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#558# Consegnata la petizione "Stop sussidi agli allevatori" al Parlamento Europeo

il domenica, 08 novembre 2009
Ora 11:08

Consegnate nelle mani della Commissione Petizioni le 23mila firme provenienti da tutti i paesi dell'UE.

[COMUNICATO STAMPA]
CONSEGNATE ALLA COMMISSIONE PETIZIONI UE
LE FIRME SULLA PETIZIONE EUROPEA
"STOP SUSSIDI AGLI ALLEVAMENTI"
LANCIATA DAL CENTRO INTERNAZIONALE
DI ECOLOGIA DELLA NUTRIZIONE
4 novembre 2009

  Il 3 novembre 2009, il direttore del NEIC (Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione), dott. Massimo Tettamanti, e la portavoce, dott.ssa Marina Berati, hanno consegnato nelle mani della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo le 23mila firme della petizione "Abolizione del sostegno economico all'allevamento e alla pesca da parte dell'Unione Europea" provenienti da tutti i paesi dell'UE.

Il testo della petizione, divulgata in 5 lingue in tutta Europa, afferma che, visto che i soldi delle tasse dei cittadini europei sovvenzionano scelte produttive sconsiderate, che hanno forti impatti negativi diretti e indiretti sulla salute umana, sull'ambiente e sull'economia mondiale, i cittadini europei sottoscrittori della petizione "chiedono la cessazione dei finanziamenti della Politica Agricola Comunitaria (PAC) all'industria dell'allevamento e della pesca, in modo da evitare tutti i problemi suddetti e incentivare il consumo di cibi a base vegetale, salutari e di impatto ambientale enormemente minore, e una conseguente diminuzione del prelievo fiscale a livello europeo."

La presidente della Commissione Petizioni ha ricevuto con interesse la petizione, dichiarando che il Parlamento Europeo valuterà certamente questa istanza sollevata da così tanti cittadini europei, e che, anche se la proposta in essa contenuta è molto ambiziosa e difficile da implementare, l'argomento è di grande importanza sociale e la petizione servirà comunque di stimolo al Parlamento per una riflessione sul tema.

Dichiara il dott. Massimo Tettamanti, chimico con dottorato in Chimica Ambientale: "Ormai sono sempre di più le evidenze scientifiche che mostrano quanto sia massiccio l'impatto ambientale degli allevamenti sotto ogni punto di vista, soprattutto da quello dell'emissione di gas serra, un impatto maggiore di qualsiasi altro settore produttivo. Non si può più continuare a incentivare con soldi pubblici un settore così inquinante, l'UE ha il dovere di proteggere l'ambiente e la salute dei suoi cittadini, anziché tassarli per finanziare proprio quel settore".

Varie personalità in Italia e all'estero hanno sostenuto la petizione:

prof.ssa Margherita Hack, Astrofisica, Italia: "Ritengo molto importante l'iniziativa 'Stop sussidi agli allevatori'. Gli allevamenti intensivi sono una delle maggiori cause di inquinamento, sia per le emissioni di metano da queste grandi concentrazioni di animali, sia per la continua crescente distruzione di foreste per far posto agli allevamenti."

Jens Holm, ex Parlamentare europeo, Svezia: "Appoggio pienamente la petizione del NEIC. Dovremmo abolire le sovvenzioni all'industria della carne, lasciando che sia essa stessa a sostenere il proprio costo ambientale. Gettiamo le basi per un consumo alimentare sostenibile e rispettoso dell'ambiente."

Julia "Butterfly" Hill, attivista ambientalista, USA: "Sono una grande sostenitrice della necessità di alleggerire l'impronta ecologica di noi esseri umani su questo pianeta, in modo che possiamo lasciare un mondo migliore di quello che abbiamo ereditato. Sostenere l'industria dell'allevamento con sussidi statali è un enorme spreco di soldi delle tasse dei cittadini, soldi guadagnati da ciascuno lavorando duramente."

dr. Mario Tozzi, Geologo, primo ricercatore al CNR, Italia: "L'allevamento industriale è una delle attività maggiormente impattanti sull'ambiente del pianeta Terra. Oggi al mondo ci sono oltre un miliardo e duecento milioni di bovini che hanno bisogno di quantità industriali di cereali e acqua, di infrastrutture impattanti e medicinali."

Sono sempre di più gli studiosi che confermano che uno dei modi più potenti di proteggere l'ambiente è quello di cambiare modo di mangiare, tornando a modelli più tradizionali e diminuendo quindi drasticamente il consumo di carne e altri alimenti di origine animale (come latte e uova), la cui produzione è estremamente dispendiosa in termini di risorse (terreni, energia, acqua) e di inquinanti emessi (gas serra, sostanze chimiche, deiezioni ad alto potere contaminante).

In questo panorama, è anacronistico e inaccettabile che l'UE e gli Stati Membri paghino all'industria zootecnica una quantità enorme di sussidi, incentivando così il consumo di alimenti ad altissimo impatto ambientale che vengono già consumati in quantità spropositate dai cittadini, contro ogni linea guida delle istituzioni per la salute nazionali e internazionali.

Conclude la dott.ssa Marina Berati: "Con la petizione che abbiamo appena consegnato, intendiamo proporre di invertire questa tendenza autodistruttiva mettendo fine a ogni genere di sussidio all'allevamento, alla pesca e alle coltivazioni di mangimi per animali d'allevamento. Abbiamo consegnato assieme alle 23mila firme di altrettanti cittadini di tutta Europa un dossier e altri materiali di approfondimento sul tema, materiali che invieremo anche alla Commissione Europea, sperando che le istituzioni tengano conto di questa istanza sostenuta da così tanti cittadini".

Comunicato di:
NEIC - Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione
http://www.nutritionecology.org - info@nutritionecology.org

Per approfondimenti:



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#557# La Dieta Skinny Bitch

il domenica, 08 novembre 2009
Ora 11:05

Istruzioni per dimagrire, ma anche per non uccidere animali....

- Sai, ho cominciato a leggere "La dieta Skinny bitch"...
- Perché, vuoi dimagrire?..."

E' facile che qualcuno si faccia una risatina, perché in effetti Skinny bitch è un libro che propone una dieta per dimagrire, ma è anche molto di più.

Intanto, pur avendo un target specificatamente femminile, è molto istruttivo anche per i maschietti. Culoni e pancioni debordanti hanno più o meno lo stesso, reciproco livello di sex-appeal, e poi essere sani - e magri - è importante tanto per gli uomini che per le donne.

"Noi siamo ciò che mangiamo". E' il leitmotif del libro: "non potete continuare a mangiare la stessa merda e diventare magre", e "merda" sono le bevande gassate, gli zuccheri, o peggio ancora i dolcificanti, il fumo, i cereali raffinati, il caffè... ma sopratutto i prodotti di origine animale: carne, latte, uova, pesce.

Kim e Rory, le due autrici del libro, non usano mezzi termini per condannare il consumo di carne: "Mangiare carogne... vi porterà alla rovina". Sì, perché "carne" è un eufemismo per "carogna", cadavere in decomposizione. Il linguaggio è diretto, sfacciato, giovane, senza giri di parole o falsi perbenismi. Una disamina lucida di un modo mangiare profondamente sbagliato imposto dalla lobby alimentare ed agricola attraverso pesanti (e documentate) connivenze con gli organismi governativi di controllo. Uno "sveglia!", un "non fidatevi" di chi per soldi, nient'altro che per soldi, mette a repentaglio la salute di intere popolazioni, distrugge l'ambiente e si rende responsabile del massacro di miliardi animali.

Viva il biologico, perché allevamento, chimica, OGM, e farmaci non sono mondi separati ma si tengono e sostengono a vicenda. Scegliere bio non significa però indulgere al falso mito dell'allevamento "compassionevole", che per definizione non puo' esistere. "E se anche questi allevamenti fossero davvero umani e gli animali pascolassero liberamente, poi verrebbero comunque mandati negli orribili mattatoi". E' il capitolo più duro di tutto il libro: il linguaggio perde quel tono un po' canzonatorio, per farsi freddo e rispettoso degli orrori che racconta. "Il fatto che non vediate cosa sta succedendo non significa che non esista [...] mangiare carne significa mangiare paura, sofferenza, terrore e morte".

Capitolo "Il disastro caseario": "Andate a succhiare le tette di vostra madre. Su, forza, fatelo.". capitolo "Miti e bugie sulle proteine": "Se ricevessimo un centesimo per ogni volta che un deficiente ci ha chiesto: - ma allora da dove prendi le proteine? -, saremmo più ricche di Bill Gates" [NdR. confermiamo...]. Tutti gli aspetti della scelta vegan vengono affrontati così: con piglio un po' sfrontato, ma anche con rigore e precisione scientifica, senza per altro annoiare con tabelle e tabelline che lasciano il tempo che trovano.

"Skinny bitch" è un best seller che a inizio 2008 aveva già venduto più di 850.000 copie: un successo impensabile per un libro che illustra una dieta per dimagrire! E infatti è molto di più. Da quei chili di troppo e dalla voglia di essere attraenti si approda ad un modo di vivere sano, al rispetto della propria salute e degli animali.

La scelta vegan è anche questo: rispetto per se stessi, e "Usare la testa" come dice il titolo dell'ultimo capitolo. Se lo facciamo, se accendiamo il cervello, non solo salviamo gli animali e l'ambiente in cui viviamo, ma noi stessi e la nostra gioia di vivere.

La versione italiana del libro, edita da TEA e a cura di Luciana Baroni, presidente di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana è disponibile presso AgireOra Edizioni.

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da SunnyPink
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#554# Volantinaggio veg a "Fa' la cosa giusta"

il domenica, 25 ottobre 2009
Ora 13:04

Quattro volontarie hanno colto l'occasione per organizzare un piccolo volantinaggio per sensibilizzare le persone.

Testimonianza di Valentina - Genova

Dal 25 al 27 settembre scorso si è svolta a Genova la fiera "Fa' La Cosa Giusta! Fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili" e fin qui non ci sarebbe nulla di male, anzi! Il problema è che, tra tanti begli stand di associazioni umanitarie, ambientaliste, di sviluppo sostenibile, ecc. ne sono state ospitate altre quali l'Associazione Provinciale Allevatori di Genova e L'Associazione Aqua, la quale si occupa di vendita di pesce (il motto che appare nei loro volantini è "Branzini e orate del Tigullio dal mare alla Vostra tavola")!

Ovviamente il fatto che si parli di consumo critico e stili di vita sostenibili senza nemmeno citare il vegetarismo e veganismo e addirittura invitando le associazioni sopraccitate ci sembra veramente un controsenso, per cui decidiamo di agire! Purtroppo veniamo a conoscenza del fatto meno di una settimana prima della manifestazione per cui non abbiamo il tempo di organizzare "grandi cose", ma qualcosina riusciamo ugualmente a farla.

Facciamo stampare delle magliette con scritto "Fa' la cosa giusta: diventa vegetariano!" ed in ognuna mettiamo le foto di un bellissimo animale "da carne" come si presenta da vivo, e una del suo cadavere dopo il macello.

Ovviamente siamo tutti d'accordo che la scelta più sensata da fare sia diventare vegan, non "solo" vegetariani, ma scegliamo di scrivere "diventa vegetariano" perché quella è una parola più nota alle persone.

In base alle nostre disponibilità di tempo decidiamo di andare il giorno di chiusura, ovvero domenica 27 settembre; all'ultimo secondo riusciamo anche ad improvvisare un volantino in cui spieghiamo tutti i motivi per cui "la cosa giusta da fare" è diventare vegetariani... ma siamo già a sabato pomeriggio e non sappiamo ancora dove andare a farli stampare! Fortunatamente trovo un amico che mi lascia usare la sua fotocopiatrice. Siamo talmente attrezzati che mi ritrovo domenica mattina a dividere i volantini (ce ne stanno due per foglio) strappandoli a mano!

Domenica pomeriggio io, Norma, Laura e Giuliana ci posizioniamo alle due entrate della Fiera a distribuire i nostri volantini artigianali (rigorosamente stampati su carta riciclata) e a turno facciamo qualche "vasca" all'interno, tanto per far notare ancora di più le magliette.

A quelli che si mostrano particolarmente interessati, oltre a rispondere alle eventuali domande, lasciamo il volantino "Perché vegan?", così da dar loro una visione ancora più completa e la possibilità di approfondire ulteriormente collegandosi ai siti segnalati; per il resto come capita sempre in questi casi abbiamo ottenuto qualche "battutina originale" di quelle che tutti noi abbiamo ormai sentito centinaia di volte, qualche risatina, qualche occhiataccia, ma anche complimenti, scambi di idee e di contatti per future collaborazioni.

Avendo organizzato tutto di corsa siamo riuscite a distribuire solo circa 400 volantini, peccato perché un'oretta prima della chiusura li avevamo già finiti ma nei dintorni non abbiamo trovato posti dove poterne stampare altri.

Comunque possiamo dirci soddisfatte di quello che abbiamo fatto perché personalmente penso che qualsiasi gesto compiuto a favore degli animali, seppur piccolo, abbia un grande valore.

 

 fonte: agireora


da SunnyPink
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#553# Lunedi' vegetariani in una scuola di Baltimora

il domenica, 25 ottobre 2009
Ora 13:00

Per insegnare ai ragazzi che si puo' mangiare qualcosa di diverso da "carne e patate".

Quando Sam Kass, un assistente cuoco alla Casa Bianca, ha fatto visita ad una scuola di Baltimora si e' trovato la (piacevole) sorpresa di un pranzo a base di melanzane con le erbette coltivate nell'orto della scuola e cucinato dagli stessi studenti.

Questo fa parte dell'impegno del sistema scolastico di Baltimora nell'indirizzare i ragazzi verso un'alimentazione piu' sana e sostenibile sul piano ambientale. Impegno che si concretizza nell'istituzione dei "Lunedi' vegetariani" in tutte le mense scolastiche della citta'.

I "lunedi' senza carne" hanno una lunga storia negli Stati Uniti. La prima campagna di questo genere fu lanciata durante la I Guerra Mondiale, quando 10 milioni di famiglie americane si impegnarono ad osservare la "giornata senza carne" a supporto dell'impegno bellico. In tempi piu' recenti i "lunedi' vegetariani" furono oggetto di un'analoga campagna della "Johns Hopkins School of Public Health Center for a Livable Future". La settimana scorsa, questo stesso centro ha espresso un riconoscimente al sistema scolastico di Baltimora per aver realizzato per primi i lunedi' vegetariani.

Lo scopo dei lunedi' vegetariani e' quello di invitare la gente a consumare pasti che riducano il loro impatto ambientale e migliorino la loro salute. Tony Geraci, direttore del dipartimento "cibo e nutrizione" del sistema scolastico cittadino dice che lo scopo del programma e' quello di far capire alla gente che si puo' benissimo preparare un pasto che non sia a base di "carne e patate".

I "lunedi' vegetariani" possono anche essere considerati un inizio modesto, ma sono un passo importante nella direzione di un mangiare sano, sostenibile ed etico. In un recente studio dell'Associazione dei dietisti americani si afferma che "la dieta vegetariana nell'infanzia e nell'adolescenza puo' aiutare nel formare abitudini alimentari sane, oltre a fornire importanti vantaggi nutrizionali".

Diversi studi hanno mostrato che i bambini vegetariani hanno un minore apporto di colesterolo e di grassi saturi e consumano piu' frutta, verdura e fibre dei non-vegetariani. I bambini vegan assumono ancora piu' fibre e niente colesterolo. Pur avendo una crescita del tutto normale i bambini vegetariani tendono ad essere piu' snelli dei non-vegetariani: un fatto importante in quanto l'obesita' infantile rappresenta un serio problema di salute pubblica. Altre ricerche indicano come un'alimentazione vegetariana nell'infanzia e nell'adolescenza possa ridurre il rischio di cancro nell'eta' adulta.

I "lunedi' vegetariani" rappresentano una importante occasione per abituare i ragazzi a un'alimentazione basata su cibi di origine vegetale.

Fonte:
Examiner.com,
Baltimore schools go vegetarian one day a week, 4 ottobre 2009



da SunnyPink
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#552# Settimana Vegetariana Mondiale 2009 - Testimonianze

il domenica, 25 ottobre 2009
Ora 12:57

Un successo davvero insperato per questo evento internazionale.

La partecipazione alla Settimana Vegetariana Mondiale del 2009 è stata davvero notevole: circa 40 eventi organizzati in tutta Italia, più altre decine di persone che hanno partecipato come singoli distribuendo il volantino della Settimana Vegetariana in buca delle lettere.

Oltre alla grande partecipazione, un'altra nota molto positiva è stata l'atmosfera decisamente diversa dal solito respirata durante i vari eventi organizzati: molte persone si avvicinavano per chiedere informazioni, molte le reazioni positive. In molte delle testimonianze dei vari organizzatori che trovate qui sotto vedrete descritte queste impressioni. Un salto di qualità, insomma, che sta a dimostrare che le persone stanno "digerendo" la tematica della scelta veg e che sono davvero interessate a saperne di più e a prenderla in considerazione non come una cosa "strana" ma come qualcosa del tutto realizzabile e utile. Il lavoro di tutti i volontari di questi ultimi anni è stato ben speso, insomma!

Ecco alcune testimonianze e foto: un numero maggiore di foto possono essere viste nella Galleria fotografica della Settimana Vegetariana

Massimo e Daniela - Pordenone

L'iniziativa, organizzata a Pordenone il 3 e 4 ottobre, grazie ad AgireOra è stata diffusa in maniera incisiva: infatti molte delle persone che si sono avvicinate al tavolo per chiedere informazioni e materiale già erano al corrente degli eventi in corso. Oltretutto Radio Rai Regionale aveva dedicato proprio alla settimana vegetariana mondiale una trasmissione davvero bella e completa giovedì primo ottobre, lanciando anche le iniziative dei tavoli a Pordenone e Gorizia... per cui il nostro lavoro è stato più facile.

Numerose le richieste di materiale informativo, soprattutto (cosa sorprendente a Pordenone) da parte di giovani... i menù vegan (l'opuscolo "Menù per una cucina etica e gustosa", per citarne uno) sono andati letteralmente a ruba. Molti ci hanno chiesto suggerimenti e ricette, altre persone erano interessate in particolare all'aspetto salutistico (a questo scopo il materiale della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana è stato fondamentale).

Abbiamo notato, per la prima volta, un maggiore e più sincero interesse nei confronti di questo tema e di tutte le sue implicazioni etiche, segno che forse stiamo andando nella direzione giusta. A questo punto siamo pronti per il passo successivo: un tavolo di assaggi vegan, da organizzare alla prossima occasione!

Simona - Rovigo

A Rovigo abbiamo potuto usufruire di uno spazio decisamente importante all'interno del centro commerciale "La Fattoria". Abbiamo installato la vostra bella mostra montando le foto su scatole di cartone vuote e creando quindi 5 colonne di 180 cm di altezza sistemate a semicerchio. Abbiamo cercato di esporre il problema da diversi punti di vista (animali/macelli, etico/sociale/ambientale e storico). Abbiamo quindi esposto il cibo su di un tavolo ed alcuni libri con del materiale informativo su un tavolo più piccolo. Inoltre il negozio Erbolario di Rovigo ha offerto campioncini omaggio dei propri prodotti, dato che non sono testati su animali.

Sebbene i polesani siano notoriamente poco propensi alle novità ed il Veneto in generale sia una fucina di allevatori, cacciatori e chi più ne ha più ne metta, abbiamo riscontrato molta curiosità e stupore quando la gente scopriva che i piatti non contenevano alcun ingrediente di origine animale. Abbiamo avuto un ottimo riscontro di pubblico, poche critiche e distribuito molto materiale informativo. Il fatto che gli assaggi fossero gratuiti unito alla distribuzione gratuita di campioncini di prodotti per il corpo ha reso più accattivante la presentazione dell'evento e fatto avvicinare anche i più diffidenti e scettici.

Il fatto poi che cercassimo di presentare la scelta veg come facile, che abbracciassimo vari punti di vista e il fatto di mostrare alla gente che siamo persone "normali" e non come promotrici di qualche setta strana sono serviti a mostrare la vera realtà della scelta veg . Purtroppo (ma direi anche ovviamente) non siamo riuscite a vendere nulla (cd/libri) ed anche le offerte sono state davvero simboliche, ma la cosa importante è stata fare informazione.

Eleonora - Napoli

Abbiamo organizzato un tavolo informativo con volantinaggio nella giornata di sabato 3 ottobre in pieno centro storico. Abbiamo volantinato 2500 volantini-cartolina sulla settimana vegetariana mondiale, e abbiamo allestito un banchetto con materiale di approfondimento, la petizione "Stop ai sussidi UE agli allevatori" (per la quale abbiamo raccolto circa 60 firme), un album fotografico con foto sui macelli e diversi cartelloni, che attiravano l'attenzione di molte persone, attorno e ai lati del tavolo con immagini e messaggi più e meno cruenti sulla macellazione e che invitavano a riflettere sulla provenienza della "carne" che la gente mette nel proprio piatto.

Abbiamo avuto modo di discutere con tante persone. A chi era già vegetariane o vegan abbiamo fatto firmare la petizione, parlato di veganesimo con i vegetariani, e preso contatti con quelli interessati all'attivismo, ma per fortuna abbiamo avuto modo di parlare anche con persone non vegetariane ma che si erano poste il problema etico o salutistico, ma magari non avevano mai trovato informazioni adeguate in merito. Queste persone sono state ovviamente sommerse dai nostri materiali di approfondimento :) Si è fermata anche una mamma che ha preso del materiale per sua figlia che le aveva espresso il desiderio di diventare vegetariana! Mi ha colpito poi un ragazzo che si è fermato incredulo chiedendoci se esiste davvero un alimento sostitutivo della carne, veramente stupito che esistessero davvero dei vegetariani che non solo sopravvivono ma stanno anche bene! Ovviamente gli è stato spiegato tutto e gli sono stati dati i materiali di approfondimento..

Non sono mancate anche le occasioni di confronto con persone che ritenevano che mangiare carne fosse comunque necessario e "naturale", e speriamo che almeno qualcuno di loro abbia iniziato a riflettere dopo avere parlato con noi e/o letto il nostro materiale. Abbiamo distribuito dei volantini anche in alcuni negozi e librerie e un paio di loro hanno affisso la locandina della settimana vegetariana mondiale in vetrina e all'interno del negozio. Abbiamo anche avuto nuovi contatti di persone interessate a partecipare alle prossime iniziative del nostro gruppo locale, e anche stavolta ci siamo conosciuti tra di noi perchè c'erano molte persone "nuove", o almeno che all'iniziativa precedente non c'erano!

Insomma, nel complesso direi che l'iniziativa è andata bene. E' difficile capire quali sono stati i risultati, perchè purtroppo non possiamo vederli subito, ma se anche solo una piccola parte delle persone che hanno ricevuto i volantini e hanno parlato con noi inizierà a riflettere e anche solo a diminuire il proprio consumo di prodotti animali, sarà stato già un bel traguardo!

Carlo - Sassola (Roma)

Il 4 ottobre ho preso un tavolino e mi sono andato nella piazza principale di San Gregorio da sassola (previa autorizzazione del Sindaco); lì, con notevole faccia tosta, visto che è un paese a maggioranza di cacciatori ed allevatori, ho cominciato a distribuire materiale ai passanti. Ero vicino ad una edicola ed un bar (frequentato da cacciatori, pure armati) e dopo una prima diffidenza sono riuscito pure a parlare con qualche anima ed ad aprire uno spazio al pensiero animalista in menti che non avevano mai preso in considerazione una tale idea.

A metà mattino ho conosciuto alcuni attivisti ambientalisti che mi hanno invitato, per il pomeriggio a partecipare col mio banchetto ad una loro iniziativa. Così ho potuto contattare altre persone e divulgare materiale a persone che comunque erano più informate e disponibili. Un buon successo sia di diffusione che di contatti con realtà locali, che mi permetterà di aprire spazi anche nelle scuole!

Franco - Milano

L'iniziativa a Milano ha avuto un ottimo risultato: il nostro banchetto era ben visibile, in una piazza con molto passaggio. Credo che il messaggio che volevamo trasmettere sia stato molto evidente, semplice e chiaro.

Varie persone guardavano attentamente, leggevano e si vedeva nelle loro espressioni del viso che erano state toccate nel cuore e riflettevano su qualcosa di nuovo che scoprivano. Penso senz'altro che alcuni diminuiranno il loro consumo di carne, e altri un po' alla volta semtteranno di mangiare animali.

Abbiamo raccolto oltre 100 firme per l'abolizione della caccia e 130 firme per "stop sussidi agli allevamenti". Eravamo in tanti , oltre 14 persone, ed era un bel gruppo con una bella energia. Una bella dimostrazione di collaborazione fra persone di gruppi diversi. Gli assaggi davano colore, attiravano e portavano persone interessate a scoprire una realta' nuova per loro.

Naturalmente alcune cose si potrebbero migliorare: abbiamo raccolto solo 20 euro di offerte e questo forse significa che non abbiamo saputo comunicare quanto bisogno c'è che ognuno aiuti. Comunque è importante pensare che grazie a questo lavoro la coscienza di qualcuno è cambiata. E' solo una goccia, ma tutti sappiamo che il mare è fatto di gocce.

Monica - Roma

Santa Maria in Trastevere era piena di gente; adulti, bambini, tantissimi gli stranieri, tutti senza distinzione si sono fermati ad assaggiare i nostri spuntini, salati e dolci, rigorosamente vegani, a guardare la mostra sulle ragioni della scelta veg affissa al muro, e tantisimi i volantini distribuiti.

In piazza c'è stato il concerto di una banda locale, e il responsabile molto gentilmente ci ha consentito di salire sul palco e di parlare alcuni minuti, sia in italiano sia in inglese data la massiccia presenza di turisti, per spiegare il motivo della nostra presenza.

Radio Lyra Caere (radio locale di Cerceteri) ci ha offerto all'interno della trasmissione "Noi siamo fuori" uno spazio, intervistandoci in particolare sull'iniziativa "la settimana veg mondiale" e sulla scelta vegana in generale (motivazioni, vantaggi, "difficoltà", ecc.). Tanti gli amici veg, vecchi e nuovi, che hanno partecipato ed è a loro che va un particolare ringraziamento. E' proprio vero che l'unione fa la forza!

Luciano - Tortona (AL)

Sabato 3 ottobre si è svolta in Tortona la fiera del biologico denominata "BioTortona", mercatino che riunisce il mondo contadino, l'artigianato locale, gruppi di acquisto solidale e iniziative di consumo responsabile. La nostra giornata comincia alle 8 quando raggiungiamo la centrale via Emilia ed iniziamo ad allestire il nostro banchetto per la Giornata Vegetariana Mondiale. Non siamo gli unici animalisti alla fiera, ben altri due banchetti sono presenti. La via Emilia a poco poco si popola di gente ed il nostro banchetto riscuoterà un buon interesse: chi polemico con gli argomenti da noi trattati, chi curioso, e chi, la maggior parte, a favore con le nostre istanze.

Per quanto possibile abbiamo cercato di argomentare ed avere un dialogo con la gente. Alle nostre spalle, un tavolino con un monitor, trasmetteva a rotazione brevi filmati positivi sulla condizione animale, l'alimentazione vegana e gli aspetti ecologici derivanti da entrambi. Molti i volantini distribuiti, sia riguardanti la settimana mondiale del vegetarismo che non, e diversi i libri venduti. Rispetto qualche anno fa, in generale, ci è sembrato che le persone fossero oggi più informate circa le nostre istanze, segno che le informazioni circolano. Da rifare sicuramente.

Luca - Ferrara

A Ferrara la Vegetarian Week ha coinciso con la prima uscita pubblica di FerraraVeg, un gruppo per ora ancora informale che vuole promuovere l'alimentazione vegana/vegetariana in città. E' andata meglio delle più rosee aspettative. Ci siamo alternati in 6 al tavolino. Il materiale era un po' "multidisciplinare": abbiamo raccolto firme per la normativa europea contro la vivisezione ai primati, raccolto firme per la sempiterna petizione contro la caccia e - più in tema con la vegetarian week - distribuito il materiale "Perchè vegan?". La giornata era davvero propizia, perchè casualmente Ferrara è stata invasa da 45.000 turisti per la tre giorni del festival organizzato dalla rivista "Internazionale", davvero un 'target' eccellente per i nostri volantini, persone tendenzialmente ecologiste e sensibili al consumo sostenibile.

Alla fine ne abbiamo dati solo 500, mirati, alle persone che si fermavano a chiedere informazio ni, altrimenti li avremmo polverizzati in un'ora (basti pensare che erano un migliaio le persone in coda al teatro comunale per una conferenza con Saviano). Abbiamo scelto una tecnica poco aggressiva, dando il volantino solo a chi si fermava più di due o tre secondi a leggere i manifesti di "Io passo a veg" e "meno carne, meno effetto serra" e infatti non abbiamo trovato neanche un volantino per terra, evidentemente tutti l'hanno messo in tasca per poterlo leggere con calma.

L'esperienza è stata entusiasmante anche perchè diversi veg*, di Ferrara (indimenticabili due signore sui 60 anni, vegane da 25 anni!) e da altre parti d'Italia, si sono avvicinati con la gioia tipica di chi incontra un proprio "simile"; gioia ricambiata, con conseguente aumento generale dell'ottimismo: indubbiamente è molto meglio fare tavolini che riunioncine intime... E tra l'altro proprio al tavolino si è pianificata l'attività futura. Il gruppo è cresciut o, nasceranno altre iniziative simili, la stampa addirittura ne ha dato risalto in due trafiletti. Ma soprattutto siamo convinti che i 500 volantini distribuiti siano stati seminati su cervelli molto fertili, e che quindi alcuni animali si siano salvati grazie alle scelte delle persone che hanno letto il nostro materiale e fatto una scelta alimentare etica.

Lorenza - Rimini

A Rimini abbiamo allestito un gazebo nella piazza principale e, complice il bel tempo, ne è risultata una giornata molto piacevole oltre che utile. Sul nostro chilometrico tavolo facevano bella mostra magliette, libri e volantini sufficienti a togliere ogni dubbio a chi volesse informazioni sull'alimentazione vegetariana, ma, per rinforzare ancor più il messaggio, abbiamo preparato anche un bel buffet di golosità dolci e salate, molto gradite da tutti.

Avevamo portato anche una mostra fotografica sullo sfruttamento degli animali, ma il vento ci ha costretti a smontarla per non correre il rischio di seppellire qualcuno sotto il peso dei pannelli "volanti"! Ma anche senza foto, il colorato gazebo richiamava l'attenzione dei passanti, che si avvicinavano curiosi e si lasciavano tentare da un crostino o una polpettina.

Trovo molto utile poter accostare alle motivazioni etiche della scelta veg anche le implicazioni legate alla salute, e in questo il materiale di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana è fondamentale. Naturalmente abbiamo esposto in anteprima anche il manifesto sull'effetto serra, che a breve andrà in affissione su larga scala anche qui da noi. La giornata si è svolta in maniera molto piacevole, senza episodi particolari da raccontare: abbiamo distribuito molto materiale informativo, dato fondo al buffet e parlato con tanta gente. Risultato positivo ;-)

Rossella - Bari

Sabato pomeriggio abbiamo atteso che via Sparano si riempisse di gente per il consueto shopping del fine settimana. La città era meno affolata di quanto ci immaginassimo, a causa della partita in casa del Bari, ma nonostante questo siamo riusciti ad incuriosire e a fermare moltissime persone, le quali dopo aver assaggiato i piatti vegan preparati per l'occasione, ci hanno chiesto informazioni e portato via del materiale di approfondimento. Ottima riuscita, perchè, al contrario delle volte precedenti, è stata la gente a fermarsi di propria iniziativa e ad informarsi sulle motivazioni della scelta veg. Sicuramente una iniziativa da riproporre.

Mercoledì sera, invece, ospitati da Andrea, Veronica & co. del pub Ekoinè ci siamo intrattenuti in una piacevolissima conversazione pubblica. Andrea sinceramente interessato a conoscere le motivazioni di una scelta veg* ha posto dubbi ed interrogativi ai quali abbiamo cercato di rispondere nel modo più esauriente possibile, rimandando anche all'approfondimento personale mediante la lettura del materiale distribuito. Abbiamo anche potuto fornire successivamente ricette per la preparazione di antipasti e panini vegani in modo da ampliare l'offerta dei piatti fruibili da chi ha deciso di non cibarsi, anche fuori casa, di prodotti derivati dalla sofferenza e dallo sfruttamento animale.

Marina - Torino

A Torino abbiamo allestito in pieno centro un tavolino con un'ampia scelta di assaggi vegan salati e dolci, materiali informativi e petizioni, e TV con video dei macelli, oltre che cartelloni e mostra fotografica sui piatti vegan e i vegetariani famosi.

Il cibo ha immancabilmente riscosso un ottimo successo: decine le persone che si sono fermate a mangiare, tutte che facevano complimenti, chiedevano le ricette, e tutte che si sentivano spiegare come si possa mangiare benissimo senza uccidere animali. Il cibo è durato meno di due ore, anche se era parecchio come quantità, e a quel punto pensavamo che non si fermasse più nessuno, come già più di una volta avevamo sperimentato. Invece le persone hanno continuato a fermarsi, per firmare la petizione, per chiedere materiali informativi, per parlare con noi. Molti anche quelle che si fermavano a leggere la mostra fotografica e a guardare il video, le quali venivano prontamente fornite di pieghvole "Perché vegan?" per poter capire meglio e approfondire a casa.

Insomma, risultato molto soddisfacente, decisamente migliore delle iniziative precedenti e di quanto ci aspettassimo.

Francesca - Como

Abbiamo cercato di rendere il banchetto il più interessante possibile: oltre ad un buon assortimento di volantini ed opuscoli e libri in consultazione, corredati da mostra fotografica vegan e qualche immagine più forte, abbiamo portato assaggi vegan dolci e salati, caramelle avvolte artigianalmente in carta contenenti frasi animaliste (prese da www.vegan3000.info), indovinelli vegani presi da VeganHome, sezione quiz. Sul tavolo c'era anche un foglio con la possibilità di lasciare il proprio indirizzo email per ricevere informazioni "cruelty-free" (come ricette vegane, consigli su prodotti non testati): preferisco non perdere le persone che incontro!

Il sit-in era composto da 4-5 persone: ci siamo divisi i compiti in modo da fare ciò che ci era più congeniale. Chi volantinava, chi parlava al banchetto, chi distribuiva gli assaggi. Ho cercato di calibrare il mio intervento in base a chi mi stava di fronte: persone "attaccate" al baluardo del gusto si portavano via l'opuscolo con le ricette vegan, mentre persone ecologicamente sensibili si portavano via il volantino sull'impatto ambientale degli allevamenti. Gli scettici spesso facevano domande "provocatorie" o interventi che ben conosciamo come: "è la catena alimentare", "la carne è buona", "la carne fa bene". Rispondevo sempre con tranquillità e fermezza argomentando ogni mia affermazione. Si fermavano molti vegetariani e io davo informazioni per passare a vegan.

Si è fermata anche una mamma incuriosita e desiderosa di avere altro materiale "perché a scuola ne hanno parlato e mi piacerebbe capire meglio di cosa si tratta" e non è stata la sola. A questo proposito raccomando di avere sempre ai banchetti qualche copia dell'opuscolo "Guida al vegetarismo per genitori e ragazzi" (è vero, è più costoso degli altri ma è davvero utile!): da 10 me ne sono rimasti 2. Tutti coloro che si fermavano al banchetto firmavano le petizioni "Stop stop sussidi agli allevatori" e quella sui metodi alternativi alla vivisezione.

"Dulcis in fundo", si è fermato un ragazzo che ci ha chiesto che cosa stessimo facendo e poco dopo ci ha confessato di lavorare in un macello. Non l'ho aggredito anche perché il suo modo di porsi è stato molto civile. Ci ha raccontato cose che già sappiamo (come il fatto che gli animali vengano fatti a pezzi quando sono ancora vivi e che gli operai sono letteralmente coperti di sangue dalla testa ai piedi) e ci ha vivamente raccomandato che, se vogliamo far cambiare testa alle persone, dobbiamo mostrare loro quello che lui vede ogni giorno. Atteggiamento più unico che raro quello di darci un consiglio contro il "suo mondo", non ha fatto altro che confermarmi ciò che penso io: bisogna puntare ai video sui macelli. Schermi giganti, casse accese e slogan enormi. Di certo l'attività del sit-in è molto proficua perché dà la possibilità di informare ma se si aggiunge la proiezione del video si possono colpire allo stomaco molte più persone.

Jlenia - Ivrea e Rivarolo

Sabato mattina, Ivrea era fredda e non molte persone affollavano la via principale... In 3 ore circa ho distibuito parecchi volantini e qualche persona interessata (già vegetariana o vegana) si è fermata al banchetto prendendo ulteriore materiale. E' stata una buona esperienza che mi ha permesso di conoscere persone nuove.

Domenica pomeriggio eravamo invece a Rivarolo. Purtroppo il nostro banchetto era nel corso principale sotto un viale alberato quindi poche persone hanno potuto notarci. Lo shopping ha avuto la meglio nonostante la crisi... Ho fornito comunque volantini ai passanti, anche se poche persone si sono interessate al resto del materiale presente sul tavolo.

Micaela - Vicenza

A Vicenza, sabato 3 e domenica 4 ottobre sono state due giornate calde e soleggiate: abbiamo fatto il nostro banchetto in Piazza Castello, per distinguerci dalla festa in corso in Piazza dei Signori, con l'orribile stand del baccalà, e la cosa ha funzionato.

A parte il volantinaggio (fatto anche nel tendone del baccalà!) si sono fermate parecchie persone interessate, molti già vegetariani che chiedevano informazioni sul veganesimo. Ci siamo spinti anche in alcuni ristoranti, e il messaggio di mettere una V sul menù sui piatti vegetariani e vegan comincia a riscuotere interesse. Avevamo anche assaggi di dolcetti vegani, che sono stati molto apprezzati.

Isabella - Gorizia

A Gorizia non sono stati allestiti tavoli ma è stato diffuso il materiale informativo sia nelle cassette postali delle abitazioni sia con la diffusione personale a conoscenti, negozi , ristoranti etc. Questa distribuzione è stata organizzata da pochi volontari e anche da chi, attraverso AgireOra, si è messo in contatto con noi sia nella città di Gorizia che a Cormons, Gradisca , Monfalcone, Udine e Pordenone ed anche a Nova Gorica (Slovenia), dove l'11 ottobre una associazione animalista ha organizzato un pic nic veg sulla piazza principale.

Il giorno 3 ottobre è stato offerto un aperitivo con assaggi vegan in uno spazio di Borgo Castello di Gorizia: ha avuto un certo successo, anche per la presenza di un giornalista che ha pubblicato un articolo con foto su "il Piccolo".

Nicoletta - Fara Sabina

A Fara in Sabina siamo riusciti ad allestire uno spazio informativo costruendo dei pannelli espositivi e facendo stampare alcune delle mostre di AgireOra (in particolare su "impatto ambientale" e "info SSNV" più alcune immagini della mostra sui vegetariani famosi).

La piazzetta antistante la sede della nostra associazione, FaraVeg, è stata riempita da questi pannelli e da un gazebo dove venivano offerte bevande e degustazioni di stuzzichini veg. Anche se l'impatto non è stato quantitativamente eccezionale - dato che Fara è una piccola realtà - ci ha fatto piacere avere un appuntamento e degli strumenti in più per aiutare chi già è in fase di riflessione ad avere un riferimento sul territorio... in effetti qui non c'è niente di simile nel raggio di almeno 50 Km.

Daniela - Reggio Emilia

Abbiamo distribuito i volantini e predisposto la mostra fotografica intorno al gazebo: qualche persona si è fermata a leggere, mentre parecchie hanno assaggiato gli stuzzichini... Si sono fermate a chiedere informazioni più persone giovani che persone mature. E' stato anche bello che venissero alcune persone già vegetariane o vegan, e che ci fosse il simpatico e fondamentale aiuto di Evita.

Elvino - Firenze

Nonostante una lenta partenza, il pomeriggio, sia del sabato che della domenica, è stato caratterizzato da una buona affluenza di persone: molte persone (diversi stranieri che ci chiedevano anche dove trovare bar e ristoranti vegan) si sono avvicinate al nostro banchino per gustare i nostri assaggi vegan, per chiedere informazioni, per ricevere il materiale cartaceo per maggiori approfondimenti e per firmare la petizione contro i sussidi della UE all'industria della carne e del pesce. Un particolare ringraziamento alle volontarie Susanna, Eva e Renata che hanno fornito un grande e preziosissimo aiuto.

Ivana - Trento

Faceva freddo e la gente non si fermava volentieri, ma comunque è stato distribuito parecchio materiale informativo sulla scelta veg e non solo e, anche se i soldi raccolti non sono stati moltissimi, sono comunque serviti a coprire le spese, ed è stato bello stare insieme per una causa comune.

Lecce - Veganimalisti Lecce

Il nostro banchetto si è svolto il 3 e 4 ottobre a Lecce. Abbiamo dato i volantini della settimana vegetariana e allestito una mostra fotografica sui macelli. La mostra colpiva senz'altro di più dei volantini. C'è stato abbastanza interesse, soprattutto domenica. Ad avvicinarsi erano comunque persone prevalentemente disposte a recepire il nostro messaggio, ma non tutti erano già vegetariani. Si sono fermate anche alcune famiglie con figli a seguito, raccontandoci del loro lavoro di sensibilizzazione al tema ai propri bambini!

Valentina - Genova

Anche a Genova abbiamo partecipato alla Settimana Vegetariana Mondiale facendo due banchetti. Il sabato è andato abbastanza bene, abbiamo distribuito molti volantini sulla Settimana Vegetariana ai passanti e a chi si fermava abbiamo dato tanti altri opuscoli informativi ed abbiamo fatto firmare la petizione contro i sussidi agli allevatori e compilato le cartoline della campagna "Salviamo i primati".

Avevamo un portatile per far vedere i video... All'inizio davamo "la vita emotiva degli animali da fattoria" ma è solo quando abbiamo messo un video durissimo sui macelli con tanto di audio che la gente ha iniziato a fermarsi veramente a guardare. L'ennesima riprova che solo con le scene scioccanti si riesce ad attirare l'attenzione delle persone e a farle fermare.

Un ragazzino ha detto che non si aspettava che venissero trattati così gli animali e ha detto "mi sa che divento vegetariano!" Speriamo!

Domenica è andata ancora meglio perché la via era più spaziosa (e la gente probabilmente più rilassata) per cui si notava anche di più il banchetto ed, essendo in tanti, più persone potevano distribuire i volantini.

Abbiamo distribuito tutti i 3.000 volantini sulla Settimana Vegetariana più tantissimi altri, raccolto molte firme, polverizzato le cartoline contro la vivisezione, chiacchierato con molte persone vegetariane e non, e scambiato contatti per il futuro.

Oggi almeno un altro ragazzo forse è stato convinto: Giuliana mi ha raccontato che subito voleva quasi rifiutare il volantino ma dopo un po' è tornato indietro e dopo aver fatto parecchie domande pare si sia convinto!

Lucia - Catania

 

Noi abbiamo organizzato alcuni incontri sul vegetarismo, seguiti da cena vegan, presso il ristorante HAIKU il giorno 4 Ottobre. L'ambientazione molto accogliente del giardino di HAIKU, nonchè gli interessantissimi interventi dei relatori sui vari aspetti - scientifico, medico, etico e culinario - della scelta vegetariana, hanno reso la manifestazione particolarmente piacevole. Sono stati seguiti con molta attenzione i dati e le informazioni esposti dai medici specialisti della nutrizione, dottori Rosanna La Carrubba di Catania e Mauro Destino di Brindisi. Il pubblico presente è intervenuto più volte con interrogativi ed approfondimenti sui vari argomenti. Ha concluso il tutto una magnifica cena vegan, molto apprezzata, preparata dagli esperti gestori di Haiku: Salvo Galvagno e Gabriella Puglisi.

Notizia dal progetto di AgireOra Network: 'Iniziative inter-nazionali'.


da SunnyPink
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#551# Consegnata la petizione "Cibo contro mangime"

il domenica, 25 ottobre 2009
Ora 12:52

Il primo ottobre, nella Giornata Mondiale Vegetariana e' stata consegna la petizione all'ONU e alle sue agenzie.

Quando nel luglio 2008 la petizione "Cibo per gli umani contro mangimi per animali" fu lanciata, il numero delle persone che soffrivano la fame era già molto alto. Un anno dopo, le agenzie dell'ONU sono costrette ad ammettere che nonostante alcune iniziative e molti allarmi, questa situazione inaccettabile non è affatto migliorata, ma, al contrario, è peggiorata. Più di un miliardo di persone soffrono la fame e stanno morendo a causa dei cambiamenti climatici, raccolti scarsi, diminuzione di terre arabili, tsunami finanziari, e gli aiuti mondiali alimentari stanno precipitando al livello più basso degli ultimi vent'anni.

Tuttavia gli allevamenti intensivi, che sprecano enormi quantità di risorse disponibili, non solo hanno continuato a svilupparsi, ma stanno persino aumentando. Perciò il mangime è ovviamente disponibile, il cibo no.

Ad ottobre avranno luogo una serie di incontri alla FAO di alto livello, incluso il 'Summit Mondiale sulla Sicurezza Alimentare'. Centinaia di esperti dovranno relazionare sulle modalità con cui fornire abbastanza cibo e soddisfare, nello stesso tempo, la domanda crescente di mangime. Come può essere realizzato tutto ciò? Dopotutto le risorse della terra non sono infinite, perciò alla fine dovranno essere fatte delle scelte etiche, stabilite delle priorità!

Sfamare il mondo salvando gli animali.

Il fatto che oggi milioni di persone sono minacciate dalla fame mostra che la vita nel nostro villaggio globale è diventata senza controllo e senza equilibrio. C'è un reale pericolo che le cose peggiorino sempre più, se si pensa che nel 2050 9.1 miliardi di cittadini potrebbero ogni anno scontrarsi con la richiesta di 470 milioni di tonnellate di carne.

Le previste "nuove tecnologie" della FAO per aumentare la "produzione di bestiame" si rivolgono soltanto all'elemento carne del problema, poiché neanche le tecniche più ingegnose possono cambiare il fatto che per produrre carne sono richieste enormi quantità di risorse: per un solo chilo di carne di manzo, per esempio, sono necessari 7-16 chili di grano o fagioli di soia, fino a 15.500 litri d'acqua e 323 metri quadrati di terre da pascolo. Perché, con l'aiuto dell'ingegneria, cercare di allevare ancora più animali? Perché, invece, non ricercare e promuovere uno stile di vita legato ai più bassi gradini della catena alimentare, di gran lunga più adatto a superare le privazioni e le disuguaglianze del tempo attuale e di quello futuro?

Perché uccidere se più persone possono vivere senza farlo?

Sorprendentemente, la scelta vegetariana non ha ancora trovato posto nell'agenda internazionale, nonostante i suoi evidenti benefici. Coloro che prendono decisioni a livello internazionale stanno dimenticando chi soffre, continuando a fuggire da questo conveniente, economico ed estremamente importante alleato nella guerra alla fame nel mondo.

Questo stile di vita salutare e compassionevole, che protegge l'ambiente come nessun altro, richiede un esame obiettivo e seria considerazione. Se già piccoli passi verso la riduzione di carne possono rendere disponibile moltissimi terreni per il consumo umano, il potenziale di una maggiore diffusione della scelta vegetariana è incredibile.

In nome della solidarietà: dai al vegetarismo un'opportunità!

Questo è ciò che più di 22.000 individui e circa 1.300 organizzazioni chiedono alle Nazioni Unite, e alle loro agenzie, di fare.

La petizione è dunque conclusa, e le firme sono state consegnate ai rispettivi quartieri generali di New York (ONU), Roma (FAO) e Ginevra (WHO).

European Vegetarian and Animal News Alliance (EVANA)
Schweizerische Verinigung fuer Vegetarismus

Fonte
EVANA,
Food - for people!, 1 ottobre 2009



da SunnyPink
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#548# Domande e risposte sul (NON) mangiar carne

il domenica, 18 ottobre 2009
Ora 20:07



da SunnyPink
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#546# Tutti bravi in cucina

il sabato, 17 ottobre 2009
Ora 19:44

Oltre La Specie presenta un video ironico e provovatorio  che denuncia , per contrasto ,il sapore MACABRO della cucina carnivora , incurante del fatto che gli animali ( e pesci ) sono esseri viventi esattamente come NOI , che provano dolore e che non dovrebbero certo stare sui nostri piatti . Consiglio a tutti di guardarlo e riflettere .

Se al posto del cosciotto d' agnello si potesse cucinare una zampa di umano da latte ...cosi tenera e dal sapore delicato ? MACABRO VERO? per me lo e`anche il cosciotto d' agnellino allo stesso identico modo che per i piu`lo quello di lattante umano .




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#545# Paralizzata da un hamburger

il domenica, 11 ottobre 2009
Ora 11:04

Stephanie, la ventiduenne paralizzata da un hamburger
Carne poco cotta, c'era l'E.coli. Sotto accusa la catena alimentare

La polpetta acquistata in un supermercato. Ogni anno 70 mila infettati

WASHINGTON — L'incubo di Stephanie Smith cominciò una sera d'autunno di due anni fa. Una cena in famiglia. Il classico barbecue americano della domenica. Hamburger, insalata e patate al forno. Ma in quella polpetta di carne tritata, acquistata surgelata a un supermercato, non c'era Angus Beef selezionata e di prima qualità, come dichiarava l'etichetta della Cargill, l'azienda produttrice. Era un impasto immondo, fatto di ritagli di mattatoio pieni di grasso e di una poltiglia ottenuta centrifugando i resti degli animali in un impianto del Wisconsin.

Gli ingredienti venivano da Nebraska, Texas, South Dakota e perfino da un macello dell'Uruguay. Cominciò con forti dolori di pancia e crampi. Lei pensò a un virus. Poi vennero la diarrea e il sangue alle feci. La sofferenza si fece insopportabile. Cinque giorni dopo aver mangiato l'hamburger, Stephanie, 22 anni, venne ricoverata al St. Cloud Hospital del Minnesota.

La diagnosi: avvelenamento da colibatterio. La più virulenta e devastante delle salmonelle: O157:H7.

La ragazza entrò in coma e vi rimase per nove settimane. Quando ne uscì, il male aveva devastato il suo sistema nervoso. Non poteva camminare, era paralizzata dalla vita in giù. «Perché a me? E perché da un hamburger?», si chiede Stephanie raccontando la sua sconcertante vicenda al New York Times, che vi ha dedicato la prima e un'inchiesta di due pagine nella sua edizione domenicale.

La risposta in parole semplici è che la ragazza ha avuto sfortuna nella roulette russa di una catena alimentare ad altissimo rischio, che ogni giorno gioca con la salute e qualche volta con la vita di milioni di americani. È dal 1994, da quando un'intossicazione collettiva da colibatteri esplose nei ristorati Jack the Box portando alla morte di 4 bambini, che le aziende produttrici di cibo e le reti di distribuzione sono state messe in guardia con un divieto severissimo di vendere prodotti contaminati. Ma ogni anno negli Stati Uniti, ci sono 70 mila persone che contraggono l'agente patogeno dopo aver ingerito prodotti delle grandi multinazionali alimentari.

E se è vero che il caso di Stephanie Smith sia estremo e che gran parte degli intossicati non accusino conseguenze permanenti per la loro salute, l'indagine del Times squarcia il velo di un sistema, dove non c'è alcuna sicurezza igienica, la carne è di indubbia provenienza e di fatto mangiare un hamburger equivale a una scommessa.

Nei giorni seguenti al ricovero di Stephanie, 940 persone che avevano consumato lo stesso tipo di polpetta si ammalarono, costringendo la Cargill a ritirare dal mercato l'equivalente di 400 quintali di carne macinata. Mancano seri test sugli ingredienti e la loro origine, le ispezioni negli impianti vengono ridotte al minimo per tagliare sui costi, i lavaggi delle carcasse sono sempre approssimativi, le direttive emesse dal Dipartimento dell'Agricoltura quasi sempre rimangono inapplicate.

Il dramma del Minnesota ha smosso qualcosa. Colpita da centinaia di cause penali intentate dalle vittime, Cargill ha accettato di rendere più severo il processo produttivo. Stephanie intanto vive nella casa della madre a Cold Spring, passa molto tempo facendo fisioterapia, pagata dall'azienda che l'ha avvelenata come anticipo sull'accordo di risarcimento finale. I suoi reni sono a rischio permanente di blocco. Faceva l'insegnante di danza per i bambini, prima. Quei passi non potrà farli mai più.

Paolo Valentino - 05 ottobre 2009

http://www.corriere.it



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#543# Alimentazione e istinto animale

il domenica, 27 settembre 2009
Ora 11:01

 

 

Osservando i nostri animali di compagnia, cani e gatti, notiamo che sono molto equilibrati a livello alimentare.

 

Si avvicinano con sospetto al cibo che gli viene offerto, e lo mangiano solo se non lo ritengono tossico. Non ingeriscono alimenti più dell'indispensabile e se stanno male rimangono a digiuno per tutto il periodo della malattia. Sanno quali erbe utilizzare per depurarsi, e le mangiano solo quando serve. Anche noi abbiamo questo istinto animale, ma lo abbiamo perso per l'ingestione di cibi senza alcun valore nutritivo, ma anzi tossici per il nostro organismo.

Iniziamo la giornata con cappuccino e brioche. Il latte di mucca non è un alimento della nostra specie. E’ ricco di proteine animali che danno acidosi metabolica. Produce alterazione dei batteri saprofiti intestinali (disbiosi) per la lactenina e l'acido rumenico, due sostanze antibiotico simili. Il caffè è ritenuto uno stimolante, ma è un veleno che provoca la secrezione di adrenalina che è poi il vero neurotonico.

 

 

La brioche, oltre al frumento raffinato, cui siamo intolleranti, contiene creme, marmellate, panna, cioccolato, tutti alimenti che ci portano all'iperglicemia, che è aumentata dall'adrenalina secreta per l'ingestione di alimenti cui siamo intolleranti, come il caffè, il latte e il grano. In iperglicemia stiamo apparentemente bene per qualche ora, fino alle 10 circa. Dalle 9 alle I I abbiamo la massima energia dei pancreas che percepisce questa iperglicemia e stimola l'insulina producendo un'ipoglicemia veloce. L’ipoglicemia provoca stanchezza, difficoltà di concentrazione nello studio, asocialità, facendoci commettere errori sul lavoro per disattenzione.
E ci viene una gran fame. Così siamo costretti a bere un altro caffè con lo zucchero raffinato, o un altro cappuccino con brioche, perché abbiamo un "calo degli zuccheri". Andiamo così di nuovo in iperglicemia e riusciamo a rimanere attivi fino all'ora di pranzo. Chi è fortunato mangia a casa e si gusta un piatto di pasta o riso raffinati al sugo o al ragù, bistecca, verdure e frutta, pane e vino. Siamo intolleranti al frumento della pasta e dei pane e, se abbondiamo troppo, anche al pomodoro.

 

Il riso raffinato aumenta la stitichezza. La carne aumenta l'acidosi metabolica dei latte mattutino, con l'aggiunta dei formaggio grana sulla pasta. Le verdure se non biologiche sono ricche di pesticidi o altri composti chimici tossici per il nostro organismo. Stendiamo un velo pietoso sui disgraziati costretti a mangiare fuori casa, tra tramezzini, panini, pizzette ecc! Alla sera bistecca o formaggio, uova o pesce, (acidosi metabolica), vino, verdure non biologiche, pane.

E peggio ancora la pizza (con birra o coca cola), poiché è l'insieme di tutti gli alimenti tossici, quali frumento, lievito chimico, (disbiosi intestinale), mozzarella, pomodoro. Altri ingredienti aggiunti, a seconda dei gusti individuali, come gli affettati di carne suina, le uova, le patatine fritte, preferite dai ragazzi, i peperoni o le melanzane, il gorgonzola, i funghi, la fanno diventare una bomba alimentare che rimanendo nel nostro apparato digerente per 5 giorni aumenta l'acidosi, le infiammazioni all'apparato respiratorio, le difficoltà digestive come i gonfiori, le eruttazioni e le flatulenze, la disbiosi intestinale, i dolori articolari, le allergie, la stipsi o la diarrea.
Non ho preso in considerazione tutti gli alimenti conservati, come il tonno o la carne in scatola, i preparati sott'olio o sott'aceto, gli yogurt, i surgelati, i gelati e i dolci industriali. In questo modo ci stiamo avvelenando giorno dopo giorno, anzi, più mangiamo alimenti nocivi, per la gratificazione dovuta all'adrenalina secreta, più li desideriamo.

 

Mangiando invece verdura e cereali (farro, kamut, segale, avena, miglio, mais, orzo e riso), frutta, frutta secca, proteine vegetali quali i legumi, il tofu, il seitan di farro o di kamut, il tutto biologico e integrale, riusciremo a nutrirci in modo corretto depurandoci e acquisiremo le capacità e l'istinto degli animali nello scegliere gli alimenti salutari o meno per il nostro organismo.
Dottor Giovanni Angilé – Tratto da “Biolcalenda”, nr. 8 settembre 2009


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#542# I vegetariani sono più "onnivori" degli onnivori?

il domenica, 27 settembre 2009
Ora 10:46

Sto riflettendo sul fatto che chi segue una dieta "tradizionale" pensa di avere un'alimentazione più completa di un vegetariano e soprattutto di un vegano, più ricca di nutrienti di alta qualità a minor a rischio di carenze.

In realtà una dieta onnivora sana, come raccomandato dal World Cancer Research Fund e l'American Institute for Cancer Research deve limitare a 500 grammi la settimana il consumo massimo di carni rosse, mentre l'Organizzazione Mondiale della Sanità fissa il limite a 300 grammi; anche l'INRAN dichiara che gli italiani adulti mangiano più del doppio di proteine animali di quanto raccomandato (http://www.promiseland.it/view.php?id=3170). Da questo consegue che la dieta non può essere basata sui prodot
ti animali, bensì su quelli vegetali.

Nella stragrande maggioranza delle famiglie si consumano i soliti quattro cibi in croce cucinati in modi diversi, quasi nessuno mangia pane e pasta integrali variando la qualità di cereali, ma sempre pasta di grano duro e pane bianco, altri prodotti di farina tipo "0" o "00", riso raffinato; i frigoriferi di molti onnivori sono stracolmi di affettati (ricchi di nitrati, sodio e a volte polifosfati) e formaggi stagionati (sodio e colesterolo), salsine tipo majonese (colesterolo), mentre mancano frutta e verdura di stagione, il prezioso limone, al massimo trovano posto la classica insalata e i pomodori; la frutta secca si mangia solo alle feste o davanti alla televisione, generalmente salata.

Gli onnivori rinunciano, per ignoranza e perchè anche se li conoscessero li vedrebbero come cibi strani, ai semi di lino e sesamo (roba da canarini), semi di girasole (roba da criceti), alghe, seitan, tempeh, tofu, olio di lino (gli omega 3 abbassano il clesterolo LDL), cereali tostati o soffiati di vario tipo (non zuccherati), miso, legumi (a parte le lenticchie con il cotechino a Natale, i fagioli con le cipolle, il minestrone ogni morte di papa), frutta disidratata (non trattata con non specificati olii vegetali), frutta soprattutto fuori pasto (e sì, sarebbe meglio non mangiarla dopo pranzo) ecc.

Gli abbinamenti alimentari sono fatti totamente a caso, il pasto tipico è fatto di un primo a base di pasta e un secondo di carne, con contorno di poca verdura, un bel dolce zuccherato; l'acqua naturale è un po' snobbata (c'è anche il luogo comune che quella del rubinetto faccia venire i calcoli), molti preferiscono quella frizzante, una birra, vino o una bibita ipercalorica (priva di nutrienti).

Ora mi chiedo: è più a rischio di carenze una dieta onnivora o una vegetariana? Penso che non ci sia alcun dubbio che quella onnivora sia responsabile di eccessi soprattutto di alimenti dall'alto indice glicemico, proteine animali, grassi saturi, colesterolo, sodio, zucchero, caffeina, alcool, conservanti, tossine, inquinanti. E' un abitudine più diffusa tra i vegetariani o gli onnivori (eccetto per la vitamina B12) fare uso di integratori, quali vitamine quando si è stanchi (a che servono?), sali minerali (soprattutto potassio), pastiglie e polverine per la stitichezza e la flatulenza, proteine in polvere per diventare Big Jim in palestra?

Penso che i vegetariani siano più "onnivori" degli onnivori, la differenza è che mangiano un gran varietà di cibi salutari ed evitano quelli non salutari, i quali non arricchirebbero la dieta, ma la inquinerebbero. L'esperienza clinica indica che i vegetariani sono soggetti ad un rischio inferiore di tumori, soprattutto al colon e di malattie cardiovascolari, ormai si sa che nei paesi ricchi una carenza di proteine è praticamente impossibile e che la teoria della complementarietà proteica, pubblicata negli anni '70, è obsoleta, infatti è basata sull'interpretazione di studi effettuati nei primi anni del 1900 sulla crescita dei ratti.

Davide

www.promiseland.it



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#539# MENO CARNE

il domenica, 20 settembre 2009
Ora 22:33

 


 

 

Ridurne i consumi diminuisce il rischio di tumori e malattie del cuore, ma anche il riscaldamento globale

 

 

 

Un modo semplice per volersi bene ed essere ecologicamente corretti? Portare in tavola un po' meno carne. È meglio per la nostra salute, ma anche per il mondo intero: il 18 per cento dei gas serra deriva proprio da tutte le attività connesse all'allevamento degli animali usati per produrre carne, perciò ridurne i consumi avrebbe un impatto non da poco pure sul riscaldamento globale.

 

 

 

SALUTE – L'appello arriva dai cardiologi riuniti a Barcellona per il congresso dell'

 

 

European Society of Cardiology

 

, che specificano:

 

 

«Consumare carni di manzo e maiale in grosse quantità aumenta di circa il 30 per cento il rischio di morire per colpa di una malattia cardiovascolare o un tumore. Il World Cancer Research Fund e l'American Institute for Cancer Research hanno indicato in 500 grammi alla settimana il consumo massimo di carni rosse».

 

 

 L'Organizzazione Mondiale della Sanità è ancora più prudente e parla di un introito raccomandato pari a 300 grammi di carne rossa (fresca o conservata) alla settimana: 45, 50 grammi al giorno. Ma secondo i dati dell'Osservatorio dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), in Italia adulti e adolescenti ne mangiano più del doppio e solo i lattanti rispettano il consumo raccomandato di proteine animali.

 

 

Insomma, abbiamo davvero un po' esagerato. Anche perché la connessione fra consumo di carne rossa e guai per la salute è ormai sicura: poco tempo fa, ad esempio, uno studio ha confermato che mangiarne molta aumenta la mortalità e che l'11 per cento dei decessi negli uomini e il 16 per cento di quelli nelle donne potrebbero essere evitati riducendo l'introito di bistecche, insaccati e affini.

 

 

AMBIENTE – I «danni» della troppa carne rossa però non si esauriscono a livello del singolo: come hanno spiegato i cardiologi a Barcellona, il consumo senza freni che caratterizza le società occidentali è legato a doppio filo con il riscaldamento globale. E i cambiamenti climatici a loro volta sono responsabili di innumerevoli problemi per la salute umana: dalle patologie respiratorie alla malnutrizione, destinata ad aumentare con l'estendersi delle aree calde e desertificate.

 

 

«Le malattie umane e il riscaldamento globale sono indubbiamente correlate, in molti modi diversi – scrivono i cardiologi nel documento diffuso al congresso –. L'OMS e molte associazioni mediche stanno tenendo conto di ciò nelle loro raccomandazioni, ma il problema è ampio e tutti devono fare la loro parte. E difficilmente interventi a livello delle politiche energetiche, agricole, urbane o dei trasporti possono avere successo se tutta la popolazione non è cosciente dei rischi connessi ai cambiamenti climatici».

Informazione e consapevolezza, quindi, sono fondamentali. Anche perché secondo una ricerca appena uscita su

 

 

Food Research International

 

, il cerchio finirà per chiudersi: con l'aumento delle temperature medie infatti la qualità della carne è destinata a peggiorare, perché molti animali da allevamento soffrono il caldo e quando vivono a temperature elevate (per il maiale, ad esempio, il termometro non dovrebbe superare i 31 gradi) danno carni più scure, dure, meno grasse e saporite. Meno buone, insomma. Forse è meglio non essere costretti a rinunciare alla carne per questo motivo, ma pensarci prima contenendo i consumi per evitare brutte conseguenze, per noi e il pianeta.

 

 

Sono piccoli gesti che contano: mangiare meno carne, ma anche scegliere cibi che non debbano percorrere migliaia di chilometri prima di arrivare sulla nostra tavola. Una dieta ecosostenibile, insomma, che aiuterebbe il mondo a stare un po’ meglio e ci manterrebbe più in salute.

 

 

 

Elena Meli
10 settembre 2009

www.corriere.it


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#533# Virus d'allevamento

il domenica, 13 settembre 2009
Ora 21:21

Si annidano nelle grandi fattorie di bestiame, dove mucche, maiali e polli vi
vono ammucchiati e bombardati da antibiotici. Un rapporto dagli Stati Uniti racconta come nascono i super killer

Sono virus nuovi di zecca, che mischiano i genomi di diversi esseri viventi e saltano i recinti delle immense fattorie animali per appestare, per primi, l'allevatore e la sua famiglia; e poi imbarcarsi per il giro del mondo. La suina, l'aviaria e, prima ancora, la Sars hanno acceso gli animi e preoccupato le autorità, ma sono milioni gli agenti patogeni che nascono negli allevamenti intensivi e stanno mandando in tilt i sistemi di sorveglianza delle malattie.

A lanciare l'allarme è, prima di tutto la Food and Agricolture Organization, che stima come la fame di carne degli umani sia destinata a raddoppiare entro il 2050, passando da 229 milioni di tonnellate consumate nel 2000 a 465 milioni nel 2050. E, commenta Hans-Gerhard Wagner del Dipartimento produzione e salute animale dell'Agenzia: "Gli allevamenti intensivi sono un vivaio di malattie emergenti".

L'incubatore vero e proprio è il sovraffollamento di pochi, mastodontici allevamenti. Giacché quando si parla di allevamenti intensivi, oggi si parla di fabbriche di carne con centinaia di migliaia di maiali, vitelli o polli stipati in gabbie, nutriti e abbeverati con sistemi automatici, cresciuti a forza di antibiotici per prevenire le malattie e pompare il peso. Gli americani le definiscono Cafo (confined animal feeding operations): attività di allevamento di animali reclusi.

Degli effetti di questa catena di montaggio si è occupata per oltre due anni la Pew Commission on Industrial Farm Animal Production, una commissione indipendente fondata dalla Pew Charitable Trust grazie a un finanziamento della John Hopkins Bloomberg School of Public Health. Nel suo report 'Putting meat on the table: industrial farm production in America', la commissione mette l'accento sul significato dell'industrializzazione degli allevamenti. Le vecchie fattorie disegnate sui libri per bambini si sono trasformate in gironi infernali straripanti di escrementi in cui soffocano decine di migliaia di animali con sistemi immunitari provati dal caldo e dal letame, che si scambiano patogeni a velocità vertiginosa. Il risultato? "Degli oltre 1.400 patogeni umani documentati, circa il 64 per cento è di origine animale", si legge nel rapporto della commissione. Che spiega: "La circolazione di virus è agevolata dalle condizioni di allevamento intensivo tipiche delle Cafo, dal sovraffollamento degli animali, dal frequente riutilizzo di acqua proveniente dai liquami, dal continuo afflusso di uccelli selvatici alle distese di liquame in cui vengono scaricati i virus influenzali aviari e dalla totale assenza di biosicurezza degli impianti".

A questo si aggiunga l'uso sregolato di antibiotici che la stessa Pew Commission ha monitorato negli allevamenti. Somministrando farmaci, gli allevatori tentano di arginare la diffusione di batteri negli allevamenti, ma finiscono col favorire l'aumento di infezioni da agenti resistenti ai farmaci. Secondo la Pew Campaign on Human Health and Industrial Farming, il 70 per cento degli antibiotici impiegati negli Stati Uniti viene somministrato ad animali sani per contrastare gli effetti della scarsità di igiene e del sovraffollamento. E la resistenza causata dall'abuso di questi farmaci costa al sistema sanitario da 4 a 5 milioni di dollari l'anno. I Centers for Diseases Control (Cdc) stimano che ogni anno due milioni di persone contraggano un'infezione resistente agli antibiotici e 90 mila ne muoiano. Colpa in larga misura dell'uso scriteriato di questi farmaci negli allevamenti che, secondo un report congiunto di Fao, Organizzazione mondiale della sanità e World Organization for Animal Health, aumenta il rischio di infezioni, gravità delle malattie e fallimento dei trattamenti.

È dimostrato, infatti, che i batteri sviluppano resistenza agli antibiotici quando vengono esposti per lungo tempo a basse dosi di farmaci, come accade nelle fattorie in cui l'antibatterico viene impiegato come stimolante della crescita. Alla fine degli anni '90 fu trovato nel corpo di uomini e polli lo stesso ceppo di un batterio, il Campylobacter, resistente a un'importante classe di antibiotici il cui uso fu poi bandito negli allevamenti. E alcuni studi suggeriscono che il temuto Stafilococco aureo resistente alla meticillina, che secondo i Centers for Disease Control uccide 18 mila americani all'anno, venga trasmesso all'uomo dai maiali.


Non solo: "Ogni volta che un virus entra in un nuovo ospite, può mutare", spiega Michael Greger, responsabile salute pubblica alla Humane Society of United States: "Nelle fattorie con 50 capi, un virus ha solo 50 probabilità di mutare. In quelle con 5 mila maiali ha 50 mila possibilità di trasformarsi in un virus in grado di compiere il salto di specie passando dall'animale all'uomo". Salto di specie che si è verificato in Messico tra maiali e uomini.

Eppure oltre un anno fa, la Pew Commission aveva previsto il focolaio messicano. "Alcuni ricercatori dell'Università dello Iowa che stanno studiando l'influenza aviaria erano seriamente preoccupati che il virus dei polli potesse penetrare in un grande allevamento di suini, mutare rapidamente e passare all'uomo", spiega Bob Martin, già direttore esecutivo della commissione. E il giornalista dell''Huffington Post', David Kirby, che ha girato due anni negli allevamenti americani per scrivere 'Animal Factory', saggio sulle Cafo che verrà pubblicato negli Stati Uniti all'inizio del 2010, racconta: "Gli allevamenti non sono ambienti ermeticamente chiusi e i patogeni possono entrare e uscire insieme a chi ci lavora o portati dalle mosche".

Che i sistemi di gestioni degli animali e dei rifiuti degli allevamenti siano una bomba ecologica è una faccenda che gli allevatori conoscono bene. Tanto che lo statunitense National Pork Board, che riunisce i produttori di carni suine, ha chiesto ai suoi associati di prendere misure per scongiurare il contatto del virus aviario con quelli dell'influenza dei maiali. Ad esempio separando allevamenti avicoli da quelli suini, sigillando tutto per tenere alla larga i volatili ed evitare contaminazioni e trattando l'acqua, sia quella per abbeverare le bestie che quella per pulire le stalle. Nel mirino non ci sono le piccole fattorie tradizionali, così spesso accusate di eccessiva intimità ecologica tra uomini e bestie, ma le mastodontiche filiali dei colossi della carne che hanno aperto decine di succursali nel Sud del mondo per invaderne il mercato e avvantaggiarsi del basso costo del lavoro.

È dallo stabilimento Granjas Carroll, sussidiaria del gigante americano Smithfield, allevamento di un milione di maiali situato nei pressi del piccolo agglomerato di La Gloria, nello Stato messicano di Veracruz, che sembra essere partita la pandemia di influenza suina. Una sola filiale della Smithfield produce più rifiuti degli abitanti di Manhattan; i suoi laghi di raccolta del letame possono coprire cento chilometri ed essere profondi nove metri e basta un'acquazzone per farli straripare e raggiungere i fiumi vicini. Nel 1997 l'Environmental Protection Agency aveva multato la Smithfield per 12,6 milioni di dollari per violazione delle norme federali sulla prevenzione dell'inquinamento delle acque e un paio d'anni fa, in Romania, la stessa Smithfield non lasciò entrare le autorità ispettive chiamate dagli abitanti del luogo che denunciavano il fetore di centinaia di carcasse di maiale lasciate a marcire.

Ma il potenziale esplosivo del nuovo agrocapitalismo si era già visto in tempi di aviaria. A metterlo sotto la lente il sociologo Mike Davis, autore di 'A monster at our door'. Il mostro che bussa alla porta era la minaccia globale dell'influenza dei polli dovuta, secondo Davis, "a una concentrazione senza precedenti di polli, uomini e uccelli selvatici". Dietro la crescita continua del consumo di pollame c'è un altro colosso: la Tyson. "È il fordismo applicato al pollame", lo definisce Davis: "Più simile, con le sue filiali da un miliardo di polli, a una azienda petrolchimica che a una agricola". Il modello Tyson è stato adottato dalla Charoen Pokphand di Bangkok che con le sue smisurate distese di pollame crea le condizioni per la selezione di ceppi virali più aggressivi.

Bisogna dunque cambiare rotta, raccomanda la Pew Commission. Bandendo l'uso di antibiotici quando non servono come terapia e garantendo agli animali una qualità di vita più decente, che non generi stress e malattie. Si deve inoltre potenziare la sorveglianza delle malattie che nascono negli allevamenti e considerare le fattorie al pari di ogni altra industria pretendendo un adeguato trattamento e smaltimento dei rifiuti. I commissari della Pew, invece, hanno denunciato più d'uno ostacolo alla loro inchiesta: "Così come il gigante dei polli Charoen Pokphand di Bangkok è riuscito a insabbiare le indagini sul suo coinvolgimento nella diffusione dell'influenza aviaria in tutta l'Asia, è probabile che l'epidemiologia della febbre suina sbatta contro le barriere corporative dell'industria del maiale".

Così, mentre tutte le autorità sanitarie affermano che a salvarci dai nuovi virus potrebbero essere solo i monitoraggi e i controlli sui grandi allevamenti, 'Nature' qualche settimana fa denunciava come "la sorveglianza delle malattie trasmesse all'uomo dagli animali sia rimasta al Diciannovesimo secolo". Non solo, il sistema di monitoraggio europeo per l'influenza suina è stato addirittura smantellato e, rivela 'Nature': "Il già misero finanziamento annuale di 139 mila euro era scaduto in marzo, giusto un mese prima che scoppiasse il primo caso di contagio messicano".

Daniela Condorelli   (24 agosto 2009)

http://espresso.repubblica.it


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#527# Che belli i vitelli

il domenica, 23 agosto 2009
Ora 14:07

 Un episodio di southpark

In "Che belli i vitelli" Stan e i compagni di classe visitano il ranch cittadino dell’allevatore Bob.

I ragazzi resteranno sconvolti alla vista dei vitelli incatenati e impossibilitati a muoversi, “in modo che non possano camminare o fare altri movimenti, cosi il tessuto dei loro muscoli rimane morbido e la carne diventa più tenera”. Stan non immaginava che i vitelli fossero i cuccioli delle mucche, altrimenti non avrebbe mai mangiato la carne di vitello.

Bob gli spiega che se il vitello “lo chiamassimo cucciolo di mucca in molti non lo mangerebbero”. I ragazzi si recano di notte al ranch per liberare i cuccioli di mucca prima che vengano mandati al mattatoio, e si barricano nella stanza di Stan con tutti i 23 vitelli. Dato che i ragazzi non hanno nessuna voglia di demordere interverrà anche la F.B.I., che prometterà ai ragazzi la liberazione dei vitelli dalla loro “schiavitù”.

Si tratta di un inganno però, verrà accontentata invece la loro richiesta più importante. Cambiare ufficialmente  il termine vitello con cucciolo di mucca torturato, causando immediatamente una grande crisi dell’industria della carne.

Stan nel frattempo aveva deciso di diventare vegetariano: sul suo corpo sono iniziate a comparire delle strane piaghe e viene quindi ricoverato in ospedale. I dottori gli diranno che le macchie del suo corpo erano spuntate a causa di una malattia, la “vaginite acuta”, e che smettendo di mangiare carne lui si stava gradualmente trasformando in un “enorme unica passera”, per guarirlo sarebbero stati costretti  a fargli un’endovenosa di puro sangue di manzo. Stan arriverà alla conclusione che è “sbagliato mangiare carne di vitello, perché viene trattato crudelmente, ma che se non mangi vitello diventi una passera.”

In questa puntata viene mostrata l’assurdità di certi atteggiamenti dell’essere umano, di come tratti diversamente gli animali, a seconda di parametri inconciliabili con la logica. In effetti non c’è alcuna differenza fra i vitelli e tutti gli altri bovini o animali che sono alla base della dieta carnivora.

Solo Stan decide di diventare vegetariano, gli altri non vogliono solo mangiare il vitello, dato che hanno scoperto che si tratta del cucciolo delle mucca. L’intento degli autori è quello di denunciare quell’ipocrisia con cui certe persone decidono per quale animale è legittimo provare compassione  e per quale no. Per alcuni ad esempio non è giusto nutrirsi della carne di cavallo ma non si fanno alcun problema davanti alla costoletta di maiale.

In quest’episodio viene anche mostrata la differenza sostanziale fra l’atteggiamento che hanno i bambini e gli adulti nei confronti degli animali. Tranne Cartman, che alla vista del vitello incatenato immagina già una succulenta bistecca, tutti gli altri bambini rimangono letteralmente scioccati scoprendo cosa si cela dietro le loro pietanza a base di carne. Per convincerli a non “boicottare” la carne di vitello gli adulti adottano la soluzione dell’inganno.

Il bambino è disposto a rinunciare al piacere della carne per evitare il dolore e la sofferenza ai vitelli, ma i genitori non gli vogliono lasciare questa libertà di scelta. Innanzitutto nascondendogli delle informazioni, o travisando  il significato delle parole, poi inventandosi questa malattia della vaginite.

Nell’episodio coloro che non mangiano carne sono o delle fighette o degli “straccioni, luridi  Hippy del caxxo”. Perché l’immagine dei vegetariani è spesso associata a queste due categorie, nei loro confronti resistono preconcetti e disinformazione. 

Dei genitori che decidono di crescere un figlio con una dieta vegetariana vengono  visti come dei cattivi genitori, quasi dei tiranni, perché gli stanno imponendo le loro  scelte, le loro convinzioni. L’opinione pubblica e la stampa sono pronti  a accentuare la presunta pericolosità di certe scelte “alternative” , chiedendosi se tali genitori siano adatti ad allevare figli.

Regalargli solo gadget della propria squadra del cuore e fargli vedere sempre e solo calcio è diverso?

Decidere di battezzare un bambino di 20 giorni non è imporre la propria volontà e le proprie convinzioni?

“Un bambino non può essere cattolico, si parli semmai di figlio di genitori cattolici, i bambini sono troppo piccoli per sapere quale religione preferiscono”*

Avere dei bambini con vistosi e pericolosi problemi di obesità vuol dire essere dei bravi genitori? “ E’ davvero “tutta salute” ?

Costringere un bambino con “l’inganno” a mangiare certe pietanze è un atto innaturale e crudele, non è un’educazione alimentare, è una barbarie.

“Mi avete fatto mangiare carne di vitello senza dirmi cos’era. Sapevate che dei poveri cuccioli stavano soffrendo”

“Va’, pigro, alla formica; considera il suo fare e diventa saggio! Essa non ha né capo, né sorvegliante, né padrone; prepara il suo nutrimento nell’estate e immagazzina il suo cibo al tempo della mietitura. Fino a quando, o pigro, te ne starai coricato? Quando ti sveglierai dal tuo sonno? Sei cose odia il Signore, anzi sette gli sono in abominio: occhi alteri, lingua bugiarda,
mani che versano sangue innocente, cuore che trama iniqui progetti,
piedi che corrono rapidi verso il male, falso testimone che diffonde menzogne
e chi provoca litigi tra fratelli. Figlio mio, osserva il comando di tuo padre,
non disprezzare l’insegnamento di tua madre. Fissali sempre nel tuo cuore,
appendili al collo..” (Proverbi, 6:6)

* Richard Dawkins Le illusioni di Dio

Recensione di: Fabrizio Cirnigliaro

http://cubepark.wordpress.com


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#520# "Settimana Vegetariana Mondiale"

il domenica, 23 agosto 2009
Ora 13:35

Ecco il banner che linka sul sito di agireora.com dove poter avere le migliori informazioni per tutti coloro che vorranno saperne di piu`e diffondere l' iniziativa .
Avra' luogo dall'1 al 7 ottobre con lo scopo di informare le persone sulla scelta veg.

Salve a tutti, Annunciamo fin da ora l'iniziativa internazionale "Settimana Vegetariana Mondiale", che avra' luogo dall'1 al 7 ottobre con lo scopo di informare e persone sulla scelta veg. Il sito ufficiale della Vegetarian Week è http://www.VegetarianWeek.org: lì si possono vedere i vari eventi organizzati in varie parti del mondo, mentre a questa pagina sono elencate le iniziative proposte per l'Italia: http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=800 Ogni iniziativa in aggiunta a queste va benissimo: qualsiasi idea utile vi venga in mente per diffondere la scelta veg, mettetela in atto, e se volete segnalatela al sito della Vegetarian Week sopra citato. In particolare, le associazioni che volessero aderire sono invitate a mandare una mail di adesione al sito della Vegetarian Week! *Perché partecipare* Dato che il primo ottobre è già da anni la "Giornata Vegetariana Mondiale" e il 4 ottobre è la "Giornata Mondiale per gli Animali", questa prima settimana di ottobre ben si presta allo scopo, e organizzare degli eventi informativi sulla scelta veg in varie città d'Italia e in altre città del mondo, in contemporanea, dà più forza e più efficacia alle iniziative. Partecipare è molto facile, quindi chiunque può farlo, proponiamo vari modi alla portata di tutti, sia che siate da soli che in un gruppetto di attivisti. Val davvero la pena di farlo, leggete come! *Come partecipare* L'iniziativa principale e più impegnativa è quella di organizzare un sit-in informativo con distribuzione dei volantini-cartolina della "Settimana Vegetariana", possibilmente con offerta di assaggi gratuiti di cibi vegan, esposizione della mostra fotografica in positivo, ecc. Un'altra attività meno impegnativa che si può svolgere anche da soli è quella di diffusione della locandina della Settimana Vegetariana in negozi, sale d'aspetto, o qualsiasi luogo frequentato vi venga in mente, e di distribuzione in buca delle lettere del volantino-cartolina dell'iniziativa. Non serve alcun permesso per questo tipo di attività, basta che ci richiediate i volantini e li distribuiate in buca delle lettere nel vostro quartiere. Sono infine proposte altre iniziative da svolgere on-line: scrivere ai giornali, diffondere il banner, inviare la cartolina via mail ai vostri conoscenti. Le istruzioni dettagliate sul come fare e come richiedere i materiali sono alla pagina http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=800 leggete la parte che vi interessa e partecipate, grazie! Dopo aver letto tutto, scrivete a info@agireoraedizioni.org per richiedere i materiali informativi! La richiesta va fatta entro il 10 settembre, ma è meglio farla molto prima! Grazie a tutti per la partecipazione, AgireOra Network www.agireora.org


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#518# Febbre suina: chi paga?

il sabato, 08 agosto 2009
Ora 08:49

Febbre suina: rischi per la salute ed enormi spese per i vaccini. Chi paga?

[COMUNICATO STAMPA]
FEBBRE SUINA: RISCHI PER LA SALUTE
ED ENORMI SPESE PER I VACCINI.
PERCHE' GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI NON
PAGANO, VISTO CHE SONO LA CAUSA DEL PROBLEMA?
28 luglio 2009

Secondo il Ministro del Welfare, in Italia verranno vaccinati contro la febbre suina, o virus H1N1, 8,5 milioni di italiani entro l'anno e da gennaio 2010 tutta la fascia di popolazione tra i 2 e i 27 anni, per un totale di 15,4 milioni di persone.

Vaccinare, però, non risolverà la situazione, se il problema non viene attaccato alla radice: questo genere di epidemie sono causate dagli allevamenti intensivi, dalle condizioni di sovraffollamento e di scarsa igiene. Fino a che non si interverrà sui modelli di consumo, fino a che non si farà educazione - per prevenire - anziché tentare di correre ai ripari troppo tardi, questi problemi non potranno che aumentare nel tempo.

Il mercato della carne ormai è globale, una polpetta che compriamo in un supermercato in Italia può essere stata prodotta con carni provenienti da tre diverse nazioni sparse nel mondo. Gli allevamenti sono sempre più industrializzati in tutto il mondo, e quindi sempre più pericolosi per la quantità di animali allevati e le epidemie che in essi si possono sviluppare.

Non basta che gli animali siano riempiti di antibiotici e altri farmaci, perché le condizioni in cui sono costretti a vivere sono talmente innaturali, l'affollamento è talmente spinto, l'igiene è talmente scarsa, che è impossibile che periodicamente non scoppino epidemie più o meno estese. Gli animali non sono macchine, come a molti allevatori e consumatori fa comodo pensare, quindi si ammalano se costretti a vivere in condizioni insostenibili per qualsiasi essere vivente.

Quando accade, però, chi paga, da un punto di vista economico (perché gli animali già pagano con la propria vita, sempre e comunque), non sono certo le industrie dell'allevamento intensivo, ma sono sempre i cittadini con le loro tasse. Anzi, spesso in casi di epidemie i proprietari degli allevamenti vengono perfino "risarciti" - coi soldi pubblici - anziché essere puniti per il danno procurato alla salute pubblica e all'ambiente.

Oltre a questo, chiediamoci quanti saranno i danni più o meno gravi alla salute delle persone che verranno vaccinate: un vaccino è un farmaco, e come tale ha sempre degli effetti collaterali, variabili da una persona all'altra, che possono anche essere molto gravi.

Per frenare questo problema occorre agire su due fronti: su quello istituzionale, per porre fine a questa inammissibile regalia di denaro dei cittadini ai proprietari delle industrie zootecniche, e per far diminuire il numero di animali allevati; non possono esistere tecniche di allevamento "sostenibili" finché il numero di animali allevati rimane così enorme, e anzi, cresce di anno in anno. Ma occorre agire anche sul fronte personale, perché la responsabilità non è solo degli allevatori o dei governi, ma anche dei consumatori, che devono rendersi conto che l'attuale livello di consumo di carne, pesce e altri prodotti animali è quello che causa questi problemi.

E' impossibile continuare con questi livelli di consumo e allo stesso tempo chiedere "sicurezza" sanitaria. I consumi di carne vanno diminuiti, in modo drastico, da subito, se vogliamo arginare i pericoli sanitari, oltre che quelli ambientali.


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#516# Come l'Europa aiuta i produttori di latte

il sabato, 08 agosto 2009
Ora 08:44

Usando i soldi delle tasse di tutti, si finanzia il settore lattiero-caseario.

Qualcuno si ricorda il gingle pubblicitario che accompagnava l'ossessione del dott. Antonio per l'enorme Anitona (Ekberg) nell'omonimo film di Fellini? "Bevete piu' latte, il latte fa bene, il latte conviene, a tutte le eta'"... Erano i primi anni '60 e non si parlava ancora di effetto serra, il latte era quasi unanimemente considerato il cibo sano e nutriente per eccellenza, eravamo in un paese che uscito dalla guerra conosceva una prima prosperita' economica di massa. L'attenzione agli animali era patrimonio di pochissime persone.

Sono passati 50 anni, e a leggere il comunicato stampa della Commissione Europea del 22 luglio "La crisi del latte: le misure proposte dalla Commissione per stabilizzare il mercato", sembra di essere ritornati a quei tempi. Come se l'effetto serra non esistesse, i danni che il consumo di latte provoca alla salute non si conoscessero, come se anche la pur riduttiva idea del "welfare animale" fosse di la' da venire.

Il comunicato esordisce con: "La Commissione europea continuerà a fare tutto quanto è in suo potere per sostenere gli allevatori e stabilizzare il mercato dei prodotti lattiero-caseari". Basterebbe questo per suscitare la legittima indignazione non solo degli animalisti, ma degli ambientalisti (informati e coerenti) e di tutti coloro, medici in primis, che dovrebbero occuparsi di salute pubblica e prevenzione, nonche' di tutti i semplici cittadini minimamente informati sulla materia.

Misure di aiuto agli allevatori

Vediamo brevemente alcune delle misure che la Commissione intende attuare:

Se andiamo a leggere il documento originale, Technical annex: Dairy market situation 2009, troviamo pero' delle buone notizie.

Ad esempio scopriamo che la produzione di latte in UE, malgrado l'innalzamento delle quote del 2,5%, e' invece scesa di uno 0,9%: da 137,8 milioni di tonnellate nel 2007/08 a 136,4 nel periodo 2008/09. La produzione del latte e dei prodotti derivati cala in percentuali variabili tra l'1,3 e il 2,5%.

I commenti sconsolati dei redattori del rapporto imputano questo calo alla crisi economica e finanziaria, ai prezzi piu' cari per prodotti di qualita'; inoltre, e ben venga, e' in declino l'uso di derivati del latte nei processi industriali.

E' relativamente noto che i meccanismi regolatori europei si basano su un complesso sistema di denominazione e classificazione di merci e prodotti. In questo rapporto, nel prendere atto di diverse richieste di deregolamentazione, si cita la questione del latte di soia in questi termini: "E' chiaro che una denominazione che presenti le bevande di soia come un'alternativa al latte significhi un incremento delle vendite probabilmente a danno del latte 'vero', e questo, quando questo prodotto e' gia' largamente a disposizione dei consumatori che lo preferiscono o che ne hanno bisogno" (dal paragrafo 4.1 "Marketing standars milk products" del documento sopra citato). E' lampante la serena imparzialita' degli estensori di questo documento...

Un altro dato preoccupante (per loro) e' che, pur in mancanza di dati precisi, riportano che l'uso di sostituti del formaggio e' in aumento.

Promozione del consumo di latte e latticini

Prima ancora che le varie forme di aiuti diretti e indiretti agli allevatori, quello che sconcerta - e indigna - sono le misure per la promozione del consumo di latte e derivati. E' come se qualche decennio fa, quando in Europa si e' vissuta la crisi della siderurgia che e' costata centinaia di migliaia di posti di lavoro, invece di approntare piani di riconversione e di sostegno al reddito si fosse proposto di costruire automobili "corazzate" per impiegare piu' acciaio... solo che in questo caso e' molto peggio, perche' ci va di mezzo la vita degli animali, l'ambiente e la salute umana.

Ma veniamo alle misure promozionali:

La pubblicita' paga e lo si riconosce nel rapporto affermando che "il cofinanziamento a livello nazionale ed europeo di progetti promozionali avviati dalle organizzazioni commerciali costituisce un valido incentivo".

La potente lobby degli allevatori

Nel documento "Comunicazione della Commissione al Consiglio: la situazione del mercato lattiero nel 2009" leggiamo nel prologo che il mercato ha registrato un clamoroso calo dei prezzi e che questa situazione "ha scatenato un grande scontento tra gli allevatori che hanno organizzato varie manifestazioni"... e non sempre precisamente pacifiche.

Leggiamo sempre in questo documento che nel 2009 l'UE ha finora acquistato 81.000 tonnellate di burro (8% della produzione del primo semestre) e 321.000 tonnellate di latte in polvere (43.5% sempre del primo semestre) per un costo stimato di questa e delle altre misure attuate nell'anno di 600 milioni di euro. In totale, dalla riforma del 2003, "a titolo compensativo sono stati distribuiti ai produttori di latte 5 miliardi di euro sotto forma di aiuti diretti al reddito legati alla produzione".

C'e' davvero da domandarsi quale logica ci sia in un sistema che sostiene una produzione non richiesta dal mercato quando oltretutto questa produzione e' dannosa per l'ambiente e causa di enormi sofferenze per milioni di animali.

Anche altri settori ottengono aiuti sotto varie forme, ad esempio defiscalizzazioni per gli investimenti, prestiti agevolati, "rottamazione" (come di recente per l'auto) ma questo genere di sostegno e' la norma per il settore dell'allevamento. Basti pensare al plateale sconto sull'IVA applicato sul latte: il 4% per il latte "vero" contro il 20% che grava sul "latte di soia" tanto inviso alla lobby di Bruxelles degli allevatori.

Questi documenti rendono bene quel misto di ottusita' dei politici e di potenza delle lobby che determinano queste politiche a livello comunitario. Politiche che sono un danno per tutti e per lo sviluppo di un'economia sostenibile, e non solo per gli animali che ne pagano ovviamente il prezzo piu' alto.

Opporsi alla lobby di chi sfrutta animali e devasta l'ambiente

Dare il nostro personale contributo al "crollo del mercato del latte" e' il minimo che possiamo fare, ma oltre a consumare "latte di soia" al posto di quello "vero" possiamo fare molto di piu'.

La campagna "Stop ai sussidi ad allevatori e pescatori" promossa dal Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione ha l'obiettivo di far cessare questa vergogna dei miliardi di euro regalati ai vari settori dell'allevamento e quello, fondamentale, di fare informazione.

Informazione onesta, perche' quella che fa l'UE sul latte non lo e'.

Articolo a cura di Valter Fiore

Fonte:
Commissione Europea, La crisi del latte: le misure proposte dalla Commissione per stabilizzare il mercato, 22 luglio 2009


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#515# Iniziativa internazionale "Settimana Vegetariana Mondiale"

il sabato, 08 agosto 2009
Ora 08:43

Dall'1 al 7 ottobre, tanti modi per partecipare, in gruppo o come singoli.

A partire da quest'anno viene organizzata a livello internazionale dall'1 al 7 ottobre la Settimana Vegetariana Mondiale, con lo scopo di informare le persone sulla scelta veg.

Il sito ufficiale della Vegetarian Week è www.VegetarianWeek.org: lì si possono vedere i vari eventi organizzati in varie parti del mondo, mentre qui in questa pagina sono elencate le iniziative proposte per l'Italia.

Ogni iniziativa in aggiunta a queste va benissimo: qualsiasi idea utile vi venga in mente per diffondere la scelta veg, mettetela in atto, e se volete segnalatela al sito della Vegetarian Week sopra citato. In particolare, le associazioni che volessero aderire sono invitate a mandare una mail di adesione al sito della Vegetarian Week!

Perché partecipare

Dato che il primo ottobre è già da anni la "Giornata Vegetariana Mondiale" e il 4 ottobre è la "Giornata Mondiale per gli Animali", questa prima settimana di ottobre ben si presta allo scopo, e organizzare degli eventi informativi sulla scelta veg in varie città d'Italia e in altre città del mondo, in contemporanea, dà più forza e più efficacia alle iniziative.

Partecipare è molto facile, quindi chiunque può farlo, proponiamo vari modi alla portata di tutti, sia che siate da soli che in un gruppetto di attivisti. Val davvero la pena di farlo, leggete come!

Come partecipare

L'iniziativa principale e più impegnativa è quella di organizzare un sit-in informativo con distribuzione dei volantini-cartolina della "Settimana Vegetariana", possibilmente con offerta di assaggi gratuiti di cibi vegan, esposizione della mostra fotografica in positivo, ecc.

Un'altra attività meno impegnativa che si può svolgere anche da soli è quella di diffusione della locandina della Settimana Vegetariana in negozi, sale d'aspetto, o qualsiasi luogo frequentato vi venga in mente, e di distribuzione in buca delle lettere del volantino-cartolina dell'iniziativa. Non serve alcun permesso per questo tipo di attività, basta che ci richiediate i volantini e li distribuiate in buca delle lettere nel vostro quartiere.

Sono infine proposte altre iniziative da svolgere on-line: scrivere ai giornali, diffondere il banner, inviare la cartolina via mail ai vostri conoscenti.

Le istruzioni dettagliate sul come fare e come richiedere i materiali sono più oltre in questa pagina, leggete la parte che vi interessa e partecipate, grazie!

Se organizzate un sit-in o tavolo informativo, ditecelo al più presto, così aggiungiamo il vostro recapito nella lista in fondo alla pagina e mandiamo un appello per trovare altri attivisti in zona!

Permessi necessari

Per la distribuzione in buca delle lettere non serve alcun permesso.

Per la distribuzione delle locandine, non serve alcun permesso del Comune, ma solo il benestare del gestore del locale, se la locandina viene messa dentro al locale, mentre se viene messa in vetrina serve il timbro dell'ufficio affissioni del Comune. Il timbro è generalmente gratuito per le iniziative non commerciali come queste, quindi basta informarsi presso il proprio Comune dove occorre portare a timbrare le locandine.

Per sit-in o tavoli informativi: se ne avete già fatti e sapete già come procedere, perfetto, se è la prima volta, scriveteci e vi manderemo le istruzioni dettagliate. Scrivete a info@agireora.org
Se riuscite a preparare degli assaggi da distribuire al tavolo informativo, ci sono tutte le istruazioni alla pagina Assaggi Vegan.

Materiali per partecipare

Qui trovate elencati tutti i materiali necessari per partecipare all'iniziative nel modo più efficace. Leggete bene, e usateli tutti!

l' articolo completo di tutte le informazioni e aggiornamneti li trovate qui : 

http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=800


da SunnyPink
pensieri, etica, amore, animali, protesta, dieta, alimentazione, petizione, vegetariano, attualita`
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#512# Difesa dell'ambiente e scelte alimentari

il sabato, 18 luglio 2009
Ora 21:50

Perche' le policy di difesa ambientale delle istituzioni non includono mai il settore alimentare?

Sulla rivista scientifica American Journal of Clinical Nutrition del mese di maggio 2009 sono apparsi tre articoli in un'apposita sezione intitolata "Effetti sull'ambiente delle scelte alimentari a base vegetale". I risultati esposti negli articoli confermano quanto gia' noto sul tema, cioe' che l'alimentazione piu' "amica dell'ambiente" e' quella vegan, ma non solo: questi ulteriori studi confermano quanto sia importante intervenire in questo settore rispetto ad altri in cui i singoli consumatori possono scegliere (trasporti, uso dell'energia domestica) e fanno porre agli stessi autori la domanda "Ma perche' nelle iniziative istituzionali per diminuire l'impatto ambientale e l'effetto serra non si parla mai di intervenire sull'alimentazione?". Una domanda che rimane per ora senza risposta.

Esaminiamo in breve i contenuti dei singoli articoli.

Geophysics and nutritional science: toward a novel, unified paradigm (Gidon Eshel and Pamela A Martin, Am J Clin Nutr 2009 89: 1710S-1716S)

Geofisica e scienza della nutrizione: verso un nuovo paradigma unificato

Questo articolo esamina alcuni processi geofisici di base, i quali nel complesso indicano che alcuni elementi dannosi dell'alimentazione occidentale portano anche a danni ambientali. L'articolo mostra come vi sia un parallellismo tra la scienza della nutrizione e l'ecologia: la carne rossa e tutti gli altri ingredienti animali presenti nell'alimentazione umana sono quelli che hanno il maggior impatto ambientale, e anche quelli nutrizionalmente piu' dannosi. I danni in entrambi i settori vanno di pari passo.

Diet and the environment: does what you eat matter? (Harold J Marlow, William K Hayes, Samuel Soret, Ronald L Carter, Ernest R Schwab and Joan Sabaté, Am J Clin Nutr 2009 89: 1699S-1703S)

Alimentazione e ambiente: quel che mangiamo e' importante?

Lo scopo di questa ricerca e' stato di confrontare gli effetti sull'ambiente di un'alimentazione vegetariana e non vegetariana in California, in termini di materie prime per la produzione, compresi pesticidi e fertilizzanti, acqua ed energia. L'ipotesi di lavoro e' stata che maggiore e' la quantita' di input e maggiori sono gli effetti negativi sull'ambiente, come la letteratura sul tema conferma.

I risultati hanno mostrato che per quanto riguarda la produzione di 11 alimenti per i quali il livello di consumo differisce in modo sostanziale tra i vegetariani e i non vegeatriani, la dieta non vegetariana richiede 2,9 volte piu' acqua, 2,5 volte piu' energia, 13 volte piu' fertilizzanti e 1,4 volte piu' pesticidi rispetto a una dieta vegetariana. Dal punto di vista dell'ambiente, concludono gli scienziati, quello che ciascuno sceglie di mangiare fa la differenza.

Gli autori fanno inoltre notare come i vari studi di impatto ambientale delle scelte alimentari che compaiono in letteratura riguardino quasi sempre singoli cibi e non considerino l'alimentazione di una persona nel suo complesso. Una "eccezione degna di nota" e' definita nel loro articolo lo studio compiuto nel 2006 attraverso il calcolo della LCA (Valutazione del Ciclo di Vita) sull'alimentazione media degli italiani (Baroni L, Cenci L, Tettamanti M, Berati M. Evaluating the environmental impact of various dietary patterns combined with different food production systems. Eur J Clin Nutr 2007;61:279–86) che potete trovare in italiano, e con maggiori dettagli rispetto alla versione pubblicata sull'European Journal of Clinical Nutrition, nel libretto "Ecologia della Nutrizione", scaricabile gratuitamete in pdf dal sito di gireOra Edizioni. Scarica "Ecologia della Nutrizione".

Potential contributions of food consumption patterns to climate change (Annika Carlsson-Kanyama and Alejandro D González, Am J Clin Nutr 2009 89: 1704S-1709S)

Potenziali effetti delle abitudini alimentari sui cambiamenti climatici

Questo e' probabilmente l'articolo piu' interessante fra i tre, perche' pone la questione in termini molto pratici: gli scienziati autori dell'articolo si chiedono cosa sia utile fare nel concreto per diminuire l'impatto sull'ambiente e perche' le istituzioni non lo facciano, ma continuino a ignorare completamente il settore della nutrizione quando decidono le policy da implementare, e l'informazione da dare al pubblico, per contrastare i danni ambientali in generale e l'effetto serra in particolare.

Gli autori esordiscono dicendo che il riscaldamento globale generato dalle attivita' umane e' quello dovuto alle emissioni di gas serra come biossido di carbonio, metano e ossido di azoto, con il settore dell'agricoltura (inteso soprattutto come zootecnia) come principale produttore degli ultimi due gas. Altre parti del sistema di produzione alimentare contribuiscono invece alle emissioni di CO2, dovute all'utilizzo di combustibile fossile per il trasporto, lavorazione, confezionamento, immagazzinamento e preparazione del cibo. Le emissioni di gas serra causate in questo modo differiscono in modo sostanziale tra i vari tipi di cibo, quando calcolate durante tutto il ciclo produttivo, dalla terra alla nostra tavola.

Affermano i ricercatori nell'articolo: "Il modo più efficiente di consumare proteine è mangiare cereali, legumi e pesce pescato in modo efficiente, con bassi consumi di carburante. Sfortunatamente, lo stock di pesce è fortemente minacciato, con molte zone di pesca sovrasfruttate o completamente distrutte, il che lascia ai consumatori attenti all'ambiente sostenzialmente le sole alternative vegetariane".

Ci permettiamo di aggiungere che il fatto che gli oceani siano stati devastati dalla pesca non e' dovuto a "sfortuna", ma e' dovuto ad un preciso comportamento umano, dell'industria del settore, delle istituzioni, e dei singoli consumatori. Non e' semplicemente sostenibile un consumo pari a quello attuale, gli effetti devastanti oggi evidenti a tutti non sono altro che il risultato di questa volonta' di consumare una quantita' enorme di pesce.

Aggiungono gli autori: "L'analisi mostra che i cambiamenti verso un'alimentazione maggiormente basata sui vegetali aiutarebbero in modo sostanziale a mitigare le emissioni di gas serra. Sfortunatamente, questa è un'area ancora in gran parte inesplorata nelle policy messe in atto dalle istituzioni per frenare l'effetto serra."

I ricercatori fanno notare che alcuni autori di altri articoli hanno fatto delle proposte per diminuire il consumo di carne. Smil, nel suo articolo del 2002 "Trasformazione globale delle diete, il peso della produzione della carne e le opportunità per nuove fonti proteiche" ha proposto di mescolare ad hamburger e salsicce proteine da fonte vegetali, in modo da rimpiazzare una parte della carne con alternative vegetali a impatto ambientale molto piu' basso. McMichael e altri, nel loro articolo del 2007 pubblicato sul Lancet "Cibo, allevamenti, energia, cambiamenti climatici e salute" propongono di ridurre del 10% il consumo di carne a livello globale, il che significa ridurre del 60% i consumi nei paesi industrializzati.

I ricercatori dichiarano di essere d'accordo con queste due proposte, che sarebbero da implementare subito e in contemporanea. Aggiungono però che sul lungo termine sarà necessario arrivare a ulteriori riduzioni. E affermano "Non è impossibile immaginare un mondo futuro in cui il consumo di alcuni tipi di carne sia un'eccezione riservata a determinate festività".

Fanno anche notare come una riduzione drastica dei consumi di carne sia certamente positiva anche per la salute umana. Concludono con'amara constatazione: "Nelle molte azioni attualmente proposte ai consumatori per ridurre l'effetto serra, non viene quasi mai citato un cambiamento verso un'alimentazione a base vegetale. Abbiamo tratto questa conclusione dopo aver esaminato diversi siti che offrono consigli ai consumatori su questo tema e dopo aver partecipato a molti seminari e dibattiti sull'effetto serra derivante dalla produzione del cibo. Occorrono altre ricerche per capire perché i cambiamenti nell'alimentazione non sono finora stati uno dei punti principali nelle policy per contrastare i cambiamenti climatici".

Notizia dal consulente di AgireOra Network: 'Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione (NEIC)'. Un comitato scientifico interdisciplinare preposto allo studio degli impatti delle scelte alimentari lungo tutta la catena di produzione e consumo del cibo, relativamente alla salute, all'ambiente, alla società e all'economia. In una parola: l'Ecologia della Nutrizione. [ Dettagli sul consulente 'Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione (NEIC)' ]


da SunnyPink
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#511# La nuova Posizione Ufficiale sulle Diete Vegetariane

il sabato, 18 luglio 2009
Ora 21:47

Pubblicata da pochi giorni dall'American Dietetic Association, riafferma la validità di questo tipo di alimentazione.

E' da pochi giorni uscita la nuova versione della "Posizione Ufficiale" dell'American Dietetic Association sulle "Diete Vegetariane", pubblicata sul numero di luglio del Journal of the American Dietetic Association.

Si tratta di un aggiornamento della precedente posizione del 2003 sottoscritta dall'associazione di nutrizionisti americani (ADA). L'ADA a partire dal 1987 rinnova ed aggiorna periodicamente la propria posizione favorevole alle diete vegetariane, in funzione della crescente massa di studi scientifici sull'argomento.

Rispetto al precedente "position paper", l'attuale riafferma l'adeguatezza nutrizionale delle diete vegetariane in tutti gli stadi del ciclo vitale, e fornisce una ancora maggiore evidenza della validità di questo tipo di alimentazione nella prevenzione e nel trattamento delle più importanti malattie croniche.

Le differenze sostanziali sono nel differente approccio alla letteratura, che porta a delle conclusioni "quantificabili" in termini di evidenza. Questo è possibile anche perché in questi sei anni sono usciti nuovi lavori che ovviamente sono stati presi in considerazione nel nuovo position paper e che non c'erano nel precedente.

L'affermazione di apertura di questo importante documento recita:

E' posizione dell'American Dietetic Association che le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete totalmente vegetariane o vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale, e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, ivi inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia e adolescenza, e per gli atleti.

Un altro passo importante dell'introduzione afferma:

I risultati di una rassegna basata sull'evidenza hanno mostrato che la dieta vegetariana è associata a una riduzione del rischio di morte per cardiopatia ischemica. I vegetariani evidenziano, inoltre, livelli inferiori di colesterolo legato alle lipoproteine LDL e di pressione arteriosa, nonché ridotti tassi di ipertensione e di diabete mellito di tipo 2 rispetto ai non-vegetariani. I vegetariani tendono ad avere un ridotto indice di massa corporea (BMI) e ridotti tassi di tutti i tipi di cancro. Le caratteritiche di una dieta vegetariana che possono ridurre il rischio di malattie croniche includono ridotte assunzioni di acidi grassi saturi e colesterolo, e più elevate assunzioni di frutta, verdura, cereali integrali, frutta secca, prodotti della soia, fibre e fitocomposti.

L'intero articolo, di facile lettura anche per i non addetti ai lavori, è un testo completo ed efficace, corredato da 204 voci bibliografiche di articoli pubblicati su riviste scientifiche di alto livello. E' disponibile in inglese sul sito dell'American Dietetic Association alla pagina Vegetarian Diets.

Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana ha curando la traduzione in italiano, disponibile alla pagina: http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/ADA_ital.htm


da SunnyPink
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