissa un limite al riuso degli animali, che se sopravvissuti ai primi potranno perciò essere usati in altri test. Un risultato molto deludente riguarda le scimmie, per le quali si sperava di ottenere una moratoria, conquistata solo per i primati, che comunque potranno essere usati in casi eccezionali, di fatto aprendo così la porta a nuove deroghe. Si sottolinea anche quella che forse è la lacuna più profonda nel testo approvato finora, cioè l'assenza di obblighi su controlli etici e valutazioni scientifiche precedenti gli esperimenti e la possibilità di continuare a utilizzare animali senza autorizzazioni da parte di un'autorità che si era chiesto di istituire ad hoc. La bozza di modifica, approvata a maggio in prima lettura dal Parlamento, è passata ora al Consiglio dei Ministri, per essere poi votata nuovamente in seconda lettura, entro il 2010, dal Parlamento europeo. Intanto si susseguono le mobilitazioni, come una marcia virtuale sul sito www.makeanimaltestinghistory.org cui stanno partecipando oltre 55mila persone, perché la partita è ancora aperta: a giugno sono stati eletti i nuovi europarlamentari che potrebbero decidere di dar vita a un testo più vicino alle aspettative dei cittadini europei. L.P. - 03/09/2009 Fonte: Liberazione Animale
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#530# TORNA LA CACCIA A LUPO GRIGIO VIETATA PER ANNI
il domenica, 13 settembre 2009
Ora 13:13
Dopo piu' di trent'anni di divieto, da settembre nell'Idaho si torna a cacciare il lupo grigio, simbolo vivente del vecchio West e protagonista negli Stati Uniti di storiche battaglie tra animalisti e cacciatori. Le autorita' hanno fissato l'apertura della caccia al primo settembre, ma gli oppositori sperano ancora in un ultimo colpo di scena e hanno fatto ricorso a un giudice della Federal District Court, Donald W. Molloy, che dovra' decidere se accogliere o meno gli appelli delle associazioni animaliste. I lupi grigi hanno perso il loro posto nella lista degli animali protetti cinque mesi fa, quando l'amministrazione Obama annuncio' che l'animale non necessitava piu' di una tutela speciale che ne garantisse la protezione. Gia' nel 2008 l'ex presidente George W. Bush aveva preso una decisione analoga, ma poi lo stesso giudice Molloy aveva bloccato il procedimento, reinserendo i lupi grigi tra le specie 'intoccabili'. Dal 1° settembre fino alla fine dell'anno, in Idaho saranno circa 6.000 i cacciatori che imbracceranno i fucili in cerca di lupi. In tutto, potranno essere uccisi 220 capi; qualora il numero venisse raggiunto prima del 31 dicembre, le autorita' chiuderanno la caccia in anticipo. Secondo il New York Times, non si tratta dell'unico Stato ad aver riaperto la caccia al lupo. Il prossimo sara' il Montana, dove la battuta avra' inizio il 15 settembre per un totale di 75 esemplari al massimo. La decisione di legalizzare nuovamente la caccia-simbolo del Far West va incontro alle richieste di cacciatori, allevatori e rangers delle Montagne Rocciose, che lamentano una crescita eccessiva nella popolazione dei lupi. Secondo il Fish and Wildlife Service, le misure di protezione degli ultimi decenni sarebbero state fin troppo efficaci, tanto da mettere a repentaglio la vita di bestiame, cervi, alci e altra selvaggina della zona. Di tutt'altro avviso sono gli animalisti di Sierra Club e Defenders of Wildlife, i due gruppi piu' attivi nella difesa del lupo grigio. Dal loro punto di vista, la caccia rischia di avere effetti disastrosi sulla diversita' genetica della specie: ''ricominciare a dare la caccia a questi animali - sostengono - vorrebbe dire condannarli un'altra volta al rischio estinzione''.
da SunnyPink
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#529# Le strade divorano l'Amazzonia
il domenica, 13 settembre 2009
Ora 13:09
Così le strade e le piste divorano l'Amazzonia
Dal Brasile alle Ande fino all'oceano Pacifico le opere che distruggono le aree boschive. Il più delle volte sono illegali, realizzate dai tagliatori clandestini di alberi
(Brasile, la BR 163)
"LA miglior cosa che si potrebbe fare per salvare l'Amazzonia è quella di bombardare le strade". Potrebbero sembrare le parole di un eco-terrorista invece sono quelle di di Eneas Salati, uno dei più rispettati scienziati brasiliani, in un'intervista a New Scientist. E confermate da quelle di Thomas Lovejoy, biologo americano, il quale ha detto che "le strade sono i semi della distruzione delle foreste tropicali".
Le foreste tropicali scompaiono al ritmo paragonabile a circa 50 campi da calcio al minuto. Una distruzione che porta con sé la fine di miriadi di specie viventi, l'aumento di gas serra per miliardi di tonnellate l'anno e, non ultimo, un'incidenza mortale sulle popolazioni delle foreste. Le strade sono alla base dello scempio.
Il Brasile di recente ha completato la BR-163, penetrata nel cuore dell'Amazzonia per circa 1.800 chilometri, dal Mato Grosso fino a Santarém in Pará. Un'altra, la BR-319, inizierà presto a tagliare la foresta per 900 chilometri. Tre altre piste sono in programma per attraversare le Ande, dall'Amazzonia all'Oceano Pacifico. Sono solo le ultime nate, o quelle che stanno nascendo, di un intreccio di piste per lo più non autorizzate, penetrate nella foresta amazzonica per circa 170 mila chilometri, realizzate per lo più da tagliatori di alberi illegali per l'esportazione di mogano e altri legni pregiati.
Lo stesso problema colpisce anche l'Isola di Sumatra e l'Africa centrale. In un articolo apparso su Science risulta che nel bacino del Congo, dal 1976 al 2003, sono state aperte 52 mila chilometri di strade e piste.
Le strade sono fatali per le foreste perché queste ultime hanno una struttura così complessa che anche una pista larga pochi metri può alterarne profondamente le condizioni. A questo si aggiunge la scomparsa della fauna, decimata da auto e camion e dalla presenza umana. Non a caso nel bacino dell'Amazzonia il 95% della deforestazione e degli incendi avviene entro 50 chilometri dalle strade. In Suriname molte delle miniere illegali di oro (fortemente inquinanti) si trovano proprio vicino alle piste. Un esempio è l'autostrada Belem-Brasilia, nata negli anni '70: oggi una fascia di foresta di 400 chilometri, ai suoi lati, risulta totalmente compromessa.
Ancor più importante è l'impatto sulle popolazioni indigene. Nuove foto aeree hanno svelato la presenza di disboscatori clandestini all'interno di una riserva amazzonica istituita per gli indios isolati e quindi altamente vulnerabili. Le immagini mostrano gli accampamenti dei disboscatori all'interno della Riserva Murunahua, creata in Perù nel 1997. Secondo i funzionari della Funai (Fundaçao Nacional do Indio), i disboscatori stanno facendo fuggire gli abitanti della riserva dal Perù verso il confine brasiliano.
Alcuni Murunahua sono già entrati in contatto con i disboscatori e per questo è deceduto circa il 50% della tribù. Proprio nelle ultime settimane è stato segnalato il primo caso di influenza H1N1 tra gli indiani amazzonici. Il virtus sarebbe stato diffuso proprio dai disboscatori. Secondo il Dipartimento sanitario regionale di Cusco, infatti, sono risultati positivi al virus sette membri della tribù dei Matsigenka che vivono lungo il fiume Urubamba, nell'Amazzonia peruviana. Il rischio è quello di un'epidemia devastante tra popoli che non hanno difese immunitarie nemmeno contro le più comuni malattie.
"Sono necessari studi approfonditi sulle conseguenze che l'apertura di una strada può arrecare all'ambiente e alle popolazioni di una foresta - spiega William Laurance della James Cook University di Caims, Australia - e poi troppo di frequente non si valutano le ricadute di una strada quando si fanno grandi opereconseguenze della realizzazione di una strada nel cuore delle foreste come una diga o un altro grande progetto. Esistono esempi significativi. Come la strada di alta velocità prevista tra Colombia e Panama che andrebbe a intaccare un'area molto importante, la Chocò-Darien. Un altro esempio è la BR-319: se costruita, potrebbe lacerare l'Amazzonia centrale come una cerniera".
LUIGI BIGNAMI
da SunnyPink
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il domenica, 23 agosto 2009
Ora 14:07
Un episodio di southpark

In "Che belli i vitelli" Stan e i compagni di classe visitano il ranch cittadino dell’allevatore Bob.
I ragazzi resteranno sconvolti alla vista dei vitelli incatenati e impossibilitati a muoversi, “in modo che non possano camminare o fare altri movimenti, cosi il tessuto dei loro muscoli rimane morbido e la carne diventa più tenera”. Stan non immaginava che i vitelli fossero i cuccioli delle mucche, altrimenti non avrebbe mai mangiato la carne di vitello.
Bob gli spiega che se il vitello “lo chiamassimo cucciolo di mucca in molti non lo mangerebbero”. I ragazzi si recano di notte al ranch per liberare i cuccioli di mucca prima che vengano mandati al mattatoio, e si barricano nella stanza di Stan con tutti i 23 vitelli. Dato che i ragazzi non hanno nessuna voglia di demordere interverrà anche la F.B.I., che prometterà ai ragazzi la liberazione dei vitelli dalla loro “schiavitù”.
Si tratta di un inganno però, verrà accontentata invece la loro richiesta più importante. Cambiare ufficialmente il termine vitello con cucciolo di mucca torturato, causando immediatamente una grande crisi dell’industria della carne.
Stan nel frattempo aveva deciso di diventare vegetariano: sul suo corpo sono iniziate a comparire delle strane piaghe e viene quindi ricoverato in ospedale. I dottori gli diranno che le macchie del suo corpo erano spuntate a causa di una malattia, la “vaginite acuta”, e che smettendo di mangiare carne lui si stava gradualmente trasformando in un “enorme unica passera”, per guarirlo sarebbero stati costretti a fargli un’endovenosa di puro sangue di manzo. Stan arriverà alla conclusione che è “sbagliato mangiare carne di vitello, perché viene trattato crudelmente, ma che se non mangi vitello diventi una passera.”
In questa puntata viene mostrata l’assurdità di certi atteggiamenti dell’essere umano, di come tratti diversamente gli animali, a seconda di parametri inconciliabili con la logica. In effetti non c’è alcuna differenza fra i vitelli e tutti gli altri bovini o animali che sono alla base della dieta carnivora.
Solo Stan decide di diventare vegetariano, gli altri non vogliono solo mangiare il vitello, dato che hanno scoperto che si tratta del cucciolo delle mucca. L’intento degli autori è quello di denunciare quell’ipocrisia con cui certe persone decidono per quale animale è legittimo provare compassione e per quale no. Per alcuni ad esempio non è giusto nutrirsi della carne di cavallo ma non si fanno alcun problema davanti alla costoletta di maiale.
In quest’episodio viene anche mostrata la differenza sostanziale fra l’atteggiamento che hanno i bambini e gli adulti nei confronti degli animali. Tranne Cartman, che alla vista del vitello incatenato immagina già una succulenta bistecca, tutti gli altri bambini rimangono letteralmente scioccati scoprendo cosa si cela dietro le loro pietanza a base di carne. Per convincerli a non “boicottare” la carne di vitello gli adulti adottano la soluzione dell’inganno.
Il bambino è disposto a rinunciare al piacere della carne per evitare il dolore e la sofferenza ai vitelli, ma i genitori non gli vogliono lasciare questa libertà di scelta. Innanzitutto nascondendogli delle informazioni, o travisando il significato delle parole, poi inventandosi questa malattia della vaginite.
Nell’episodio coloro che non mangiano carne sono o delle fighette o degli “straccioni, luridi Hippy del caxxo”. Perché l’immagine dei vegetariani è spesso associata a queste due categorie, nei loro confronti resistono preconcetti e disinformazione.
Dei genitori che decidono di crescere un figlio con una dieta vegetariana vengono visti come dei cattivi genitori, quasi dei tiranni, perché gli stanno imponendo le loro scelte, le loro convinzioni. L’opinione pubblica e la stampa sono pronti a accentuare la presunta pericolosità di certe scelte “alternative” , chiedendosi se tali genitori siano adatti ad allevare figli.
Regalargli solo gadget della propria squadra del cuore e fargli vedere sempre e solo calcio è diverso?
Decidere di battezzare un bambino di 20 giorni non è imporre la propria volontà e le proprie convinzioni?
“Un bambino non può essere cattolico, si parli semmai di figlio di genitori cattolici, i bambini sono troppo piccoli per sapere quale religione preferiscono”*
Avere dei bambini con vistosi e pericolosi problemi di obesità vuol dire essere dei bravi genitori? “ E’ davvero “tutta salute” ?
Costringere un bambino con “l’inganno” a mangiare certe pietanze è un atto innaturale e crudele, non è un’educazione alimentare, è una barbarie.
“Mi avete fatto mangiare carne di vitello senza dirmi cos’era. Sapevate che dei poveri cuccioli stavano soffrendo”
“Va’, pigro, alla formica; considera il suo fare e diventa saggio! Essa non ha né capo, né sorvegliante, né padrone; prepara il suo nutrimento nell’estate e immagazzina il suo cibo al tempo della mietitura. Fino a quando, o pigro, te ne starai coricato? Quando ti sveglierai dal tuo sonno? Sei cose odia il Signore, anzi sette gli sono in abominio: occhi alteri, lingua bugiarda,
mani che versano sangue innocente, cuore che trama iniqui progetti,
piedi che corrono rapidi verso il male, falso testimone che diffonde menzogne
e chi provoca litigi tra fratelli. Figlio mio, osserva il comando di tuo padre,
non disprezzare l’insegnamento di tua madre. Fissali sempre nel tuo cuore,
appendili al collo..” (Proverbi, 6:6)
* Richard Dawkins Le illusioni di Dio
Recensione di: Fabrizio Cirnigliaro
da SunnyPink
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